"Oristanio è un giocatore dal talento purissimo e con pochi eguali nel calcio italiano”
Oristanio: scommessa o talento per il Torino? (VIDEO)
Chi è Gaetano Oristanio? "È un giocatore che le qualità le aveva già chiare, nitide, fin da ragazzino". Per conoscere meglio un elemento di talento ed estro che ha fatto benissimo nei primi anni della propria carriera ma che ha fatto fatica a rendersi incisivo in un campionato di primissimo livello come la Serie A, ci siamo affidati a chi ha avuto modo di seguirlo sin dai primissimi anni della sua carriera. Ce lo racconta Fabio Alampi, giornalista di FC Inter 1908, che ha tracciato un ritratto inedito e positivo di Gaetano Oristanio.
Buongiorno Fabio, ci parli di Oristanio. Ha avuto modo di osservarlo dai primissimi tempi? “Sì, dai quindici anni in su, da quando è arrivato dal suo paese in Campania. Lui ha cominciato dall’Under 15 nell’Inter”.
Che giocatore ha visto nelle giovanili nerazzurre? “Appena arrivato era già qualcosa di pronto a livello tecnico, probabilmente su questo non c'erano dubbi da parte degli scout. E si è visto subito: mancino, rapido, in grado di giocare in tante posizioni. All'Inter hanno cercato innanzitutto di inquadrarlo a livello tattico, che non vuol dire ingabbiarlo: uno con questo talento va lasciato libero di esprimersi, cosa che all'Inter ha avuto modo di fare. Chiaramente doveva imparare alcune cose dal punto di vista della fase di non possesso, doveva crescere e migliorare la struttura fisica. Poi lui qualità tecniche e personalità le aveva fin dall'inizio. Anche se sembra un ragazzo un po' chiuso, e lo è all'inizio, poi si lascia andare, è sempre partecipe all'interno del gruppo. Poi nella sua annata c'era Sebastiano Esposito e tra campani si sono trovati subito. A livello di talento era esattamente l’Oristanio che è adesso: dribbling, passaggi filtranti, bravissimo sui calci piazzati, mancino educato. L’Oristanio che esiste adesso è un’evoluzione dell’Oristanio che c'era già prima. Non è qualcosa che è spuntato fuori da nulla, dai vent'anni, o da quando ha giocato nel professionismo. È un giocatore che le qualità le aveva già chiare, nitide, fin da ragazzino”.
Il percorso di Oristanio: "Ecco perché ha fatto fatica ad esplodere"
Il percorso e la crescita affrontati in Serie A quindi sono in linea con l’Oristanio che si vedeva all’Inter? “Assolutamente. Tenendo presente che, con il passare del tempo, con lo scalare le categorie, chiaramente è richiesto un lavoro diverso, soprattutto per i giocatori di talento. Lui, fin da ragazzino, ha giocato da trequartista: all'Inter ha spesso giocato nel 4-3-1-2, dietro le due punte. Giocare dietro due punte lo puoi fare bene nelle giovanili, ma è più difficile trovare qualcuno che ti valorizzi in quel modo anche tra i grandi. È il motivo per cui Oristanio ha fatto un po' fatica a essere collocato. Non per le sue qualità tecniche, perché su quello non ci sono dubbi. È un giocatore che ha fatto l’esterno offensivo, ha fatto la seconda punta, ha fatto tanti ruoli dalla metà campo in su. Ma poi, crescendo, anche salendo di categoria, già in Primavera non giocava più in quel ruolo. È un giocatore che può fare tante cose, e questo è proprio l'ultimo step che deve compiere: deve forse specializzarsi in una posizione o comunque trovare un contesto dove venga esaltato. La questione del posizionamento conta sicuramente di più quando sei grande rispetto a quando sei un ragazzino”.È proprio questa difficoltà nel trovare il ruolo perfetto che ha impedito al grandissimo talento che si vedeva nelle giovanili di esplodere in un campionato di primissimo livello come la Serie A? “Sì, ma non solo. Più che il modulo, c'entra anche il contesto. All'Inter si trovava per la maggior parte delle volte nella “squadra dominante”, con la possibilità di giocare prevalentemente in zona offensiva. Stesso discorso al Volendam: nel primo anno giocava in una squadra di vertice. E giocava spensierato, sia tatticamente, ma anche mentalmente. Con la promozione degli olandesi, poi, ha dovuto giocare per salvare la categoria, quindi inevitabilmente in una maniera diversa. Stesso discorso in Italia: ha giocato in squadre che avevano bisogno di fare quelle partite magari sporche, di strappare quel punticino. Quindi sicuramente per gli elementi di fantasia è più difficile spiccare. È richiesto un lavoro di sacrificio anche a giocatori di talento come lui. E comunque Oristanio l'ha fatto e si è ritagliato il suo spazio. Chiaramente si è visto di meno ed è forse il motivo per cui non ha fatto quello che poteva promettere fin da bambino. Però a livello tecnico c’è veramente poco da dire: ha tiro da fuori, passaggio filtrante, visione di gioco… È un giocatore che dalla metà campo in su fa tutto e ha colpi importanti”.
