La Scossa Granata / La campagna di comunicazione del Toro vista da un tifoso

​"Essere del Toro non è una semplice scelta sportiva. È un'eredità dell'anima, una promessa sussurrata tra le generazioni."

​Non so se vi sia capitato di guardare questo reel del Toro sui nostri 120 anni: https://www.instagram.com/reel/DZrnpUFt-p2/?igsh=NmVsOHR5czRnN29y Personalmente l'ho guardato non una o due, ma forse dieci volte. E ogni volta, inevitabilmente, un nodo mi ha stretto la gola. Questa non è solo una meravigliosa campagna di comunicazione, non è un semplice invito a riempire lo stadio; è uno specchio in cui ho visto riflessa la storia della mia famiglia. Una storia scritta in una sola, inconfondibile tinta: il colore granata. Ed è la storia che accumuna tantissimi tifosi granata, di padre in figlio.

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​Il nonno, gli eroi e il Fila

Come ho già avuto occasione di raccontare in questa rubrica,​ tutto ha avuto inizio con mio nonno. Ma, paradossalmente, quello juventino tra i due. Per lui, nonno Alberto, il calcio non si guardava in TV, lo respirava sulle tribune di legno e cemento del Filadelfia. Era l'uomo dei racconti epici, quello che mi parlava di Valentino Mazzola, di Loik, di Castigliano e del Grande Torino non come di semplici giocatori, ma come di eroi mitologici. E lo faceva essendo tifoso avversario. Mio nonno Pietro, invece, era granata. Ed entrambi mi hanno insegnato che il Toro è grandezza e fato avverso, è il destino che ti colpisce durissimo e tu che, rimboccandoti le maniche, ti rialzi.

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​Il Papà: la Maratona e le prodezze granata

​Poi è toccato a mio padre Giancarlo passarmi il testimone. Il suo Toro era quello degli anni '70 e '80, il Toro della polvere e del sudore. E dell'ultimo scudetto, ben 50 anni fa. Era la Maratona che ruggiva, erano le incornate di Pulici e Graziani, le prodezze di Claudio Sala e Zaccarelli, la concretezza di Pecci e Castellini, le ginocchia sbucciate e il cuore gettato sempre oltre l'ostacolo. Mio padre mi raccontava di Giorgio Ferrini e mi ha insegnato la resilienza, l'orgoglio di essere minoranza fiera in una città complessa, e la dignità di non arrendersi mai. Ed è stato il primo a portarmi al Comunale, a vedere Toro Foggia (1-0) l'anno dopo lo scudetto. Avevo 7 anni ma ricordo tutto con una lucidità pazzesca. In quegli anni sono cresciuto a cavallo tra le delusioni e le rinascite, tra le sofferenze e le improvvise, esplosive gioie. Ho vissuto sulla mia pelle cosa significa difendere questa maglia ogni giorno. Guardando queste immagini scorrere sullo schermo del telefono, ho sentito tutto il peso, e l'immenso onore, di essere l'anello di congiunzione di questa catena. Ho sorriso, perché ho riconosciuto la mia stessa rabbia agonistica, quella che ti fa esultare per un tackle scivolato in difesa come se fosse una rete in rovesciata. Ricordo ancora che quella sciarpa di lana grezza che mi avvolgeva il collo da bambino profumava di tabacco, di nebbia torinese e di invincibilità.

​Mio figlio e il futuro della fede granata

​Ma il momento in cui questa campagna ha fatto davvero breccia, il momento in cui mi sono arreso all'emozione, è stato pensando a mio figlio Andrea. L'ho guardato l'altra sera, orgoglioso e felice con gli amici a festeggiare i suoi splendidi 25 anni. Vive in un'epoca in cui ha le corazzate miliardarie e le squadre vincenti di mezza Europa a portata di click, eppure, quando andiamo allo stadio, i suoi occhi brillano solo per il nostro Toro. Sa tutto della nostra storia e ha ovviamente interiorizzato i silenzi di Superga. Sa bene che la nostra è una fede diversa da tutte le altre. ​Il verdetto su questa campagna? Ha fatto centro, in pieno. E ci è riuscita perché non ha parlato ai "clienti", ma ha parlato alle famiglie. Ha pizzicato quella corda invisibile e fortissima che unisce le mani callose di mio nonno a quelle cariche di speranza di mio figlio. Perché in fondo, per noi, non è mai stato solo calcio. È DNA. È il nostro modo di stare al mondo: a testa alta, uniti, sempre e per sempre. Forza vecchio cuore granata.


MICHELANGELO SUIGO - Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.

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