Il Granata della Porta Accanto/ Qual è la versione più realistica del Torino targato Ignazio Abate?
In medio stat virtus. Così dicevano i latini e così dovremmo anche noi contemporanei farci guidare da questa massima nel valutare le cose della nostra vita. Il calcio però, la più importante delle cose meno importanti, si sa, vive di regole "tutte sue" e soprattutto fa perdere il senso dell'equilibrio nei giudizi alla stragrande maggioranza dei tifosi di ogni squadra del mondo. Che dire quindi del Torino di Abate, quasi disastroso nelle sue prime uscite ufficiali e quasi perfetto nelle ultime tre gare? Da tifoso sfegatato quale sono non posso che godere immensamente del nostro piccolo "triplete" che non capitava da ben sette anni, quando Mazzarri era ancora sulla panchina granata. Quante volte negli ultimi anni dopo due vittorie consecutive siamo caduti sul più bello interrompendo queste mini serie di vittorie ahimè non così abituali dalle nostre parti? Complimenti quindi ad Abate che dopo un inizio in cui i risultati non gli hanno detto bene, ha invertito la tendenza in maniera esponenziale aggiustando di brutto una classifica che prima della partita con l'Udinese poteva farsi già parecchio complicata. Ma il quesito che tutti ci poniamo è: qual è la versione più realistica del Torino targato Ignazio Abate? Quella piatta, con poche idee e ancora meno qualità vista nei primi turni o quella a tratti travolgente del primo tempo di Parma o del secondo tempo col Monza?
Facendomi guidare dalla massima latina accennata all'inizio credo che occorra equilibrio nel giudizio in questo momento: sarà banale, ma la realtà è che non eravamo così scarsi a inizio campionato e non siamo diventati dei fenomeni alla vigilia della nona giornata. E i motivi sono sotto gli occhi di tutti. La prima ragione è sicuramente legata al mercato tardivo: di fatto, gli elementi di maggior qualità sono arrivati negli ultimi giorni della sessione estiva, a campionato già iniziato, costringendo il mister a lavorare praticamente da zero dall'inizio di settembre e gettando nel cestino quasi interamente la preparazione estiva. In una serie A così livellata verso il basso, qualunque giocatore riesca ad alzare nel proprio ruolo il tasso tecnico della squadra porta un vantaggio competitivo importantissimo negli scontri diretti tra squadre che fondamentalmente si equivalgono sulla carta. La conseguenza dell'arrivo a settembre dei nuovi ha anche portato Abate a considerare una marcia indietro sul modulo con cui aveva iniziato la sua avventura sulla panchina granata, partendo dall'affiancamento di una seconda punta accanto al troppo isolato Simeone fino a ridisegnare l'assetto difensivo rinunciando al dogma della difesa a tre e lavorando su un assetto più ibrido con retroguardia a quattro in modo da lasciare meno compiti difensivi a giocatori più offensivi come Cacciamani. Di sicuro la crescita costante di Vlasic, che fino ad ottobre ha pagato oltremodo le fatiche del Mondiale e le poche vacanze di cui ha goduto per recuperare, unita a un centrocampo che con Bragança e Mandragora è salito di tono dando un equilibrio maggiore alle due fasi, quella di attacco e quella di difesa, ha permesso alla squadra di trovare quella dose di qualità che in partite equilibrate spesso aiuta a incidere sul risultato e a portare punti pesanti come è effettivamente avvenuto negli ultimi tre match.
Al di là del gioco, sul quale si può ancora migliorare e al di là delle amnesie difensive che sono ancora troppe e troppo pericolose, un plauso va comunque fatto ad Abate per aver piano, piano cambiato la mentalità dei suoi giocatori: nelle ultime uscite si è vista una squadra più compatta anche mentalmente, che non si è disunita nei momenti inevitabili di difficoltà e sofferenza e che ha saputo trovare dalla panchina risorse fondamentali per cogliere le ultime tre belle vittorie. Penso che il peso specifico dei tre punti presi a Udinese, Parma e Monza sia alto in relazione al fatto che sono squadre "concorrenti" per quella fascia di classifica di "sicurezza", come amo definirla, ma non siano così rilevanti per darci la misura del valore assoluto di questa squadra. La gara col Como sarà un po' la prova del nove per questo Torino: un risultato positivo, qualunque esso sia, ci restituirà una prova concreta di un effettivo processo di crescita certificando ne sono state piantate solide radici, mentre una sconfitta, per di più se sonora come quelle della passata stagione, riconsegnerebbe una lettura più dimessa al valore di queste tre vittorie consecutive.
Non c'è persona al mondo che più di me vorrebbe vedere Abate ripercorrere le orme di Mazzarri che fece il record moderno di punti in campionato e ci riportò (con la complicità del Parma penalizzato) alla nostra ultima partecipazione ad una competizione europea. Godere per un risultato sopra le aspettative a fine campionato non va barattato con la gioia effimera, quanto eccitante, di questa striscia positiva (di fatto ancora aperta) di vittorie consecutive: l'una non esclude l'altra, sia chiaro, ma in questa fase occorre sì esaltarsi e cavalcare l'onda per caricare la squadra (che ha festeggiato degnamente sotto la curva Maratona il suo tris di successi) ma anche essere bravi a non sgonfiarsi subito nel caso si tornasse ad inciampare in qualche brutto risultato. Ovvio che noi tifosi non possiamo fare altro che fare i tifosi, con i nostri sbalzi umorali e le montagne russe emotive a cui siamo da sempre abituati, però se per una volta ci mettessimo un po' di (in)sano equilibrio potremmo arrivare a vedere nascere qualcosa di bello che da parecchio tempo non si vedeva dalle nostre parti. Vedremo se l'esame Como ci promuoverà o ci dirà che non siamo ancora dove sogniamo di essere, anche se non nego che, per una volta nella nostra storia recente, mi piacerebbe che esaltazione non facesse sempre e sistematicamente rima con delusione...
ALESSANDRO COSTANTINO - Da tempo opinionista di Toro News, do voce al tifoso della porta accanto che c’è in ognuno di noi. Laureato in Economia, scrivere è sempre stata la mia passione anche se non è mai diventato il mio lavoro. Tifoso del Toro fino al midollo, ottimista ad oltranza, nella vita meglio un tackle di un colpo di tacco. Motto: non è finita finché non è finita.
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