"Torino la piazza giusta? Solo se..."
Il Torino di Abate può essere la piazza giusta per esplodere? “Molto dipenderà da quello che farà il Torino in questa stagione, dipenderà dall'impostazione che verrà data già in questo ritiro estivo. Il Torino, lo sappiamo bene, è una piazza calda, una piazza storica, una piazza che cerca ogni anno di fare quel salto di qualità per evitare un campionato “mediocre”, nel senso di un campionato non in linea con le richieste dei tifosi. Una squadra che tra l'altro mi incuriosisce molto perché sembra partire dall’idea di fare uno step dal punto di vista della propositività del gioco. E in questo contesto uno come Oristanio può far bene. Oltretutto, il nuovo ciclo del Toro parte da un allenatore che non ha assolutamente avuto problemi a lanciare i giovani, viene da una grande carriera nel settore giovanile, ha fatto benissimo al Milan e poi alla Juve Stabia. Le premesse sono sicuramente buone. Io mi auguro che possa far bene perché comunque è un giocatore dal talento purissimo e con pochi eguali nel calcio italiano”.
Al Torino ritrova anche Casadei, che ha già avuto come compagno proprio all'Inter… “Sì esatto. Sono due annate diverse ma hanno avuto modo di giocare insieme, anche se non tantissimo. Casadei è arrivato prestissimo in Primavera, ha scalato in fretta le categorie. È un altro giocatore che sta venendo fuori, anche lui aveva addosso un'etichetta importante già da ragazzino e piano piano sta dimostrando di essere un giocatore vero. Perché comunque non si diventa un giocatore nel mirino del Chelsea per nulla, non si diventa a caso miglior giocatore del Mondiale Under 20 da capocannoniere, da centrocampista. Casadei si sta finalmente togliendo delle soddisfazioni quando in tanti dicevano che era un giocatore solo fisico che dominava nelle giovanili per questo. Casadei è giocatore vero, sta facendo bene anche al Torino. Chissà che magari non possano rivelarsi due pedine importanti nel nuovo ciclo del Toro”.
Tra 3-4-2-1 e 3-4-1-2, quale può essere il ruolo migliore per Oristanio? “A me personalmente piacerebbe moltissimo l'idea del doppio trequartista con l'unica punta, soprattutto con davanti una prima punta fisica che apre spazi. Un Oristanio che magari parte dal centro-destra, che si accentra, che può provare sia la conclusione che la palla filtrante… È un ruolo che può esaltare le sue caratteristiche. Anche perché secondo me non ha il passo per fare l'esterno, non ha la fisicità per fare la seconda punta, quindi metterlo in coppia con un secondo trequartista e con davanti un centravanti fisico potrebbe essere un'ottima soluzione”.
Tutto quello che serve a Gaetano Oristanio
E a livello caratteriale cosa è emerso? “Non è il classico ragazzo estroverso che si prende il centro della scena. Ma, nonostante questo, è un ragazzo che si fa ben volere da tutti, è un ragazzo molto educato, che ascolta molto. La sua personalità si vede, nonostante, come detto, non sia quello che si prende la scena. È un ragazzo che comunque sul campo dimostra personalità, ha la sua presenza, si fa dare il pallone”.
Cosa serve a Oristanio per fare il definitivo salto di qualità? “Ha bisogno di fiducia e di continuità, che non ha avuto per mille motivi. Ha bisogno di un allenatore che gli dia fiducia, minutaggio, e un ambiente che lo esalti. Le qualità tecniche non gli mancano. È cresciuto molto anche dal punto di vista della fase di non possesso. Può far bene. Ce lo aspettiamo tutti. È un 2002, ha ventisei anni, è giovane ma nel calcio non è più giovanissimo. Ha un’occasione in una piazza importante e sarà una stagione fondamentale per la sua carriera, speriamo in senso positivo. Ha tutto per brillare e su questo non c'è nulla da dire. A testimonianza di questo, è stimato anche dall'Inter. L’Inter lo ha ceduto ma ha comunque mantenuto una percentuale sulla rivendita, a dimostrazione che sa di avere tra le mani un talento, magari non pronto per riuscire ad avere un ruolo in una squadra come l'Inter ma il club crede in questo giocatore. La speranza è che possa davvero essere la sua annata”.
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