Il Granata della Porta Accanto / Occorre trovare giocatori pronti dal mercato e compattare la squadra su principi magari meno "belli" ma tremendamente più concreti
Cerco sempre di essere coerente in quello che dico e con quello che scrivo. Ho detto che Abate mi piace parecchio per tutta una serie di motivi e non rinnego questa mia opinione, però è chiaro che i fatti, in alcuni casi, come questo, a volte portano a fare valutazioni che si discostano dai nostri desiderata. Il mister è giovane e focoso, ha idee e piglio nel cercare di trasmetterle, ma l'inizio di campionato non lo sta aiutando in questo suo percorso di affermazione sulla panchina del Toro.
Ci sta perdere con il Milan sebbene alla fine le occasioni per rimettere in piedi quella partita si sono anche avute e non è nemmeno così scontato portare via punti dal Mapei Stadium, però quello che mi preoccupa parecchio al momento è come il Torino ha perso queste sue prime due gare: due sconfitte di misura nel punteggio, vero, niente a che vedere con le goleade incassate dalla Fiorentina o i secchi 2-0 subiti dal Venezia o le sette reti prese dal Monza di Juric in questo stesso avvio di campionato, ma due partite dove a livello di gioco e di intensità si è visto troppo poco per poter essere fiduciosi in un cambio immediato di rotta.
Il gioco che vuole Abate è ben lontano dall'essere assimilato dai giocatori e oltretutto anche fisicamente la squadra appare parecchio sotto tono rispetto alle avversarie: non c'è fluidità della manovra da un lato e non c'è neppure furia agonistica dall'altro. Tradotto non la si può mettere sul piano del dominio tecnico tattico ma non la si può mettere neppure sul piano della corsa e dell'intensità che asfissia l'avversario: difficile vincere le partite senza nessuna di queste due armi. Inoltre anche a livello di singoli, il Torino di questo inizio di stagione non ha punti fermi e questo di per sé è molto grave perché non ci sono pilastri certi su cui provare a costruire le certezze necessarie per il resto della stagione.
Non ci sono in porta dove "l'eroe per caso" dell'anno prima, Paleari, è stato declassato addirittura a terzo e Mascardi, da giovane promessa, farà il secondo al finalmente annunciato Perri. Non ci sono in difesa dove Abate ritiene Coco un perno centrale della difesa a tre, ma le tre partite ufficiali sin qui disputate dai granata hanno dimostrato che l'unico affidabile al centro della retroguardia è Ismaijli. A centrocampo si è passata l'estate a lodare Luongo, ma appena si è cominciato a fare sul serio l'enfant prodige del vivaio è sparito dai radar. Fitz-Jim è una bella sorpresa ma non è un vero regista, Gineitis è il centrocampista più fisico in rosa, ma non sembra avere la personalità del leader di reparto, mentre Ilkhan, unico vero playmaker a disposizione, è sempre ai margini tra infortuni e problemi contrattuali.
Sulle fasce Cacciamani è la speranza forse fin troppo fantasticata da noi tifosi granata, ma il ragazzo è alla seconda vera partita in serie A della sua giovane carriera e ancora deve prendere le misure alla categoria oltre forse a dover metabolizzare un impiego tattico che tende a metterne in mostra alcune lacune difensive che sono normali in un giocatore dalla spiccata natura offensiva. Pedersen è stato sacrificato sull'altare delle plusvalenze e a noleggio è arrivato Fortini dalla Viola, ottimo prospetto ovviamente con scarse possibilità di essere riscattato visto il valore della richiesta della società di Commisso jr.
Davanti Nije ha raddrizzato i bilanci societari con una plusvalenza di quasi 20 milioni ma ha impoverito la qualità della trequarti granata purtroppo orfana in questo avvio di stagione sia dell'apporto finora nullo di Oristanio ma soprattutto di quello della stella della squadra, Nikola Vlasic. Ancora una volta di più si è visto che se Vlasic "non gira" anche il Toro non gira: saranno le fatiche del Mondiale americano ma il croato al momento non è ancora tornato ad essere il giocatore ammirato nelle ultime due stagioni. E il Toro ha disperato bisogno del migliore Niksi. Di punta Simeone, che ha tolto le castagne dal fuoco con il suo gol qualificazione contro la Carrarese in Coppa Italia, ha bisogno di ritrovare lo smalto forse perso dietro al sogno estivo di rientrare in Argentina. Chè Adams è il solito adorabile guerriero scozzese ma oscilla sempre tra la titolarità e la panchina senza essere mai diventato in questi due anni uno degli inamovibili, mentre Zapata che, sulla carta dovrebbe essere un pilastro della squadra, è ancora alle prese con il recupero del grave infortunio che ne ha accelerato un declino fisiologicamente inevitabile, ma che tutti speravano fosse procrastinabile il più possibile.
Insomma, oltre ad avere problemi di assemblaggio tattico e di creazione di una mentalità e di un modo di stare in campo figlio delle idee di Abate, il Torino oggi ha un serio problema di definizione dei punti fermi sui quali costruire le certezze necessarie per chiamarsi "squadra". C'è solo da sperare che, fatti gli incassi che si dovevano fare, ora Petrachi tiri fuori dal cilindro almeno tre colpi di grande qualità altrimenti lo scenario rischia di farsi fosco. Se dalle prossime due partite si dovesse uscire senza fare punti (e la cosa purtroppo non è così improbabile) ad Abate non resterebbe che fare un passo indietro sul piano delle proprie velleità di trasformare la zucca in carrozza: più che diventare un novello Baroni affondato con la sua idea di calcio inapplicabile al materiale a sua disposizione, dovrebbe ambire al pragmatismo di D'Aversa che con gli stessi giocatori trovò solidità e spirito di gruppo e salvò la squadra da una situazione che si era fatta oltremodo pericolosa. Sulle colpe di un progetto, quello di Abate, che già scricchiola ci sarà tempo per discutere. Ora occorre trovare giocatori pronti dal mercato e compattare la squadra su principi magari meno "belli" ma tremendamente più concreti. Altrimenti l'ultimo anno di Cairo (ipse dixit) non sarà "il più bello" come si augurava il presidente....
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