Il presidente granata aveva supportato la candidatura dell’ex Coni, indicando anche diverse criticità da sistemare
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“Lo conosco bene e lo stimo, è una persona capace e ha fatto bene al Coni. Per me potrebbe essere sicuramente una persona su cui puntare”. Così, ad aprile, Urbano Cairo si esprimeva sulla candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc. I granata hanno accordato la propria fiducia all’ex presidente del Coni e hanno così accolto con favore le recentissime novità. “Il presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club si congratulano con Giovanni Malagò per la sua elezione alla guida della Figc: in bocca al lupo per riportare il calcio italiano dove merita, grazie a riforme utili ad un profondo rinnovamento”, recita infatti il comunicato del club granata.
La linea indicata da Cairo
Un augurio e un invito: riforme utili a un profondo rinnovamento. Sul tema, nei mesi scorsi, il presidente Cairo aveva già avanzato alcune proposte: “Non possiamo permetterci 100 squadre professionistiche. I migliori campionati stranieri, che fatturano più di noi, ne hanno decisamente meno. Si potrebbe incentivare i club ad avere la seconda squadra, visto che in serie C ci sono società che fanno fatica a stare in piedi”. Ci sono poi altri temi, come gli stadi e la pirateria: “In Italia ci sono solo 4 impianti di proprietà, gli altri sono molto fatiscenti. La pirateria è un problema che impatta in modo incredibile: perdiamo 300 milioni all’anno. Dobbiamo poi mettere sotto controllo i costi, il calcio va in perdita”.
Ma non solo, il patron granata ha auspicato aiuti per il calcio da parte del governo: “Come lo ha fatto in molte cose, lo faccia anche per infrastrutture e sgravi fiscali. Il calcio è un settore che dà moltissimo ma non riceve niente. Alcuni eccessi vanno limitati, ma servono aiuti: non a fondo perduto, magari con forme di tax credit anche legate a investimenti su giovani e impianti. Bisogna intervenire per esempio sulle scommesse in cui nel nostro caso l’organizzatore dell’evento sportivo, al contrario di molti altri Paesi, non beneficia di nulla su 16 miliardi di entrate”.
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