La stagione 2026/2027 comincia oggi. Il direttore sportivo Gianluca Petrachi parla del presente e del futuro prossimo del Torino in conferenza
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La prossima stagione del Toro prende forma anche attraverso le scelte di Gianluca Petrachi. Tornato in granata per dare una nuova direzione al progetto, il direttore sportivo è chiamato a costruire una squadra capace di ritrovare identità, ambizione e continuità dopo una stagione che ha lasciato più ombre che luci. Dalla scelta di Ignazio Abate alla programmazione del mercato, il ds è chiamato a gettare le fondamenta del nuovo corso del Torino. All'alba della stagione 2026/27, Petrachi fa il punto sul percorso intrapreso, sulle strategie future e sugli obiettivi che accompagneranno il club nei prossimi mesi. Di seguito, le sue dichiarazioni in conferenza stampa.
"Il presidente ha delegato me per la presentazione oggi la conferenza la faremo io e Ignazio. Parto dall'idea di ringraziare Roberto D'Aversa perché ha fatto un lavoro incredibile ha portato dei risultati e tutto sommato avrebbe meritato di stare sulla panchina del Torino. Però sono un direttore che si prende delle responsabilità e credo in un progetto nuovo. Mi sarebbe piaciuto fare un calcio diverso cercando di lavorare sui giovani e un allenatore che ha dimostrato di avere idee importanti, di nuova generazione. Ignazio mi ha trasferito energie, idee che condivido in pieno e il passaggio è stato obbligato per andare in una direzione. È partito dai giovani ed è importantissimo. Per saperci lavorare bisogna avere anche delle esperienze. Viene da esperienze in cui ha dimostrato di essere uscito sempre alla grande. Certamente non ha fatto la Serie A però sono convinto che possa ritagliarsi uno spazio importante in un campionato in cui può dimostrare attitudini e l'umiltà che lo contraddistingue. Sono contento di averlo scelto in piena sintonia con il presidente. Ora inizia questo nuovo percorso, questa voglia di cambiamento che da gennaio ci ha contraddistinto".
A fine mercato trasmettere idea delle ambizioni realistiche di una squadra, può influire sul rapporto con la tifoseria?
“Dire anticipatamente gli obiettivi a volte è controproducente. Dobbiamo concentrarci sul cambiamento. Quando sono arrivato a gennaio c’erano più cose che non funzionavano ed è stato difficile salvarsi. Vorrei ricreare un circolo virtuoso, portare giocatori che hanno l’ambizione di giocare nel Toro e diventare la mina vagante del campionato. Mi piacerebbe che si verificasse. Portare delle idee che possano essere delle visioni. Io condivido appieno le idee di Ignazio. È vero che adesso siamo corti, ma perché non dare la possibilità ai ragazzotti che abbiamo di mettersi in evidenza e dimostrare di essere da Torino? Nel calcio vince la meritocrazia, ma è pur vero che servano giocatori funzionali. Ma sicuramente lavorerò sui prospetti. Sicuramente arriveranno dei giovani. I difensori centrali saranno comprati. Cercherò di fare investimenti e produrre giocatori che saranno importanti nei prossimi anni. Così sul portiere: non ci accontentiamo di coprire la casella. Preferisco non essere pronto per il ritiro ma portare un portiere che possa essere un valore aggiunto per la squadra”.
È complicato comprare nel campionato italiano? Per questo girano tanti nomi stranieri? C’è l’idea di portare identità italiana?
“Sono partito da quell’idea ma più volte sono stato rimbalzato. Ci sto provando in tutti modi ma ci sono prezzi inaccessibili. Pensiamo a quanto è stato venduto Palestra. Siamo arrivati a numeri insostenibili. La sostenibilità parte dal fatto che il Torino fattura 80 milioni in un circolo virtuoso devi starci dentro. La politica della società è ben nota da parecchi anni. Bisogna fare le cose in maniera virtuosa. La cosa che devo cercare in tutti i modi è far tornare la visione di far tornare un calcio sostenibile e di ragazzotti affamati di confrontarsi con la Serie A. L’ambizione è questa. Altri metodi non li conosco”.
Ci sono giocatori che hanno chiesto di andare via? Qual è la situazione di Adams?
