Il tecnico granata in conferenza stampa sceglie la via della protezione nei confronti dei giocatori. A Bologna però...
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Senso di protezione prima di una gara così delicata o semplice diplomazia? Chissà, ma le parole di Ignazio Abate nella conferenza stampa che precede la trasferta di Bologna richiamano a qualche riflessione. "Gli attacchi vanno su di me in questo momento, non su di loro". Questa è solo la conclusione di un discorso ben più ampio, che termina però proprio con una difesa morale, quasi "ad oltranza", dei suoi giocatori. Il filo conduttore di gran parte dell'intervento del tecnico granata ha visto elogi o forme di scudo nei confronti del suo gruppo. Da quelle più banali, come "i ragazzi stanno crescendo" o "si stanno comportando bene", ad altre ben più rumorose e nette come "ci sono errori ed errori, alcuni sono anche mie richieste", ma soprattutto "accetto le critiche, ma non gli attacchi ineleganti". A cosa si riferisce Abate?
Quella linea sottile tra la critica e l'attacco
Il riferimento alla settimana vissuta da Lucas Perri era già palese così, ma Abate lo ha comunque specificato e chiarito. "Ho letto cose su Perri che non mi sono piaciute", ha spiegato, prendendo apertamente le difese del brasiliano. Non per negarne le responsabilità, ma per separare il rendimento sul campo da quello che arriva dall'esterno. Il portiere, secondo il tecnico, deve imparare a gestire la pressione e a ignorare i commenti: "Lo pretendo anche io che sono un martello". Una richiesta che racconta bene il ruolo che Abate vuole avere in questo momento, quello di allenatore ma anche di primo filtro tra i suoi giocatori e l'ambiente. Il passaggio più duro arriva quando il tecnico parla proprio del contesto nel quale Perri si è trovato a lavorare. "Una cosa è la critica, un'altra sono questi commenti. Detti poi su un ragazzo che arriva in un ambiente nuovo, con richieste nuove, che non ha ancora trovato casa...". Una difesa che va oltre la singola papera contro la Fiorentina o l'assist al gol della Roma. Abate non cancella quelle responsabilità, ma non vuole nemmeno che diventino un'etichetta appiccicata al portiere dopo poche partite. E su questo è stato netto: "In questi momenti abbraccio i miei ragazzi, meritano la mia fiducia e la mia energia. Deve riguardare non solo me, ma l'ambiente". Insomma, in pubblico Abate ha scelto di mettere lo scudo davanti a Perri e al resto della squadra.
Ma a Bologna servono punti
Ed è qui che arriva il rovescio della medaglia. Perché intanto c'è Bologna e il Toro, come ha ammesso lo stesso Abate, deve iniziare a fare punti. Difendere i propri giocatori davanti ai microfoni è comprensibile, soprattutto quando si vuole costruire un gruppo e non perdere per strada chi sta ancora assimilando nuove richieste. Ma la speranza è che quella protezione pubblica abbia come contraltare, nel privato e nel lavoro quotidiano, un Abate molto meno morbido. Se ha detto di essere "un martello", allora è proprio lì che dovrà farsi sentire: correggere, alzare il livello, pretendere attenzione e limitare quegli errori che finora hanno pesato troppo. Lo scudo davanti alle telecamere, il pugno duro a porte chiuse. Perché la fiducia serve a costruire, ma alla fine sono i risultati a stabilire se il percorso sta funzionando. Perché lo scudo può proteggere i giocatori, ma non per sempre. Se il Toro non dovesse invertire la rotta, allora sarà Abate a dover cercare qualcuno disposto a proteggerlo. E il rischio è che, a quel punto, non potendo contare soltanto su se stesso, lo scudiero non ci sia.
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