Culto / Sempre generoso, sempre ligio al dovere, a volte pasticcione al momento del dunque, si è ritagliato la sua grande notte.”
Riccardo Meggiorini da Isola della Scala, provincia di Verona, ha l’Inter nel destino. Ha giocato un anno nella primavera nerazzurra e ha esordito in serie A con la maglia della Beneamata in uno scoppiettante 3-3 a Cagliari con i sardi avanti prima 2-0 poi 3-1 ripresi dalla doppietta di Martins. “Meggio” ha anche contribuito a una delle notti più buie della storia nerazzurra aprendo le marcature nel Novara-Inter 3-1 che chiuderà in maniera brusca l’esperienza di Gasperini alla corte di Moratti.
Nel 2013 Meggiorini si trova al Torino dal gennaio precedente, fortemente voluto da Ventura che lo aveva già avuto al Bari. In serie B ha segnato quattro gol di cui tre pesantissimi per la corsa promozione, mentre nella nuova stagione non ha ancora segnato: è un attaccante che si fa apprezzare per il lavoro che fa della squadra, ma molto meno in fase realizzativa. L’aria di San Siro potrebbe rinvigorirlo. Prima di andare in trasferta dico a un mio amico (ciao Fuso) “Vinciamo 3-2 con tripletta di Meggiorini”. Lui ribatte che se succedesse si taglierebbe una specifica parte del corpo.
Il Toro è in un buon momento: cinque risultati utili consecutivi, due vittorie di fila, la zona calda che dista nove punti alla terza di ritorno dopo la vittoria dell’ultima domenica a Pescara. In casa degli abruzzesi c’è stato l’esordio di Barreto, anch’egli caldamente desiderato da Ventura: i movimenti incrociati del brasiliano e di Meggiorini sembrano quelli visti al San Nicola e i granata, tornati in A dopo tre anni, possono andare alla Scala del Calcio con una certa tranquillità e voglia di fare.
L’Inter di Stramaccioni non è in un grande momento dopo un avvio di campionato che ha fatto sognare anche un inserimento nella lotta scudetto. Lo zenit è stato il 3-1 allo Juventus Stadium, primo successo nel nuovo stadio bianconero a interrompere l’imbattibilità della squadra di Conte, poi un calo di rendimento e qualche infortunio di troppo hanno messo in pericolo anche la qualificazione in Champions che a fine campionato non arriverà.
Ventura non è ancora passato al 3-5-2, ma schiera un baldanzoso 4-2-4 che al Meazza vede Gillet tra i pali, difesa a quattro D’Ambrosio-Glik-Guillermo Rodriguez-Sasà Masiello, in mezzo Gazzi e Brighi, davanti Cerci e Santana ai lati di Meggiorini e Barreto. Sembra partire molto male quando Chivu trasforma impeccabilmente una punizione dal limite concessa per un contatto Brighi-Cassano di non facile interpretazione, ma il Toro non cede. Scrive Fabio Monti sul Corriere della Sera (e non c’è conflitto di interessi visto che Cairo acquisirà Rcs tre anni dopo) “è lì che si è vista la differenza fra una squadra vera e un nucleo di giocatori che si affida all’iniziativa personale per andare avanti (Palacio e Cassano). Sotto di un gol dopo cinque minuti (…) il Toro ha cominciato a macinare gioco dopo aver sofferto nei primissimi minuti il pressing alto degli interisti. Il tutto con azioni veloci, grandissima fluidità, movimenti studiati, gioco verticale, occupazione totale dello spazio”.
Barreto e Meggiorini iniziano il loro gioco di incroci e il primo tiro del numero 69 è una ciabattata poco efficace, ma al 23’ i pianeti finalmente si allineano. Handanovic serve Guarin al limite della propria area e il pressing di “Meggio” porta via palla al colombiano. Barreto si avventa sulla sfera restituendola al compagno di reparto che realizza con una botta di sinistro ritrovano la rete in massima serie che mancava dai tempi del Novara-Inter citato in apertura, un gol tra i più festeggiati nella mia vita sulle gradinate. La notte brava del soldato Meggio è appena cominciata. L’Inter non ha particolari reazioni e al rientro in campo dopo l’intervallo Cerci decide di fare impazzire il suo dirimpettaio Pereira.
Alessio mette in mostra la specialità della casa andando da zero a cento chilometri partendo da fermo e chiude la sgasata con un centro rasoterra per Meggiorini che, osservato da un Juan Jesus marmorizzato, trova la coordinazione per sbatterla in posta di sinistro per un incredibile e meritato vantaggio. In piccionaia la gente è incredula, c’è chi fotografa il tabellone perché era da tempo che non si vedeva un Toro così a San Siro, chi urla, chi tocca ferro. Cerci si regala ancora uno slalom contenuto a fatica da una difesa nerazzurra terrorizzata poi l’Inter decide di metterci almeno la foga per pareggiare: Cambiasso prima calcia alto da pochi passi e poi al 72’ mette nella porta sguarnita un assist di capitan Zanetti dopo uno spunto dei suoi.
A questo punto ci si aspetterebbe un calo granata, la paura di prendere il 3-2 dopo aver rischiato di segnare il 3-1, ma il Toro quella sera ha voglia di sentirsi bello e bravo. Birsa e Bianchi, subentrati a Santana e a Barreto, confezionano un’occasione enorme: lo sloveno centra basso, Rolando trova il palo dopo la deviazione di Handanovic. Meggiorini ha ancora l’argento vivo addosso e si fionda sulla sfera e la crossa tesa, la carambola finisce su Cerci che prova ancora a servire Bianchi mentre tutto il settore ospiti non respira, ma Ranocchia riesce a salvarsi col cuore in gola.
Gillet deve chiudere in uscita su Palacio, ma il finale è tutto del Toro con Bianchi che prima si procura un’occasione intercettando un rilancio di Juan Jesus e poi la spreca con un diagonale affrettato invece di servire Meggiorini meglio posizionato. Sulla sirena Vives, entrato al posto di Cerci, suggerisce splendidamente per Meggio che ha la palla per chiudere la partita di sinistro e avverare la mia profezia, però la magia della notte milanese sta svanendo perché Handanovic respinge il suo sinistro. Il sessantanove si butta con tutta la forza che ha sulla sfera, ma la difesa dell’Inter si oppone alla disperata. Il mio amico non dovrà tagliarsi nulla, noi abbiamo un pizzico di amarezza perché si poteva davvero vincere (succederà due stagioni dopo), ma anche la gioia di aver visto un Toro che merita di essere chiamato tale, in cui il soldato Meggio, sempre generoso, sempre ligio al dovere, a volte pasticcione al momento del dunque, si è ritagliato la sua grande notte.
(“La notte brava del soldato Jonathan” è un film di Don Siegel del 1971 con uno splendente Clint Eastwood. La trama non ha nessuna attinenza con la prova di Meggiorini, ma quella sera, uscendo dallo stadio e cantando coi fratelli di tifo, pensai che fosse un bel titolo per un articolo su quel 2-2. Mi è tornato utile tredici anni dopo).
FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.
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