La Scossa Granata / Si sta dando vita a un progetto tecnico nuovo e orgogliosamente "Made in Italy", ma le novità non riguardano solo il rettangolo verde
L’orizzonte del Toro si tinge di nuovo. Archiviata la gestione D’Aversa (grazie di tutto Mister), si sta dando vita a un progetto tecnico nuovo e orgogliosamente "Made in Italy". Il timone è stato affidato a Ignazio Abate, 39 anni, un profilo giovane ma dalle idee già chiarissime, che torna in granata dopo la parentesi da calciatore vissuta nella stagione 2008/2009. Con un contratto biennale da 750mila euro a stagione (con premio in caso di qualificazione alle coppe europee), il neo allenatore non ha perso un solo istante. Mentre il raduno ufficiale è fissato per il 6 luglio, con il consueto ritiro a Pinzolo programmato dal 13 al 25 dello stesso mese, Abate ha già iniziato a plasmare la sua squadra partendo da un sopralluogo al Filadelfia e da una serrata campagna di scouting.
Mercato: focus sulla linea verde e sul modulo 3-5-2
La direttiva principale è abbassare l'età media e snellire il monte ingaggi, puntando forte su talenti italiani emergenti. Tatticamente, il Toro si schiererà con il 3-5-2 (o all'occorrenza 3-4-2-1). Per questo motivo, Petrachi e Abate sono volati in missione in Spagna, a Malaga, per osservare da vicino Lorenzo Amatucci, promettente regista classe 2004 di proprietà della Fiorentina e attualmente in prestito al Las Palmas.
Ma la lista degli obiettivi è lunga. Wladimiro Falcone (Lecce) è in cima alle preferenze per il ruolo di portiere. In difesa piacciono Marash Kumbulla, in uscita dalla Roma e, per le corsie esterne, si lavora su Tommaso Barbieri (ex Cremonese) e sul giovanissimo Niccolò Fortini (classe 2006). In attacco il preferito è Sebastiano Esposito, per dare imprevedibilità e talento al reparto offensivo. Da tenere d'occhio anche il giovanissimo Alessio Cacciamani, che Abate ha già saputo valorizzare durante la sua avventura alla Juve Stabia.
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Il nodo Vlasic
Tra le incognite lasciate in sospeso c'era il destino dei "big", in particolare quello di Nikola Vlasic, le cui sorti sembravano destinate a risolversi solo al termine del Mondiale. A spazzare via le nubi, però, sono arrivate le parole del 10 croato: "Il Torino è un grande club, mi sento a casa. Con il Torino abbiamo degli obiettivi e mi sento onorato di indossare la fascia di capitano. Ne sono orgoglioso ma è una grande responsabilità". Un segnale di amore per la maglia granata e di continuità fortissimo, che toglie un peso enorme dalle spalle della dirigenza e garantisce ad Abate un punto fermo di assoluta qualità da cui ripartire a centrocampo.
Bentornato a casa, Alessandro Gazzi
Ma le novità non riguardano solo il rettangolo verde. Per ricostruire un'identità forte e trasmettere ai nuovi arrivati cosa significhi indossare questa maglia, la società ha piazzato un bel colpo dietro la scrivania. Alessandro Gazzi è il nuovo team manager del Toro, andando a prendere il posto di Alessandro Andreini. Si tratta di un ritorno romanticissimo. Gazzi non è solo un ex giocatore: è l'emblema del sudore, dell'umiltà e del sacrificio. Il "rosso" centrocampista aveva già vestito la maglia granata per quattro stagioni dal 2012 al 2016, collezionando 104 presenze e diventando un pilastro del Toro di Giampiero Ventura.
Dotato di una grinta fuori dal comune e di una spiccata intelligenza non solo tattica ma anche umana , caratteristiche che lo hanno spinto anche a scrivere una bellissima autobiografia intitolata "Un lavoro da mediano" - Gazzi rappresenta il collante perfetto tra la società, lo spogliatoio e il nuovo mister. Chi meglio di lui, che ha sempre onorato la causa con profonda dedizione, potrà spiegare ai nuovi giovani talenti voluti da Abate l'importanza e il peso della maglia del Toro? Il nuovo progetto granata è ufficialmente iniziato. E noi speriamo per il meglio. Forza Vecchio Cuore Granata.
MICHELANGELO SUIGO - Manager, docente Luiss, esperto di comunicazione e Public Affairs, giornalista pubblicista col cuore granata. Michelangelo Suigo è un orgoglioso e genuino tifoso granata.
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