La sosta come spartiacque della stagione granata e della gestione del tecnico. Il tradizionale limbo è già prescritto, ma...

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Il commento post partita di Bologna-Torino (VIDEO)

Le premesse del Torino del primo scorcio di stagione sono lampanti e chiarissime: limbo e stagione finita con il termine dell'inverno (tra febbraio e marzo). Il punto di Bologna, compresa la prestazione, stanno lì a testimoniarlo: i granata hanno iniziato bene, si sono spenti alla prima disattenzione, hanno chiuso abbastanza in spinta il primo tempo e hanno disputato una ripresa in netto miglioramento. Possono anche recriminare per un sacrosanto rigore che non è stato concesso. Poteva, a conti fatti, essere la seconda vittoria di fila in trasferta in rimonta dopo quella di Firenze. Così non è stato e il primissimo bilancio stagionale, al netto della lunga sosta per le nazionali, è quello di un Torino destinato a navigare nella più consueta mediocrità, quella ormai conclamata sotto la Mole (l'unico vero spiraglio di frizzantezza è stato cestinato il 1° settembre nella devastante notte di Coppa Italia contro il Monza). Cosa potrebbe modificare questa linea tracciata in modo così profondo? Ignazio Abate. La domanda è posta nel titolo di quest'analisi: Abate avrà capito le regole del gioco?

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La prima regola Abate l'ha ereditata da tanti suoi illustri predecessori sotto la Mole. Quando si accetta di allenare il Torino, è vero che ci si presenta a luglio con tante buone intenzioni, con un modulo predefinito in testa, con un'idea di calcio da sviluppare ma è altrettanto vero che alla prova dei fatti, a mercato chiuso, ci si ritrova con interpreti in rosa che non sono a tutti gli effetti adatti a sviluppare quel modulo e quell'idea di calcio. Tradotto? Bisogna cercare di trovare delle contromisure. Il 3-5-2 visto a Bologna non appare la contromisura migliore, anzi. Il Torino ha cambiato volto nel secondo tempo grazie all'audace mossa di Abate di rivoluzionare la squadra passando alla linea a quattro e a quel rombo di centrocampo che già a Pinzolo era stato accennato e da Firenze è stato riproposto. Lo stesso Abate nel postpartita ha parlato di "abito migliore" da trovare. La sosta sarà il momento decisivo per trovarlo e con l'abito bisognerà anche acquisire la continuità di prestazione (nessuna delle sette gare ufficiali del Torino ha rubato l'occhio dal 1' al 90') e i risultati.

Bisognava stringere i denti fino alla sosta, lo si sapeva. Il bilancio è fin qui insoddisfacente (soli 4 punti in Serie A e pessima eliminazione dalla Coppa Italia), ora però con le tre settimane di sosta l'obbligo per Abate è quello di far cambiare marcia alla sua squadra. Alla ripresa cadrà un alibi che in queste prime settimane è stato centrale nella narrazione, ovvero quello del ritardo con cui è stata consegnata una rosa quanto meno accettabile al tecnico (7 titolari mancanti a Pinzolo, 4 alla prima di campionato contro il Milan). Nello stesso tempo bisognerà anche comprendere che il 3-4-2-1 pensato e provato per un paio di mesi estivi potrà essere soltanto un'alternativa in alcuni specifici momenti (e dipenderà quasi esclusivamente dalla condizione psicofisica di Oristanio). La difesa a quattro stuzzica e potrebbe diventare davvero calzante per il Torino di Abate ("Credo che di volta in volta potremmo variare, ma la difesa a quattro mi lascia sensazioni diverse rispetto a quella a tre"). "Anche se non abbiamo grande abbondanza in alcuni reparti e dovrò cambiare di volta in volta" è il momento di imboccare una via uniforme che permetta ai concetti e alle idee di Abate di emergere (fin qui si sono viste soltanto a singhiozzo). La sosta rappresenterà uno spartiacque nella stagione del Torino e nella gestione di Abate. Urgono riflessioni profonde sulle regole del gioco per provare a invertire un trend a cui ormai tutti sono abituati sotto la Mole, ovvero il trend della stagione "corta", ultimata senza più obiettivi quando l'inverno lascia spazio alla primavera.

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