Ultima settimana di calciomercato: ci si gioca davvero tutto, anche il futuro senza Cairo
Torino-Milan 1-2: il commento del match dei granata
Caro Cairo, non disperdere il calore visto ieri sera. Tornare a sentire per novanta e oltre minuti la Maratona cantare in favore della squadra è un patrimonio troppo grande da far evaporare. Non sono mancate le stillettate a Urbano Cairo (uno striscione "Cairo vattene", parecchi cori contro il presidente, un marcia con 500 tifosi dal Filadelfia allo stadio prima del fischio d'inizio) ma la copertina se l'è preso il calore della gente granata riunita per la prima in Serie A della stagione 2026/2027. Anche al triplice fischio il popolo del Torino ha tributato un lungo applauso alla squadra uscita sconfitta contro il Milan, dando un ulteriore segnale di vicinanza. I tifosi granata avevano il compito di schierarsi nel corso dell'estate e l'hanno fatto in maniera chiara e inequivocabile. Si è andati oltre le 24mila presenze a fine agosto per il debutto in campionato. Il dato è stato certamente "drogato" dalla massiccia presenza di tifosi milanisti allo stadio "Olimpico-Grande Torino", ma il calore percepito va al di là del freddo numero e ha certificato un tentativo di riconciliazione tra tifoseria e squadra con sempre costantemente presente la contestazione alla presidenza.
Ecco questo tentativo di riconciliazione rappresenta un tassello troppo importante e prezioso per essere sbriciolato. Per alimentare la fiammella e la congettura positiva sarà fondamentale l'operato della società da qui a martedì 1° settembre (nel mezzo ci sarà la trasferta al Mapei Stadium di Reggio Emilia contro il Sassuolo). Il mercato del Torino sembra tutt'altro che chiuso, anzi è in fermento totale. Ci sono tante situazioni spigolose da risolvere sul fronte uscite (sia esuberi pesanti da provare a piazzare sia offerte ingenti per alcuni giocatori importanti della rosa da valutare e gestire) e ci sono ancora alcune zone del campo che richiedono uno sforzo per colmare un gap tecnico e qualitativo. Tanto, se non tutto, passerà dalle prossime giornate, quelle che porteranno alla definizione della rosa a disposizione di Ignazio Abate. Lo stesso allenatore sa che si entra in una tempesta che potrebbe rimescolare le carte. "Io so quello che ci siamo detti insieme con il presidente e con il direttore. Sicuramente uscirà qualcuno, ma quello che dovevo dire a entrambi l'ho detto, senza interessi personali. Io credo nel bene comune, quindi qualcosa indubbiamente faremo, perché in alcuni ruoli siamo anche pochi e in altri dobbiamo alzare il livello" ha evidenziato in conferenza stampa.
Si è detto più volte quanto possa essere alta la fiducia nell'operato di Gianluca Petrachi. I riflettori saranno tutti suoi nelle prossime ore, ancor più di quanto non lo siano stati negli ultimi mesi. Avrà un compito arduo e forse definirlo arduo è riduttivo. Al di sopra di lui c'è il presidente Urbano Cairo (assente allo stadio, come altre volte in passato, nella prima di campionato ad agosto). In modo borioso ha detto che se sarà l'ultima sua stagione da presidente, vuole che sia la migliore. Il popolo granata ha apparecchiato la tavola per cercare di presentare al mondo esterno (e anche a un possibile acquirente del domani) il suo abito migliore, ora però spetterà a chi attualmente comanda non disperdere le energie positive accumulate per provare a mettere in mano tutti gli assi che servono a Petrachi per chiudere al meglio la sessione estiva di mercato e ad Abate per vivere un campionato meno anonimo degli ultimi. Come raramente è successo nel recente passato, tutti stanno remando dalla stessa parte: Cairo è proprio il momento in cui non si può steccare perché sarebbe un autorete anche per un eventuale uscita di scena.
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