Le parole di Cairo travisano ancora una volta la realtà dei fatti
Cairo tra insoddisfazione e Njie: sono parole forti (VIDEO)
"Ora ci sono tre settimane di lavoro con quasi tutti". Le parole di Urbano Cairo, alla prova dei fatti, raccontano però - per l'infinitesima volta - una realtà diversa da quella a cui assistono tutti gli altri. Perché le tre settimane sul calendario ci sono state, ma Abate non ha avuto affatto "quasi tutti" a disposizione: quattordici giocatori sono partiti per le Nazionali, compresi elementi importanti della rosa, tanto da lasciare il Toro senza tutti i difensori centrali contemporaneamente. E quelle parole sembrano quasi suonare come un ultimatum all’allenatore. Ma, prima di giudicarne il lavoro, bisognerebbe almeno considerare le condizioni in cui è stato svolto.
La questione è semplice: il Toro aveva bisogno di tempo per costruire automatismi, sistemare una fase difensiva ancora fragile e inserire giocatori arrivati tardi dal mercato. Proprio per questo la sosta avrebbe potuto essere preziosa. Ma la rosa non si è completata da sola e Abate non ha avuto nemmeno durante il ritiro il gruppo al completo. Anche su questo Cairo dovrebbe assumersi le sue enormi responsabilità. Non basta limitarsi a dire: "C’è stato anche un calendario impegnativo e questo può essere una piccola scusante, assieme a qualche giocatore arrivato all’ultimo e quindi in condizione ancora non buone". Poi sono partiti quattordici nazionali, lasciando a disposizione dell’allenatore una squadra inevitabilmente incompleta. I giovani aggregati hanno permesso di allenarsi, certo, ma non possono sostituire gli uomini sui quali costruire una squadra. Dire che Abate ha avuto tre settimane è corretto. Dire che le ha avute con quasi tutta la rosa significa invece ignorare il dato più importante.
Cairo può chiedere risultati e pretendere miglioramenti da Abate, ci mancherebbe. Ma se quelle tre settimane devono diventare il metro con cui poter giudicare l’allenatore, allora bisogna raccontarle per quello che sono state: rosa completata tardi, ritiro senza tutti gli uomini e quattordici giocatori lontani dal Filadelfia durante la sosta. Altrimenti il rischio è costruire un alibi al contrario: una squadra completata in ritardo che perde una parte importante della rosa proprio quando dovrebbe lavorare sugli automatismi, per poi presentare all’allenatore il conto del lavoro non fatto. I giorni sul calendario non si allenano. Si allenano i giocatori. E soprattutto quelli che poi devono scendere in campo.
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