Claudio Sala: “Toro, l’augurio è quello di ritrovare unità tra tutte le componenti”

Esclusiva TN / Il poeta del gol: “Siamo legati alla speranza che possa tornare il Toro di una volta, ma ora non si può più vincere uno scudetto”

di Alberto Giulini, @albigiulini

“Quest’anno la ricorrenza cade in un periodo particolare per quello che sta vivendo la squadra, speriamo che dopo questo compleanno abbia la possibilità di risollevarsi”. Claudio Sala, in esclusiva su Toro News, si racconta ed analizza il Toro di ieri e di oggi in occasione del centoquattordicesimo anniversario della fondazione del club. Undici stagioni, 365 partite e 22 reti in granata per il capitano dell’ultimo scudetto, che ha scritto pagine importantissime di storia: “Dal centenario in avanti festeggiamo ogni anno, questi sono traguardi importanti”.

Claudio Sala, lei è stato tra i grandissimi protagonisti del primo scudetto dopo la tragedia di Superga: qual è stata l’emozione di scrivere un pezzo di storia così importante?
“Noi non ce lo aspettavamo, eravamo partiti per fare un campionato normale. C’era un allenatore nuovo, la squadra era nuova ed i giocatori di lunga data non erano stati confermati. Partivamo senza che ci fossero i presupposti per vincere uno scudetto, ma quella squadra si è trovata e finalmente abbiamo vinto un titolo che è stato molto importante per la città e per il Toro”.

In quella squadra c’erano due grandissimi attaccanti come Pulici e Graziani, oggi c’è Belotti. Che ne pensa del Gallo?
“È un giocatore che fa la differenza, si dà da fare e lavora anche per la squadra. È un attaccante completo, che non sta fermo davanti ma torna e difende anche, pur dando il meglio di sé nella metà campo avversaria. Il Torino dovrà pensarci dieci volte prima di cedere un giocatore del genere”.

Con Claudio Sala a rifornirlo, dove potrebbe arrivare Belotti?
“Magari potrebbe fare qualche gol in più, ma è difficile capire quali. Gli arriverebbero più assist da concretizzare, ma ho visto che sta segnando ugualmente anche se mancano i cross dal fondo”.

Tornando a lei, qual è il ricordo più bello e quale il più brutto con la maglia granata?
“Il momento più difficile è aver perso il campionato a 50 punti con la Juve che ne aveva fatti 51. Pensavamo di vincerlo ma non ce l’abbiamo fatta. L’anno prima ci aspettavamo di non vincere assolutamente niente ed invece abbiamo conquistato lo scudetto. Ecco, il momento più bello è questo tricolore arrivato quasi per puro caso e che avremmo potuto bissare l’anno seguente”.

A distanza di tanti anni i tifosi la ricordano ancora con grandissimo affetto…
“Questo mi fa piacere, vuol dire che hai lasciato un bel segno, hai fatto bene e ti sei dedicato al Torino. Io ero un giocatore di fantasia, ma non tiravo mai indietro la gamba. Alla tecnica cercavo di unire la tattica ma soprattutto l’agonismo e la voglia di vincere”.

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Che cosa rappresenta per lei il Toro?
“Io ho trascorso tre anni al Monza, uno al Napoli, due al Genoa e undici al Torino. Quegli undici anni di Torino mi hanno convinto a sposare la causa granata. Non è facile, ma quando finalmente riesci a trovare un equilibrio e raggiungere certi traguardi con una società bisogna fare festa”.

Una parte molto critica della tifoseria sostiene che quello di oggi non si più il Toro. Che idea si è fatto a riguardo?
“Su queste cose sono molto cauto. Speriamo sempre di fare di meglio e qualcosa in più. Siamo legati alla speranza che possa tornare il Toro di una volta, ma ora non si può più vincere uno scudetto. Ai miei tempi l’hanno vinto la Lazio, il Verona, la Fiorentina ed il Cagliari oltre al Toro. Adesso solo Milan, Inter, Juve e ancora Juve, Inter e Milan, con il Napoli che ai tempi di Maradona vinceva ed ora sta cercando di tornare nuovamente in auge”.

Pianelli, scudetto '76
(foto Museo del Grande Torino e della Leggenda Granata)

Al centro delle critiche c’è il presidente Cairo. Come giudica la sua presidenza?
“È una presidenza molto particolare, Cairo non riesce mai a legare un pochino con i tifosi e questo è un guaio. Il Torino deve essere un tutt’uno: squadra, dirigenti e tifosi. Tutti devono essere incanalati sulla stessa strada, ma ogni tanto c’è qualche scollamento e devo dire che questo non aiuta una squadra che ha già dei problemi”.

Il Toro con Giampaolo sta migliorando sul piano del gioco ma sta fatica a conquistare punti. Come valuta la sua gestione?
“La squadra una volta aveva degli attaccanti che concretizzavano poco, ora la situazione si è ribaltata ed il problema sembra essere la difesa. Due anni fa quella del Toro era tra le migliori del campionato. Oggi mi meraviglio a vedere Izzo, Nkoulou e Ansaldi: due anni fa erano elementi fondamentali, ora non trovano posto e fanno fatica ad emergere…”.

E in questo periodo difficile arriva il derby…
“Arriva nel momento meno propizio, sia per noi che per loro. Anche loro sono un pochino in difficoltà, quindi speriamo di sfruttarne le debolezze e riuscire a centrare un obiettivo importante soprattutto per la classifica e per il morale. Uscire sconfitti da questo derby vorrebbe dire rimanere sempre in una zona che è molto pericolosa”.

