Il Granata della Porta Accanto, Alessandro Costantino: "Potrebbe essere più semplice, visto l'immobilismo cronico di Cairo, se noi tifosi provassimo a chiedere al Presidente di non fare qualcosa piuttosto che di fare qualcosa?"
Quale futuro per la panchina del Torino? (VIDEO)
Quando finisce una stagione di solito si fa un bilancio definitivo di quando successo. Quello del Toro versione 2025/26 è presto fatto: totalmente negativo. Ringraziamo il cielo che col cambio di allenatore quantomeno ci si è tolti dalle sabbie mobili della parte calda della zona retrocessione altrimenti ora staremmo commentando un vero e proprio disastro sportivo. Il "progetto" Baroni era morto già ad agosto e con esso anche la gran parte degli sconclusionati e, in alcuni casi, anche onerosi acquisti estivi di Vagnati (uno su tutti Aboukhal, preso a 8 milioni per fare l'ala offensiva nel 4231, riciclato esterno a tutta fascia e poi infortunato cronico dall'arrivo di D'Aversa in avanti). Siccome rinvangare questo passato così fresco e deludente non mi sconfinfera molto, mi concentro sulla prossima stagione e lo faccio usando una tecnica inversa: non vi dirò cosa vorrei vedere nella nuova stagione perché so che i miei desideri sono incompatibili col Torino FC di oggi, ma vi dirò cosa NON voglio più vedere. Potrebbe essere più semplice, visto l'immobilismo cronico di Cairo, se noi tifosi provassimo a chiedere al Presidente di non fare qualcosa piuttosto che di fare qualcosa? Io ci provo.
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Innanzitutto vorrei non vedere più la difesa prendere così tanti gol. Essere stati la seconda peggior difesa del campionato e non essere retrocessi è un mezzo miracolo visto che nel calcio i risultati, di qualunque livello si parli, si costruiscono prevalentemente al motto di "prima non prenderle" piuttosto che al motto di "basta farne uno in più degli avversari". Il Torino quest'anno ha avuto una retroguardia da horror (il primo gol di Vlahovic nel derby dell'ultima giornata ne è un esempio lampante), colpevole dell'immenso passivo stagionale anche se per onestà occorre ammettere che non è stata quasi mai supportata da un centrocampo capace di fare il giusto filtro. Se aggiungiamo poi il problema portiere ecco che mettiamo la classica ciliegina sulla torta. Un Israel inadeguato per fare il titolare in serie A (per di più pagato 4 milioni di euro di cui la metà alla Juve...) è stato sostituito da Paleari, che ha fatto il suo dando tutto e riuscendo a produrre anche buone prestazioni, ma che non ha potuto evitare che il passivo delle reti ammontasse a quasi due di media per incontro: un'enormità che non può e non deve ripetersi il prossimo anno.
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Un'altra cosa che non vorrei più vedere è questa pessima gestione dei giocatori all'ultimo anno di contratto. So che è un tema delicato, difficile da maneggiare per tutti i club, ma quest'anno Maripan ed Ilkhan sono stati gestiti malissimo pur essendo il cileno l'unico centrale di esperienza e personalità nelle fila granata e il turco l'unico play in rosa con la capacità di fare il regista puro con ritmo e idee. Le loro frequenti esclusioni sono state un motivo in più di difficoltà per la squadra che nel momento del bisogno si è piegata a logiche extra campo che nulla avevano a che vedere con le esigenze tecniche. È chiaro, dopo questa esperienza, che, iniziata la stagione, il club deve darsi una linea univoca di gestione di giocatori come questi che si ritrovano in tale situazione: o li si lascia giocare senza restrizioni, anche se non rinnovano, oppure li si esclude definitivamente se non si trova un acquirente in estate o nel mercato invernale di riparazione. Tertium non datur.
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Vorrei poi non vedere ulteriori rinvii per il Filadelfia, il Robaldo e per l'acquisizione della Stadio Olimpico Grande Torino. Siamo obbiettivamente tutti stufi di sentire il presidente dire a destra e a sinistra che ha fatto il Filadelfia, ha fatto il centro sportivo Robaldo e comprerà l'area dello Stadio Comunale, manco fosse Commisso! La realtà purtroppo è ben diversa. Il Fila è ancora da terminare dopo quasi dieci anni dall'inaugurazione visto che manca ancora il terzo lotto, quello del Museo, e lì dentro Cairo di soldi ne ha messi meno di quelli che dichiara ai mass media. Discorso analogo con il Robaldo che non è ancora ufficialmente terminato, anche qui a quasi dieci anni dalla concessione dell'area e anche qui con un esborso totale molto inferiore ai dieci milioni che il presidente dice di aver investito. Per lo stadio poi lo stallo è totale tanto che con la mossa della collaborazione con il Politecnico e del partneriato pubblico privato Cairo ha ottenuto il rinnovo dell'affitto dello stadio (suo vero obbiettivo) e lasciato nell'aere tutti i discorsi su di una reale acquisizione dell'immobile dal Comune di Torino. Vorrei davvero che si evitasse di prolungare ulteriormente queste laceranti, per il nostro cuore granata, telenovele. Non meritiamo ulteriori prese in giro sulle mancate patrimonializzazioni del club. Non dopo ben 21 anni di gestione.
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Vorrei poi che non fossimo più la squadra con più stranieri in rosa e soprattutto vorrei che la Primavera tornasse a sfornare talenti nostrani, creati in casa e non comprati nell'ultimo anno di giovanili e poi spacciati per "prodotti del vivaio". Per dire, anche Corvino a Lecce sforna giovani bravi per la prima squadra, ma non li alleva nelle sue giovanili: semplicemente li preleva praticamente tutti dall'estero, li fa transitare in Primavera e poi li lancia in prima squadra. Bravo lui col suo fiuto e la sua conoscenza del calcio, ma il modello Torino è sempre stato più simile a quanto, ad esempio, fanno ancora oggi l'Atalanta o la Roma: prendono i giocatori dalla propria zona, magari già dalla scuola calcio, oppure, se vengono da fuori, li prendono in gran parte all'inizio del ciclo di settore giovanile e li fanno crescere con il DNA del club attraverso tutte le Under sino alla Primavera. Questo crea poi uno zoccolo di giocatori talentuosi più "vogliosi" di arrivare in prima squadra perché per anni hanno sognato l'approccio alla destinazione finale del loro percorso all'interno dello stesso club di cui si sentono già parte integrante e attiva: un valore aggiunto magari non economicamente quantificabile, ma assolutamente inestimabile. Anche per noi tifosi.
Infine vorrei non dover più sentire le stesse tiritere sul calciomercato granata targato Cairo: attese infinite per piombare su di un giocatore, trattative estenuanti per risparmiare inezie col risultato di campagne acquisti raffazzonate, tardive e spesso sbagliate perché quasi mai all'insegna della "prima scelta". Un'altra estate così sarebbe più insopportabile del solleone di questo pazzo finale di maggio.
Mi fermo qui. Poi un giorno, se ci sarà una nuova proprietà, farò anche l'elenco di quello che vorrei...
Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finchè non è finita.
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