“Adams è in vacanza, beato lui. Quando tornerà siamo pronti a parlarci e capire cosa vuol fare. A gennaio mi sono confrontato con lui e mi ha detto che a giugno avremmo capito cosa fare. Contano le emozioni dei calciatori per capire cosa vogliano fare veramente. Zapata è leader silenzioso, ma quando parla incide. Si è spalmato lo stipendio e ha fatto un gesto importante. Il Zapata visto da gennaio in poi può darci tantissimo. Per quanto riguarda Simeone, c’è stata la situazione di voler tornare a casa, ma gli abbiamo fatto capire che è ancora giovane e ha ancora tanto da dare. Lo ha capito mettendoci entusiasmo. Il ragazzo l’ho visto, ha le idee giuste e siamo contenti di avere questo ragazzo. A Vlasic ho chiesto categoricamente di rimanere al Toro perché rappresenta il Toro. Sono profondamente innamorato calcisticamente di lui perché dà esempio. Potrei citare anche Paleari, un ragazzo a cui rinnoveremo il contratto e farà da chiocchia per chi arriverà. Credo che ci siano tanti elementi sui cui lavoreremo”.
Arriverà un giocatore più esperto a centrocampo?
“Il centrocampo è dove abbiamo più giocatori. Giocheremo a due e non più a tre. Noi stiamo lavorando su più fronti. Una cosa che non ci manca sono le idee chiare. Il portiere e due difensori centrali sono le priorità. Abbiamo puntato su delle prime scelte e le stiamo aspettando. Su due elementi saranno fatti investimenti e mi augurò che questi giocatori arrivino il prima possibile. C’è da fare trattativa per portarli a casa”.
Qual è il mercato del futuro?
“Noi guardiamo un po’ dappertutto. L’indicazione che mi ha dato Ignazio è di difensori che siano bravi a giocare a calcio. Sia Coco che Ismajli sono due marcatori meno propensi al gioco da dietro. L’idea è portare elementi che sappiano fare l’uno e l’altro”.
Gill è una prima scelta?
“Un mese prima del Mondiale l’avevo contattato e stavo portando trattativa con presidente del San Lorenzo. Poi ci sono state le elezioni ed è saltato. Cambiano gli interlocutori, arriva al Mondiale che nessuno lo conosceva. È evidente che se vai su quelle idee e quelle idee le vedono tutti è difficile arrivare all’obiettivo. Non è una trattativa che ho completamente chiuso ma non voglio illudere nessuno. Si è quasi triplicato il prezzo da quando l’avevo sostanzialmente bloccato. Ho un portiere di primissimo livello che vuole venire al Toro in maniera incredibile. Lunedì spero di incontrare i dirigenti di quella squadra”.
I giovani in rosa.
“Noi abbiamo 4-5 elementi di valore. Oggi ho detto a loro che non sono venuti qui per fare numero per giocarsi la vita. Non è detto che alcuni di loro non possano rimanere nella rosa di quest’anno. Non mi interessa il curriculum di ognuno ma chi ha fame e chi ha coraggio”.
Non c’è Cairo a presentare Abate.
“Scelta rispettabilissima. Non so cosa abbia scaturito tutto ciò. Mi sta lasciando la possibilità di lavorare. Ho messo dentro Gazzi che rappresenta lo spirito del Toro che farà capire che cos’è il Toro. Noi stiamo andando avanti nel nostro percorso. Mi è spiaciuto che qualche volta ho incontrato un tifoso che mi diceva che preferiva retrocedere se il presidente fosse rimasto. Io preferisco affrontare l’onda. Io credo che questo Torino stia nascendo con dignità importante e mi auguro di incontrare la gente allo stadio che pensa che il Toro sia la prima cosa. Comprendo, c’è tanta amarezza. Io mi auguro che il tifoso possa identificarsi con una squadra che lo rappresenti”.
È un obiettivo il rinnovo di Vlasic? Su Obrador?
"Se prendo Obrador rischio di non valorizzare Cacciamani e dobbiamo aiutarlo. Spendere 9 milioni per Obrador non è una condizione. Ho interesse a valorizzare Cacciamani perché è un nostro ragazzo. Per Vlasic a gennaio è arrivata una richiesta ma lui è rimasto: è stato top. Per me è un ragazzo strepitoso. Oristanio l’avevo concluso e bloccato. Una squadra l’aveva contatto in maniera importante per non venire al Torino, ma il ragazzo ha tenuto la barra dritta e ha scelto il Toro. Amo giocatori che arrivino con questo tipo di caratteristiche: gente che voglia venire al Toro".
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