Nessuno in Europa è stato rimontato tanto quanto il Toro: che cosa c’è secondo lei all’origine del problema?
“Questa squadra riesce ad andare in vantaggio, ma poi lascia l’iniziativa all’avversario ed è chiaro che prima o poi un golletto te lo fa. Quando ha fatto un gol deve cercare subito di fare anche il secondo. Questo secondo me non è ancora entrato nella testa di tutti, la squadra deve ritrovarsi dal punto di vista della personalità”.

Che cosa manca al Toro per tornare a competere stabilmente per un piazzamento europeo?
“Manca tanto, dal mercato non viene mai fuori niente di importante. Quest’anno dovrà però emergere qualcosa di significativo, perché la squadra va migliorata”.

12 Commenta qui

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  1. come un pugno chiuso - 2 mesi fa

    dalla risposta che si trova sotto la bellissima foto di Claudio che festeggia sotto la curva più bella d’Italia si capisce che anche il Poeta ha capito qual’è la componente che genera problemi, lui è un signore, io avrei detto che è una componente che dopo 15 anni di assoluto nulla avrebbe il sacrosanto dovere di levarsi dai maroni

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  2. Junior - 2 mesi fa

    Grande Sala. Poeta in campo e al microfono.

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  3. CUORE GRANATA 44 - 2 mesi fa

    La risposta di un “totem”come Claudio Sala alla domanda sulla Presidenza Cairo mi pare emblematica.I risultati sportivi rappresentano,come peraltro ipotizzato da molti noi tifosi,solo una parte di un tutto più complesso che riguarda la Società.Gli inossidabili sostenitori del Pres.invece di rispondere in modo offensivo(a volte irriguardoso)nei confronti di chi “si permette”criticarlo dovrebbero tacere per “comune senso del pudore”.FVCG!!!

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  4. Messere Granata - 2 mesi fa

    Il Covid è il migliore alleato di Cairo. Senza pubblico dugli spalti potrà tranquillamente proseguire nella sua più fiorente attività. Il nulla.

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  5. rolandinho9 - 2 mesi fa

    Ricompattare L ambiente? Via gianpaolo e arrivi semplici come prima cosa. Non serve tanto altro, il Milan ha mandato via gianpaolo preso pioli e ibra e da mediocre non perde più. Se mandiamo via gianpaolo e torna baselli nel nostro piccolo arriviamo a metà classifica come fa L hellas divertendoci

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  6. Emilianozapata - 2 mesi fa

    Caro Capitano, avrebbero dovuto clonarvi, tu e gli altri 12 (i due in più sono Pianelli e Radice).
    Invece siete stati sistematicamente allontanati. Con il vostro esilio è iniziato questo agonizzante tramonto.

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  7. OldBull - 2 mesi fa

    I tifosi del Toro non sono degli stupidi, almeno non tutti e quindi sanno benissimo che per competere a certi livelli devi avere delle caratteristiche che il Toro non potrà mai avere, parlo di soldi e appoggi politici. Quindi nessuno si aspetta di vincere scudetti o Champions, solo si vorrebbe una squadra stile Atalanta che si prende le sue belle soddisfazioni, ma soprattutto E’ RISPETTATA. Da troppo tempo, da troppi anni il Toro per chi non ne è tifoso viene preso come esempio di inettitudine, di incapacità, di dabbenaggine di sfiga colossale, essere tifosi del Toro per gli altri è quasi inspiegabile, se Ranieri ha detto che il Toro è una religione, forse intendeva che nel Toro devi credere anche se non vedi. Io nel 76 ero allo stadio per festeggiare lo scudetto, di cose belle ne ho viste tante, ma c’è chi invece non ha mai visto niente, eppure ci crede, se non è un miracolo questo… Oggi vorremmo una squadra che sia motivo di orgoglio per i suoi tifosi, vorremmo essere rispettati per la nostra storia e per quello che sappiamo fare adesso, il Toro dello scudetto forse non tornerà più, ma questo è destino comune a quasi tutte le squadre di serie A tanto da chiedersi che senso abbia continuare a credere in uno sport EVIDENTEMENTE malato, sono però sicuro che ci basterebbe riavere il Toro di Amsterdam, un gran bel Toro, una squadra che ci faccia sognare come quello la. Della cairese non se ne può più, cairo vattene una volta per tutte!

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    1. gigioscal - 2 mesi fa

      Pure io c’ero il giorno dello scudetto, avevo 12 anni ed era il primo anno che avevo iniziato ad andare allo stadio. Emozione irripetibile

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    2. Héctor Belascoarán - 2 mesi fa

      Sinceramente non credo che non si possa più vincere niente, le stagioni, come nella vita, sono cicliche. Certo non oggi, non con questa dirigenza, non con il Presidente più fallimentare di sempre in rapporto alle capacità economiche e imprenditoriali.
      Questo è solo il medioevo granata ma sono sicuro che arriverà il nostro momento del risorgimento. Fede, in fondo è per questo che siamo speciali.

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  8. luizmuller - 2 mesi fa

    Finalmente un ex (e di quale portata!) che parla con senso di equilibrio e realismo, ma tutto sommato positivamente, del Toro. Non fa nomi ma indica i problemi e le possibili soluzioni. La clase non è acqua, come si vedeva in campo traspare anche ora che può soltanto parlare. Ahimè.

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    1. luizmuller - 2 mesi fa

      ovviamente volevo scrivere classe…

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  9. Il_Principe_della_Zolla - 2 mesi fa

    L’augurio è che una di queste componenti se ne vada il prima possibile e il più lontano possibile: Cairo vattene!

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