Le parole del Responsabile del Settore Giovanile granata, dopo la salvezza raggiunta dalla Primavera

Arpino

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I PROSPETTI

moretti e ludergnani

Lei ha sempre mostrato molta passione fin dall'arrivo in granata... "È un mondo difficile, i ragazzi di oggi sono complicati e quindi tante volte pensi di aver fatto una cosa fatta bene, ma mettere insieme 25/26 teste non è facile. A gennaio ci allenavamo in pochi e in quel periodo mi sono chiesto se ce l'avremmo fatta. In quel momento lì il gruppo si è compattato ancora di più. Ad un certo punto non avevamo più Acquah, a Parma sul pullman non sapevamo se ci sarebbero stati Gabellini e Pellini. Devo fare i complimenti a mister e staff perché sono riusciti a risollevare le sorti di questa stagione maledetta. Ma soprattutto, che è la cosa che più mi ha fatto preoccupare a un certo punto della stagione, sono riusciti a risollevare il valore di alcuni giocatori che non riconoscevo più rispetto alle scorse stagioni. Poi se uno va ad analizzare i valori di questa squadra allora sì, è un po' un rammarico: molti di questi ragazzi finiranno, giustamente, il loro percorso qua. Alcuni ragazzi giovani, come è stato per Cacciamani, non era giusto tenerli a fare la Primavera. Quest'anno avevamo la possibilità di fare molto meglio, ma bisogna vedere il bicchiere mezzo pieno. Il 4 di gennaio quando siamo arrivati a Cremona avevo il pensiero di come si sarebbero complicate le cose se non avessimo vinto. Mi sarebbe piaciuto festeggiare la salvezza un po' prima, perché abbiamo avuto più di qualche match-point, nelle gare contro Genoa e Atalanta... Ma soffrire fino alla fine è l'indole del Toro. Oggi dovevamo chiudere il discorso salvezza e ce l'abbiamo fatta. Per come si era messa la stagione siamo contenti. Ma essere contenti di una salvezza non deve essere l'obiettivo né mio né del Torino. In questi anni abbiamo sempre giocato per vincere. Siamo sempre stati abbastanza competitivi. Non possiamo essere contenti di questo obiettivo, come club e come Primavera. Ma siamo contenti per come si era messa".

Under 17, Torino-Juventus Ludergnani

Al netto della stagione della Primavera, il livello di competitività dei prospetti che il Toro porta nel professionismo si è alzato. Cacciamani è la punta di diamante, ma c'è molta più B di C rispetto a qualche anno fa... "Il grande problema del calcio italiano è che si analizza una stagione giovanile sulla base dei risultati. Se perdiamo un derby in Under 16 è un disastro, oggi in Under 15 idem. In realtà è sbagliata la mentalità che abbiamo. Il problema è che noi veniamo valutati per i risultati. Al presidente ho chiesto qualche settimana fa se mi avrebbe rinnovato il contratto in caso di retrocessione con la Primavera. E lui mi ha risposto che lo avrebbe fatto perché contento di altre cose. La verità, però, è che l'opinione pubblica la pensa diversamente, noi valutiamo i risultati: io sarei per togliere le classifiche fino all'Under 16 come in Francia. In questo modo gli allenatori sono più liberi, si lavora sul giocatore non finalizzato alla partita della domenica. Si fa giocare anche quello più indietro fisicamente perché non è un problema perdere. E magari in due anni cambia tanto la morfologia del giocatore. Le classifiche ammazzano gli allenatori, mettono pressione ai giocatori e ai responsabili. L'obiettivo che ci dobbiamo dare è tenere il livello dei prestiti alto, almeno Serie B - con rispetto per la Lega Pro -, per poi portarli in prima squadra, se non vanno direttamente in prima squadra. Ora sarà fondamentale fare le scelte giuste sulla gestione di questi ragazzi, perché qualche scelta non è stata corretta quest'anno. Delle volte si fa bene, altre meno. Penso che quest'anno l'abbiamo raddrizzata. Anche oggi abbiamo recuperato giocatori come Perciun e Gabellini che si erano un po' persi. Sono sempre ragazzi e non è facile, non sono dei computer. L'obiettivo è alzare ancora di più il livello, che è già buono. Il giorno dopo il Mamma e Papà Cairo un club di Serie B mi ha chiamato per Cacciamani. Quando mi hanno chiamato per lui, che ci ha fatto vincere lo scudetto con l'Under 18, ho dovuto lasciarlo andare a giocare, non potevo dire di no. Averlo ci avrebbe fatto molto comodo, ma come faccio a dire di no. Avrei fatto del male al ragazzo e inoltre non sarei stato aziendalista nei confronti del club, perché crei un patrimonio. In quel momento siamo stati un po' in difficoltà, abbiamo dovuto trovare un assetto. Ci sarà tempo per analizzare, anche se l'abbiamo già analizzata, questa stagione. È stato importante il sostegno che ci ha dato il presidente. Nel senso che la settimana è importante. Allenarsi tutti insieme era importante. Il campionato è competitivo, tutti hanno voglia di essere competitivi, quindi serviva lavorare insieme, in sintonia. Eravamo arrivati ad un momento in cui rischiavano di retrocedere e ci siamo dovuti compattare e lavorare bene insieme in settimana".

C'è il pensiero che qualcuno di questi ragazzi possa entrare già stabilmente in prima squadra? "È una domanda difficile e anche scomoda, perché non sono io il direttore della prima squadra e non è neanche giusto che io dica qualcosa che compete ad altri. Credo che qualcuno da sopra stia osservando qualcuno di questi ragazzi, che possa pensare di fare questo tipo di ragionamento. Dico solo che Cacciamani era pronto mentalmente. Oggi la differenza la fa essere pronti come uomini, con mentalità e professionalità, non solo fisicamente. Il calcio smette di essere un gioco e per qualcuno sta diventando un lavoro. Qualcuno potrebbe andare fuori a giocare, e poi magari rientrare, mentre altri potrebbero pensare di fare subito il grande salto. Queste sono valutazioni che devono fare da sopra in base al progetto tecnico che avranno, anche sulla base dei ruoli e dei moduli che ci saranno in estate e nella prossima stagione".

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