I proprietari del club inglese lo valutano 230 milioni, il club granata quanto può valere?

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La possibile cessione del Leicester per una cifra vicina ai 230 milioni di euro apre inevitabilmente una riflessione anche sul Torino. Il club inglese, nonostante la retrocessione fino alla League One, terza divisione inglese, sarebbe infatti valutato oltre 200 milioni di sterline. Una cifra importante, ma che va contestualizzata: dentro la valutazione ci sono anche il King Power Stadium, il centro sportivo di Seagrave, il club belga OH Leuven e altri asset del club tra cui la squadra femminile. E allora la domanda viene quasi naturale: se il Leicester per i suoi proprietari thailandesi vale 230 milioni, quanto può valere il Torino? Cairo, negli ultimi mesi, ha fatto capire di non essere disposto a prendere in considerazione cifre inferiori a circa 210 milioni di euro netti. Una valutazione che, a prima vista, può sembrare elevata, soprattutto considerando che il Toro non possiede lo stadio.

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Il confronto, però, non può fermarsi agli immobili. La rosa ha un peso importante nella valutazione di una società di calcio, anche se il suo valore di mercato non coincide con quello riportato a bilancio. Al 31 dicembre 2025 i diritti pluriennali alle prestazioni dei calciatori del Torino avevano un valore contabile residuo di 58,6 milioni di euro. Il dato, però, non fotografa quanto la rosa potrebbe valere sul mercato: un giocatore acquistato diversi anni fa può avere un valore contabile ormai ridotto, ma essere ancora cedibile a una cifra molto superiore. Non è un caso che nel solo 2025 il Torino abbia realizzato circa 43 milioni di euro di plusvalenze. Per un eventuale acquirente, quindi, la rosa rappresenterebbe un patrimonio da valorizzare e, in alcuni casi, da trasformare nuovamente in ricavi.

Anche sul piano strettamente finanziario il confronto racconta qualcosa di interessante. Il Torino ha chiuso il 2025 con 122,5 milioni di ricavi, un EBITDA positivo di 26,5 milioni e una perdita di 13,1 milioni, mentre il Leicester, nell'ultimo esercizio disponibile, ha prodotto ricavi molto più alti ma anche una perdita decisamente più pesante, superiore ai 70 milioni di sterline. Il club inglese ha quindi una dimensione economica maggiore e soprattutto possiede asset che il Toro non ha, ma non significa automaticamente che la gestione sia più solida. Il Torino oggi è una società più piccola, ma con una situazione economica meno pesante. Il Leicester, invece, ha un patrimonio infrastrutturale che aumenta inevitabilmente il valore complessivo della società.

Ed è proprio qui che si trova il punto centrale della questione. I più di 200 milioni richiesti da Cairo sembrano incorporare non soltanto il valore del Torino attuale, ma anche quello che il club può diventare. La rosa, il marchio, la presenza stabile in Serie A e la possibilità di generare plusvalenze rappresentano una parte della valutazione; l'altra, forse quella decisiva, riguarda lo stadio. Se il Torino riuscisse davvero a trasformare l'Olimpico Grande Torino in un asset della società, il quadro cambierebbe radicalmente, perché il club avrebbe finalmente una fonte di ricavi strutturali e un patrimonio immobiliare da aggiungere alla valutazione. Oggi il Leicester può giustificare i suoi 230 milioni anche con ciò che possiede. Il Toro, per arrivare alle richieste di Cairo, deve convincere un compratore a pagare anche per ciò che può ancora costruire. Ad oggi la situazione però è chiara e Cairo senza lo stadio e senza il Robaldo difficilmente potrà ottenere una cifra superiore ai 200 milioni di euro.

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