Tra la memoria viva del Grande Torino e il ricordo commosso di Angelo Marello, le voci delle istituzioni e della società riaffermano i valori eterni della squadra.
A dare voce al senso più intimo di questo rito è stata Susanna Egri, che ha subito ricordato come il richiamo a Superga e ai nostri defunti si rinnoverà sempre nelle due date chiave dell’anno, il 4 maggio e il 30 ottobre. “Non dobbiamo ricordarli solo per le prodezze che facevano in campo, ma perché rappresentano dei valori” ha sottolineato. Valori che hanno incarnato gli Invincibili, condivisibili oggi più che mai. Un'emozione resa ancora più palpabile da una dolorosa assenza: per la prima volta, quest'anno, non c’era Angelo Marello, figura storica e orgoglioso testimone. A lui, venuto a mancare poche settimane fa, è stato dedicato l’abbraccio finale dell’intero incontro.
Il Direttore Operativo Alberto Barile ha allargato lo sguardo alla dimensione internazionale del mito. Quando i club europei si incontrano, il primo pensiero va ancora oggi a quel gruppo straordinario, alimentato negli anni da una potente narrazione letteraria e cinematografica.
A parlare dei campioni sono anche stati Leonardo D’Alessandro, il presidente del Circolo Soci del Torino Fc e Pierino Crema. Il Consigliere comunale ha ribadito l’impegno istituzionale e civile: “Esserci, prima di tutto, significa scegliere di non dimenticare”.
Visibilmente emozionato, Beppe Pallavicini, in rappresentanza dell’associazione ex Calciatori Granata, ha ribadito l’orgoglio di esserci ogni anno. Parlare dei campioni che hanno fatto grande il Torino significa evocare una squadra leggendaria che continua a far battere il cuore ai tifosi, e non solo.
A raccogliere tutti questi fili è stato Don Gian Luca Carrega, che nel suo intervento ha offerto una riflessione profonda proprio sul senso del radunarsi. Ha ricordato come il "ricordo" possa talvolta essere passivo e persino ingombrante, legato a fantasmi che vorremmo allontanare. Ben diversa è la “memoria", intesa come esercizio attivo e consapevole. Siamo noi, infatti, a decidere cosa conservare del passato e di farne uno strumento vivo per il presente.
Il Grande Torino non appartiene solo ai libri di storia: vive ogni volta che una comunità sceglie di stringersi attorno ai propri valori, custodendo la memoria come un bene prezioso.
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