Il Granata della Porta Accanto, Alessandro Costantino/"Gli altri a festeggiare, a celebrare il titolo di "sorpresa del campionato" e noi a fare la solita figura di comparsa e vittima sacrificale di un copione visto già mille volte"
Granata caduti allo Stirpe, il commento a caldo di Frosinone-Torino 2-0 (VIDEO)
L'avevo scritto la scorsa settimana: esaltazione non deve per forza fare rima con delusione. L'avevo scritto all'alba della fine del bel secondo tempo con il Monza e, tutto sommato, ne ero ancora convinto martedì, dopo la sconfitta con il Como. Dentro di me pensavo e mi dicevo che questa volta sarebbe andata in maniera diversa, che avremmo sfruttato l'onda, che avremmo approfittato della scintilla di entusiasmo che si era ricreata dopo le tre vittorie consecutive con Udinese, Parma e Monza, che stavolta avremmo scritto una storia diversa da quella che ci accompagna ormai ciclicamente e inesorabilmente da più di 21 anni. Quegli applausi sotto la curva dopo la strenua resistenza col Como al quale avevamo fatto paura, mancando per dieci minuti l'appuntamento con la storia, mi avevano illuso che qualcosa di diverso era scattato in questo gruppo, in questo allenatore, in questa squadra. Sono bastati quattro giorni, le polemiche del Frosinone sui giorni in meno di riposo e gli spergiuri di Abate sulla solidità del gruppo per ritrovarsi sabato sera a rivivere l'ennesimo incubo: gli altri a festeggiare, a celebrare il titolo di "sorpresa del campionato" e noi a fare la solita figura di comparsa e vittima sacrificale di un copione visto già mille volte e che sembra ogni volta copiato ed incollato da un incontro di wrestling americano: tutto già scritto, tutto apparecchiato per la vittoria dell'outsider in rampa di lancio sul vecchio campione ormai in perenne declino. Stavolta è toccato al "Frosinone dei miracoli" che gioca con gente che faceva fatica a trovare un posto da titolare in B negli anni precedenti umiliarci per bene sotto tutti i profili: della tecnica, della voglia, del gioco, della cattiveria e della corsa. E meno male che loro dovevano essere quelli stanchi...
Il colpo è stato forte, il risveglio sarà brusco, anche se non è la prima volta e, temo, finché ci sarà Cairo, non sarà nemmeno l'ultima, purtroppo, che accadranno cose simili. Gli altri festeggiano, vivono momenti d'oro e noi pascoliamo come docili bovini nella nostra mediocrità, senza mai un sussulto, senza mai un acuto, senza mai una stagione anche solo fortunata, per non dire buona. A memoria credo che la cosa che più si avvicini a quanto ho appena detto sia il girone di ritorno di Mazzarri quando si andò ai preliminari di Europa League causa rinuncia semi spontanea del Milan. Non sto neanche a fare l'elenco, invece, di chi negli ultimi decenni ha vissuto da outsider stagioni di gloria perché tanto la costante è sempre stata una sola: non si trattava del Torino FC.
Ora ci si leccherà le ferite e si riproverà per l'ennesima volta a ripartire. Lo deve fare Abate che a Frosinone anche lui ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, dalla formazione alla tattica ai cambi. Nulla è compromesso, per carità, il nostro giovane mister saprà fare tesoro di questa batosta e tutto potrà ancora prendere una piega che, speriamo tutti, sia il più piacevole possibile per i nostri colori, ma l'amarezza resta. Resta perché dopo tantissimi anni, questo infinito "giorno della marmotta", in cui tutto accade uguale a sé stesso per poi ricominciare ancora una volta ad libitum, non accenna a voler finire e ci intrappola in un loop di frustrazione che è la cosa peggiore per noi tifosi e cuori granata super appassionati. "Mai 'na gioia" recitava un famoso striscione un po' di tempo fa, mai così attuale come oggi, e la cosa che fa più male è, questa gioia, vedercela sbattere in faccia ogni volta dagli altri, sistematicamente e spietatamente. Che siano i comaschi, che da due anni si divertono a contare i gol che ci fanno, o i frusinati che sembrano il Real Madrid contro l'Alcorcòn quando giocano con noi, che siano state in passato altre tifoserie (bergamaschi, bolognesi, addirittura quelli del Sassuolo) poco importa: c'è sempre un Torello dal blasone sempre più sbiadito per dare forza alla narrazione della "favola del calcio" della squadretta che in quel momento vive il suo momento di gloria. Siamo lo sparring partner ideale, il pugile che va sempre ko e vede il rivale di turno celebrare la vittoria. È ironico, che anche solo per incidenza statistica, non capiti mai a noi di vivere questa situazione da protagonisti. Ma dopo ventun anni di episodi simili, tutti casualmente avvenuti sotto la gestione dello stesso manico, è difficile credere alle coincidenze o parlate di sfortuna. La spiegazione è molto semplice e casualmente ha sempre lo stesso nome e cognome.
ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
© RIPRODUZIONE RISERVATA