di Guido Regis

Non si offenda il premio nobel.

Il riferimento alla sua “grande” opera teatrale è solo parziale. Le analogie con il linguaggio 'gramelot' ci sono, ma esclusivamente perché spesso incomprensibile in quanto onomatopeico e sostanzialmente inventato. Il cult della nuova narrativa prodotto dalla “eccelsa” mente di Dario Fo è un modo buffo di narrare i vangeli apocrifi. Il gioco di questo Toro è tornato ad essere un buffo modo di interpretare il gioco del calcio.

Ho lasciato il mio mito cimentarsi nella terza partita di un torneo tennistico da solo, contro avversario scorretto, mi dicono, e genitore non da meno.

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Alla faccia dei due gobbetti, come nei due match di ieri, ha stravinto ( ieri ha lasciato zero game agli avversari oggi solo due).

Pensate l’ho abbandonato, con il suo nobile consenso, per potermi godere l’opera narrativa del mio Toro. Alla fine del primo tempo ero lì lì per scrivere agli amici della redazione di Toro News “ La partita vista da Guido Regis: ne è ho proprio un par de balle di voglia”, e chiuderla li.

Poi ho deciso di azzerare l’audio del televisore per evitare i soliti irritanti commenti, ed osservare il secondo tempo.

Se non altro sono scoppiato a ridere più volte, anche per non piangere, come dopo il bruttissimo infortunio del povero Abbruscato ( arrischio una diagnosi di frattura – lussazione della caviglia, per quanto visto in TV, sperando di sbagliarmi) che faceva seguito ad uno analogo, meno grave, sempre in una buca del terreno patito da Diana, e ad uno precedente del pelide pelato.

Certo le condizioni del campo hanno favorito la buffa prestazione, ma anche il Siena ha giocato sullo stesso manto ghiacciato, anche il Siena ha faticato, ma non è mai sembrato buffo.

Buffo il “regista” e migliore dei nostri nel primo tempo, Simone Barone.

Scusatemi, sono d’accordo con chi dice che è migliorato, che si danna, difende, propone, salta anche l’uomo, ma sempre buffo è.

Sembra che ogni volta stia in piedi per miracolo e quando cade o inciampa ci si scompiscia.

Quando poi, come questa volta, rimpalla su Pratali e serve Maccarone, lo insegue e capitombola senza nemmeno farlo cadere, Charlie Chaplin diventa un dilettante……ecco a chi assomiglia, sant’Iddio, ora mi è sovvenuto. E Matteo Sereni? Non è buffo il fatto che si sia seduto, come su un pitale, anziché protendersi in avanti a sfruttare l’eccessivo allungo dell’attaccante?

Che dire.

Se è vero che alla fine il nostro possesso palla è stato spaventosamente superiore, se è vero che abbiamo imbrigliato i primi venti, fino al goal, un Siena che ha sempre fatto prestazione gagliarde nel primo tempo con tutte le squadre, se è vero che nel secondo tempo con l’ingresso di Amoruso al posto di questo triste Bianchi ( l’avevo detto, ma per carità, ora senza Abbruscato e Stellone, non possiamo che contare su di lui ), ci siamo messi, sempre buffamente, a giocare un po’ a calcio, se è vero che anche questa volta abbiamo creato occasioni non del tutto fortuite, ed abbiamo “ciccato” un paio di volte sotto rete e forse preso anche una traversa su una punizione di Rosina, etc… etc… è altrettanto vero che siamo stati ancora una volta tristemente buffi e ce ne torniamo a casa con un'altra sconfitta meritata.

Ora posso dirlo, non ho voglia di commentare le goffe giocate dei singoli, intervallate da qualche numero estemporaneo. Tutti hanno seguito il campione del mondo, ad esclusione di Amoruso.

Solo GDB e Cairo sono sembrati un po’ meno buffi. Negli sguardi di entrambi ho letto una sconsolata rassegnazione. Che cosa accadrà non oso immaginarlo. La solita levata di scudi dei sapientoni del calcio che chiederanno la testa dell’allenatore (come non comprenderli d’altronde), le valanghe di SMS a Cairo per dirgli cosa deve fare, chi acquistare, chi vendere, chi punire, chi premiare (pochi). Io penso che l’unica cosa seria sia, se è possibile sindacalmente e contrattualmente, iniziare ad agire sul portafoglio di tutta la squadra. Per esempio ad ogni sconfitta 50 mila euro in meno. Non sono tanti per le loro tasche, ma alla fine potrebbero incidere.

Se mollano ulteriormente, sbuffano, si mascherano dietro ai procuratori o quant’altro, si va in B con loro e con loro si continua anche la prossima stagione ad ingaggi quadrimezzati.

Magari potranno per qualche istante comprendere l’amarezza di quei poveretti che sugli spalti, pur faticando ad arrivare alla fine del mese, nascondono alla moglie i venti euro per andare ogni due domeniche a vederli, sperando di ricavarne una soddisfazione e tornando a casa con tanta amarezza.
I loro genitori, probabilmente, erano coloro di cui Farassino cantava negli anni sessanta: 'Ciau Turin, mi vadu via, vad luntan a travaié, ma darai la vida mia per pudei prest riturné'.
C’era nostalgia nel loro cuore per questa bella città che purtroppo, calcisticamente, si connota sempre più tragicamente per il bianco nero che per il toro granata.

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