Le prime sensazioni a caldo sull'esordio in campionato del Toro, sconfitto 2-1 dal Milan
Torino-Milan 1-2: il film della partita
È un Toro da due facce nei due tempi, ma nessuna delle due convince. Al Milan bastano i gol di Cissé e Rabiot, arrivati nel giro di pochi minuti nella ripresa, per indirizzare definitivamente la partita. Il gran gol di Ché Adams allo scadere riapre solo per un attimo la sfida, ma non evita al Torino la sconfitta per 2-1 all'esordio. Restano pochi spunti positivi e tanti errori su cui lavorare, oltre a limiti tecnici che già si conoscevano e che contro una squadra che ha speso oltre 100 milioni sul mercato, con un allenatore come Amorim sono emersi con ancora maggiore evidenza. Abate stecca la prima, ma sarebbe prematuro trasformare novanta minuti in una sentenza: questo Toro va rimandato alle prossime partite, quando ci sarà modo di capire se le idee dell'allenatore riusciranno davvero a diventare identità.
Errori tecnici e dove trovarli
Il Torino parte con un buon approccio e per il primo quarto d'ora riesce a coprire bene il campo, trovando anche qualche uscita interessante dalla costruzione dal basso. Poi arrivano i primi errori tecnici, soprattutto in zone pericolose, e la pressione del Milan comincia a mettere in difficoltà la squadra di Abate. Il problema non è soltanto la pressione rossonera, ma il modo in cui il Toro reagisce: il pressing alto perde efficacia, il Milan trova spesso spazio sugli esterni e, quando sono i granata ad avere il pallone, la squadra smette progressivamente di giocare. Gineitis, Ismajli e Coco finiscono per affidarsi troppo spesso al lancio lungo, mentre Mascardi cerca con sempre maggiore frequenza la testa di Casadei. Una soluzione che però non funziona: il centrocampista non riesce quasi mai a imporsi nel gioco aereo, né contro Gila né quando a contrastarlo è Chukwueze. Il Toro perde così il controllo del pallone e, di conseguenza, anche la possibilità di risalire il campo con ordine. Simeone e Vlasic restano troppo isolati e faticano a tenere palla, sia per il poco sostegno dei compagni sia per alcune imprecisioni individuali. Il Milan prende campo, gestisce il possesso e il Torino non riesce praticamente mai ad avvicinarsi alla porta avversaria. Eppure, nonostante tutto, all'intervallo è ancora 0-0: un risultato che tiene in piedi un Toro che concede molto poco ad un Milan poco concreto in fase offensiva, che tuttavia lascia le sue armi migliori in panchina.
Blackout mentale e le occasioni mancate
Nella ripresa il Toro rientra con un piglio diverso e sembra finalmente scrollarsi di dosso parte della paura. Al 53' arriva anche la prima vera occasione, con Coco che di testa manda a lato. Poi, però, al 64', arriva la doccia fredda: Cissé trova il gol approfittando di un errore di Coco, che tarda ad accorciare e concede troppo spazio al rossonero. Una rete che taglia gambe e fiducia ai granata. Passano pochi minuti e arriva anche il raddoppio di un neo entrato Rabiot, completamente perso dalla linea difensiva di Abate. Il tecnico prova a scuotere la squadra, ma forse i cambi arrivano troppo tardi. Eppure, proprio dopo il 2-0, il Torino comincia finalmente a creare occasioni. Il problema è che anche sotto porta tornano a galla i limiti tecnici: Comuzzo, tutto solo, calcia alto di prima intenzione con il sinistro invece di controllare e sistemarsi il pallone; poi arriva il clamoroso errore di Aboukhlal, che a pochi passi da Maignan non riesce a concretizzare l'azione costruita da un Njie scatenato, bravo in precedenza dove solo il palo lo frena dopo aver ubriacato la difesa rossonera e poi a inventarsi una giocata in solitaria conclusa con un assist in trivela per il marocchino. Il gol, alla fine, arriva con una girata da capogiro all'incrocio di Adams, ma troppo tardi per cambiare la storia della partita. Il Toro paga le disattenzioni difensive che hanno spalancato la strada al Milan e, dall'altra parte, gli errori nelle occasioni che avrebbero potuto riaprire davvero la sfida.
Cosa si salva?
Difficile trovare spunti positivi a livello collettivo nella prova del Torino di Abate, se non il fatto di non essere completamente crollato come era successo un anno fa a San Siro contro l’Inter, sempre all’esordio, sotto la guida di Baroni. Più facile, invece, salvare qualche prestazione individuale. Su tutti Fitz-Jim, instancabile fino all’ultimo e tra i pochi a provare a prendere in mano il centrocampo granata, cercando anche verticalizzazioni difficili per scardinare la difesa rossonera. Poi ci sono i cambi di Abate, che hanno dato qualcosa in più, anche se forse sono arrivati troppo tardi. Fortini fa in venti minuti più di quanto Pedersen riesca a fare in settanta, Njie cambia completamente il volto dell'attacco e crea praticamente tutte le occasioni più pericolose del finale, rilevando un Casadei apparso troppo spesso fuori dalla partita. E infine Adams, che si inventa un gol bellissimo nonostante i dubbi sul suo futuro in granata e manda almeno un ultimo segnale.
Tra i pali, invece, Mascardi è incolpevole sui due gol subiti e sicuro nelle uscite sui cross avversari. In difesa, Ismajli è probabilmente il meno peggio del terzetto, attento e combattivo per tutta la sua gara. Coco, al contrario, alterna un primo tempo fatto di imprecisioni e qualche fallo di troppo a una ripresa in cui pesa soprattutto la disattenzione sul gol di Cissé. Comuzzo, infine, soffre sulla sinistra e fatica a prendere le misure a Loftus-Cheek. Al fischio finale il pubblico dell'olimpico Grande Torino, applaude e incoraggia la squadra, com’è giusto che sia. Ma oltre al risultato, questa prima giornata lascia più di qualche interrogativo: sui limiti tecnici della rosa, su alcune scelte di Abate al suo debutto in Serie A e sulla sterilità nella fase offensiva. Il mercato non è ancora chiuso e il Torino dovrà necessariamente aggiungere qualcosa, perché per quanto le idee dell’allenatore possano essere interessanti, servono anche uomini in grado di tradurle in campo. E la sfida contro il Milan ha messo a nudo, forse più di qualsiasi amichevole, le necessità di questo Toro.
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