I club di Serie A sono guidati più da stranieri che da italiani
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L'americanizzazione del calcio non è più soltanto un fenomeno che riguarda la Premier League o i grandi club europei. Anche la Serie A è ormai profondamente cambiata e la stagione 2026/27 che sta per prendere il via lo conferma in maniera evidente: 12 delle 20 squadre del massimo campionato italiano hanno una proprietà straniera, il 60% del totale. Un dato che racconta meglio di qualsiasi altra considerazione quanto il calcio italiano sia diventato terreno fertile per gli stranieri: sia per i giocatori in campo sia per i capitali internazionali.
Nove club americani, ma non solo
A guidare questa trasformazione sono soprattutto gli Stati Uniti. Sono otto i club di Serie A 2026/27 controllati da proprietà americane: Atalanta, Fiorentina, Inter, Milan, Monza, Parma, Roma e Udinese. A questi si aggiungono il Bologna, di proprietà canadese, il Como della famiglia indonesiana Hartono, il Genoa dell'imprenditore rumeno Dan Șucu. In più c'è il Venezia nel cui assetto societario è entrato un gruppo guidato dall'americano Tim Leiweke con un investimento da 100 milioni di euro. Il quadro restituisce quindi una Serie A nella quale il capitale nordamericano è ormai predominante, ma non esclusivo. Il caso del Monza è particolarmente emblematico. Il club è passato sotto il controllo del fondo americano Beckett Layne Ventures nel settembre 2025, con l'80% delle quote, e appena una stagione più tardi ha centrato il ritorno in Serie A. Un esempio concreto di come il capitale straniero non rappresenti più soltanto una presenza finanziaria, ma possa diventare parte integrante del progetto sportivo e della strategia di crescita di una società.
Il Toro resta italiano: un'eccezione sempre più evidente
In questo scenario il Torino rappresenta un caso particolare. Il club granata è ancora controllato da Urbano Cairo, e dunque resta fuori dalla crescente presenza di proprietà straniere che caratterizza il massimo campionato italiano. Non significa che il Toro sia immune da questo processo: negli ultimi anni anche il club granata è stato accostato a possibili investitori stranieri e, in particolare, americani. Ma fino a quando non arriverà un'operazione concreta, la proprietà rimane italiana, così come da 20 anni ad oggi. Ed è proprio questo il punto. Il Toro non è semplicemente una delle società italiane ancora rimaste in mani italiane: è parte di una minoranza che, stagione dopo stagione, diventa numericamente più piccola. In Serie A oggi il capitale estero è ormai maggioranza e quello americano rappresenta la componente più importante. Il calcio italiano non è più soltanto un prodotto acquistato dagli investitori stranieri: è diventato un mercato nel quale questi ultimi stanno assumendo un ruolo sempre più centrale. E il Toro, almeno per ora, guarda questa trasformazione dall'altra parte della barricata insieme a Juventus, Napoli, Fiorentina, Lazio, Sassuolo, Cagliari, Frosinone e Lecce.
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