di Carlo Quaranta Ciò che sembra inconcepibile per qualsiasi Società e per qualsivoglia azienda al Torino è successo ancora: un sovvertimento di gradi e di ruoli tale che il capo reparto, i dirigenti e persino il datore di lavoro sono tenuti in pugno dagli operai. Si sente parlare di anarchia e di senatori all’interno di uno spogliatoio in cui sembra prevalente un fastidioso “nonnismo”...
di Carlo Quaranta
Ciò che sembra inconcepibile per qualsiasi Società e per qualsivoglia azienda al Torino è successo ancora: un sovvertimento di gradi e di ruoli tale che il capo reparto, i dirigenti e persino il datore di lavoro sono tenuti in pugno dagli operai. Si sente parlare di anarchia e di senatori all’interno di uno spogliatoio in cui sembra prevalente un fastidioso “nonnismo” piuttosto che una doverosa disciplina. E sentir parlare per l’ennesima volta di calciatori che giocano contro il proprio mister (in questo caso lo stesso, poi, che in precedenza aveva beneficiato di tale situazione a scapito di Zaccheroni e Novellino) è davvero mortificante. Com’è possibile che tre persone diverse che conoscono bene il proprio mestiere – spesso più psicologico-motivazionale che altro - siano tutte riuscite nell’impresa di logorare i rapporti con questi giocatori? Ciò riporta alla mente quel discorso che tante volte è affiorato sul nostro sito e che non esenta da colpe il Presidente Cairo reo di ostinarsi, a tre anni di distanza, a tenere in piedi una Società troppo “snella”, priva di altre figure di riferimento oltre a lui. Purtroppo i frequenti avvicendamenti tecnici (tra allenatori e direttori sportivi) ora rischiano di delegittimare anche lui agli occhi di squadra e tifosi che faticano a cogliere le linee del famoso progetto. Urbano Cairo è certamente un Presidente che ha passione e che ha molto a cuore le sorti del Torino ed esercita il suo ruolo spesso anche con eccessivo trasporto e disponibilità nell’ascoltare ed accontentare tutti. Una sorta di padre buono con i suoi figli (leggasi giocatori ma anche tifosi) che ricorda troppo da vicino un altro Presidente di una gloriosa Società di calcio: quel Massimo Moratti che ci ha messo diversi anni e diversi errori di costruzione e gestione della sua squadra prima di riuscire a far quadrare il cerchio. La speranza è che Urbano Cairo sia più celere del suo illustre collega, magari chiedendogli qualche consiglio su come superare questo stato di cose. Prima che sia troppo tardi.
STABILI:
ABATE al rientro per la seconda volta dopo un infortunio, ha cercato a tratti di dare una scossa alla squadra cambiando marcia. Poi si è spento piano piano stanco e demotivato anche lui.
DZEMAILI anche nello svizzero si è notata una leggera reazione dopo i gol viola. Niente di trascendentale ma almeno ha dimostrato di aver sangue che scorre nelle vene. Da lui si può e si deve ripartire.
CHI SCENDE:
AMORUSO l’avvio di stagione promettente è ormai un ricordo offuscato. Dall’alto della sua lunga esperienza e militanza in diversi tipi di ambienti di serie A poteva essere un leader ma pare essersi adagiato sulla pochezza caratteriale dell’intero contesto. Involuto.
STELLONE nessun sussulto, si ostacola con Amoruso nell’unico tiro in porta della partita e quando cerca di offrire il proprio aiuto alla retroguardia tiene in gioco Gilardino sul secondo gol che di fatto chiude tempo e partita.
ROSINA è una tristezza vederlo ridotto a comprimario tirarigori alla ricerca di un ruolo stabile. Non uno di quei colpi che possono cambiare una partita come un calcio di punizione o un passaggio filtrante…
RUBIN cala alla distanza dopo un primo tempo in cui aveva dato l’impressione di poter mettere in difficoltà l’ex Comotto. Ha fatto vedere qualcosa e poi si è accontentato con i soliti inutili cross dalla trequarti.
ZANETTI il suo impiego porta inevitabilmente ad abbassare il baricentro della squadra anche se è bravo a proporsi senza palla fino nel cuore dell’area avversaria. Però di lui si ricordano le difficoltà ed i falli su Pasqual quando il Torino va alla deriva nel finale.
PISANO anche lui non sembra tra coloro che remano contro, si propone bene una sola volta ed è confuso nel finale. Tutto sommato soffre meno rispetto a Diana anche per merito di Rubin però…
DIANA il vero e proprio naufragio si consuma dalle sue parti. Ben prima del terzo e quarto gol vi erano stati chiari segni di cedimento. Montolivo e Pasqual non ne avevano approfittato solo per poca mira o scarso altruismo dei loro compagni.
DI LORETO molle, lento, in ritardo. Un angioletto a disposizione degli attaccanti viola. Non un intervento deciso o decisivo.
SERENI il Tyson granata appare sfiduciato e remissivo come mai era capitato finora. Non si sente protetto e non è in vena di straordinari. Ed in occasione del piazzamento sulla punizione di Mutu nemmeno di ordinaria amministrazione.
NATALI inizio con fallo dal limite su Gilardino che costa la punizione-gol di Mutu, poi cerca di reggere finché possibile prima del crollo subito al raddoppio. La difesa è attualmente il reparto più inguardabile, persino più dell’attacco…
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