Il portiere granata spicca tra i pali, ma dimostra dei limiti tecnici quando si tratta di impostare dal basso. Dettaglio da non sottovalutare
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È un dibattito aperto ormai da diversi anni nel calcio moderno e che, probabilmente, non vedrà mai la parola fine: l'importanza del gioco con i piedi anche per il ruolo del portiere. Come due partiti politici pronti a scornarsi tra di loro, c'è chi sostiene la purezza tattica del ruolo, quello dell'estremo difensore come semplice San Pietro custode della porta, e chi invece sgomita nell'assegnare al giocatore il ruolo di regista aggiunto. Questo sport sta andando verso una direzione ben precisa e ora non è anormale vedere un interprete del ruolo agire in una posizione leggermente più alta. Ma d'altronde ogni grande rivoluzione porta co sé detrattori, basti pensare alla stagione 92/93, quella dell'introduzione del divieto da parte del portiere di prendere la sfera tra le mani in caso di retropassaggio volontario.
E quindi si discute sull'argomento e in casa Torino questa situazione è rappresentata da Lucas Perri. Il brasiliano ha risposto alla chiamata di Carlo Ancelotti con il Brasile e nel capoluogo piemontese, sponda granata, è titolare fisso. Alle grandi parate e a quella sensazione di sicurezza tra i legni però si affianca una dimestichezza non esaltante con il pallone tra i piedi. In poche parole, le due facce della stessa medaglia del ruolo nel calcio moderno.
Tra i pali Perri è una certezza
L'inizio di Lucas Perri con il Torino non è stato meraviglioso, o meglio non è stato lineare. Basti pensare alla sfida contro la Fiorentina, quella vinta 2-1 in rimonta grazie ad Adams. Pronti e via, subito una grande risposta dopo pochi secondi. Poi l'errore sulla rete di Pellegrino a cui è seguita un'altra grande risposta. Poi il verdeoro ha dimostrato sempre grande sicurezza tra i pali, dalla partita contro i toscani non si ricordano gravi errori sulla linea di porta. Anzi gli interventi decisivi sono stati molti: basti pensare alle grandi risposte tra Parma e Monza. Parate che confermano la bontà del portiere sul piano prettamente atletico e tecnico, e che hanno avuto un grosso peso specifico nell'economia della sfida. Effettivamente sui gol subiti dai granata non ha grandi colpe. Il problema si pone quando deve giocare la sfera.
Numeri non brillanti ed errori banali e destabilizzanti
I numeri del giocatore con il pallone tra i piedi non spiccano particolarmente. La precisione complessiva dei passaggi si aggira al 54%, una percentuale non esaltante per i canoni del calcio moderno, dove anche i portieri sono chiamati a partecipare attivamente alla costruzione dal basso. Questo vuol dire che spesso il giocatore tende a commettere degli errori grossolani in fase di costruzione dal basso e attenzione, c'è ne sono stati e anche gravi. Se ne ricordano almeno tre: quello contro la Roma che ha portato al gol Malen, poi c'è Parma dove il portiere è stato graziato e infine quello di domenica contro il Frosinone. Qui è stato un Coco disperato a salvare il Torino dal raddoppio dei ciociari.Perri spesso è coinvolto nella manovra e anche qui i dati confermano ciò: 51.5 tocchi a partita sono il segno di una costante richiesta di impostazione da parte del brasiliano, che però si scontra con una qualità tecnica rivedibile e anche la precisone nei lanci lunghi lascia molto a desiderare, con una percentuale attorno al 27%. I numeri parlano chiaro su questo aspetto, che nel calcio attuale non può essere essere trascurato. La convocazione con il Brasile è un ottimo segnale per il ragazzo e anche i complimenti di Abate, inutile negare ciò. Attento sulla linea di porta, ma non sicuro con la sfera tra i piedi. Chissà, magari la trasferta brasiliana con la Seleçao potrà tornare utile per affinare il piede.
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