Un'eredità di "rimpianti" e "dolore" da trasformare in nuova linfa. Toccherà ad Abate e Petrachi riuscirci

Ci si appresta a un nuovo inizio, con un retrogusto amarognolo nella transizione tra una stagione e l'altra. È da qualche giorno che la stagione 2026/2027 ha avuto ufficialmente il via: il 1° luglio, accompagnato dai messaggi di saluto di chi, d'ora in avanti, considererà il Toro una tappa, fortunata o meno, della propria carriera. Ma è dalla giornata odierna che, effettivamente, viene aggiunto il primo nuovo tassello che segna una linea di demarcazione tra un prima e un dopo.

Da qualche giorno si sa che Gaetano Oristanio trascorrerà la stagione sotto la Mole, ma è oggi che il classe 2002 approderà a Torino: si sottoporrà alle visite mediche di rito e, a tutti gli effetti, diventerà il primo innesto della campagna estiva di rafforzamento. Avrà ancora qualche giorno per prepararsi al secondo appuntamento di questa settimana, di cui resta solo da fissare la data. Venerdì, Ignazio Abate indosserà per la prima volta il kit da allenatore granata per dirigere il suo primo allenamento al Filadelfia.

Torino FC Training Session

Il nuovo tecnico avrà non solo modo di conoscere da vicino Oristanio, ma soprattutto l'intera vecchia guardia, eccezion fatta per chi ha prolungato la stagione ai Mondiali, ossia Vlasic, Adams e Pedersen. Qui si percepirà il termometro, bollente secondo le previsioni, dell'accoglienza verso il nuovo corso.
Si attende così di scoprire le prime indicazioni dei lavori in corso della nuova guida tecnica, in attesa dell'ultimo appuntamento settimanale, l'allenamento a porte aperte di domenica, e della partenza di lunedì prossimo in direzione Pinzolo, dove il Torino punta a rigenerarsi e a costruire le basi in vista del lungo percorso stagionale.

Il sentimento, ad oggi, è di curiosità, mista anche a una certa diffidenza. Nulla di paradossale, o almeno lo sarebbe nel caso si fosse alieni alle vicende che accompagnano il Toro da un bel po' di tempo a questa parte. In attesa delle prime dichiarazioni, dei primi messaggi diretti provenienti da Ignazio Abate e rivolti a giocatori e tifoseria, ci si concede ancora per qualche giorno il limbo comunicativo e tattico. Non per molto, anche perché, a introdurre questa settimana inaugurale del nuovo Toro, il dialogo con quello vecchio, o immediatamente precedente, ha avuto ancora un certo peso specifico, nutrendo queste ore di dosi di rimpianti e malinconia.

Strascichi di una stagione, quella conclusa oltre un mese fa, che ha chiesto alla società Toro, alla piazza e a tutti, più in generale, di guardarsi dentro. "L'amarezza c'è perché quando si viene via in questo modo dispiace", ha detto Davide Vagnati, rompendo il lungo silenzio dopo l'esonero con effetto immediato deciso nel dicembre scorso. E' stato lui a pagare il flop della gestione Baroni e della campagna acquisti annessa. Mal digerito dalla tifoseria, in quel momento, con l'allenatore confermato anche contro ogni evidenza, era sicuramente la testa più facile da tagliare.

Un bel rapporto con la tifoseria lo aveva invece costruito, con decisamente molto meno tempo a disposizione, Roberto D'Aversa, pur senza poter contare sulla prova concreta del calore popolare, eccezion fatta per il derby. È stato lui a raccogliere i cocci di un ambiente esploso e fuori controllo, ridando linfa a una squadra che flirtava troppo pericolosamente con la B. Non gli sono bastate le numerose vittorie casalinghe e le rimonte appassionate per convincere la società a investire su di lui. E così trapela anche dalle sue parole il rimpianto, insieme a una matura e serena accettazione della realtà: più di così non poteva fare. "Ci speravo", ed è logico e onorevole, ma ecco, signorilmente: "Forse è mancata un po' di chiarezza nei miei confronti. Ma mi fermo qui". È stata anche l'occasione per fare gli auguri ad Abate, senza alcun tipo di rancore. Anzi, meno lo si trascina in questo calderone, meglio è.

E così, sulla passata stagione, quello che si doveva dire, più o meno, è stato detto. E forse non è così importante tornare per forza a battere il chiodo. E ciò riguarda almeno il campo, perché sul fronte tifoseria ancora non tutto è chiaro. Ma intanto il rimpianto e il dolore, dopo essere stati spurgati, lasciano spazio almeno a una promessa, quella di ogni inizio di luglio: a un reset ma quanti oggi necessario. Tutto è nelle mani dei successori: Abate, il giovane in rampa di lancio, accompagnato dall'esperienza di Petrachi, in un connubio curioso tra la novità e un sequel che ha avuto già prime anticipazioni lo scorso gennaio. Vedremo cosa ne uscirà. Ora si può iniziare, finalmente, a tastarlo con mano.

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