L’argentino piace al River Plate e non ha ancora sciolto le riserve sul proprio futuro: dalla sua permanenza passano molti dei messaggi del nuovo corso granata

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Cairo vuole vendere il Toro, ma deve sistemare la questione stadio (VIDEO)

Fu una scelta dolorosa, ma necessaria. Giovanni Simeone, un’estate fa, salutava commosso i tifosi del Napoli al ritiro di Castel di Sangro per calarsi in una nuova avventura. Emozionante il suo messaggio di addio: “Napoli resterà sempre con me, ovunque andrò. Ora capisco quando mi dicevano: a Napoli piangi due volte…”, con ‘Again’ di Pino Daniele in sottofondo. Aveva bisogno di tornare un attore protagonista e così è andata. E ora il rischio è di ritrovarsi, a un certo punto in questi tre mesi, altre parole di congedo, questa volta dedicate ai tifosi del Torino, quando forse non c’è stato nemmeno il tempo per costruire un rapporto intenso quanto meno lontanamente paragonabile a quello edificato sotto il Vesuvio. Certo, lì Simeone ha vinto due scudetti. Nel primo, sotto la gestione Spalletti, segnò anche gol pesanti, da clutch chiamato a togliere le castagne dal fuoco. Con Conte ebbe decisamente meno spazio, ma visse comunque quella cavalcata.

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A Torino le cose non potevano seguire lo stesso copione: diverso contesto, diversi obiettivi. Ma qui il Cholito è tornato a essere padrone del proprio destino ogni partita e, soprattutto nella seconda parte di stagione, ha trovato quella continuità che, per motivi di concorrenza, a Napoli non poteva essere contemplata. E forse è quasi un peccato che il suo miglior momento, con quelle cinque reti consecutive all’Olimpico-Grande Torino, sia coinciso con la fase più acuta della contestazione contro la proprietà Cairo, con i tifosi a farsi trascinare dall’argentino, ma perlopiù fuori dallo stadio. Come se quel calore dovesse passare da un’intermediazione e non direttamente dalle voci e dai sorrisi provenienti dai seggiolini. Dunque, il filo c’è, ma ha ancora del potenziale e, di conseguenza, sarebbe un’occasione mancata tagliarlo dopo una sola stagione a mezzo servizio. Quel messaggio di congedo, magari con altre manifestazioni e altre parole, forse più sabaude, il Torino deve assolutamente scongiurarlo.

Simeone, un'offerta già rifiutata. Finita la telenovela?

“Pensando alla programmazione del prossimo anno abbiamo alcuni punti fermi importanti”, aveva affermato il presidente granata Urbano Cairo dopo il derby, facendo il punto della situazione di un’intera stagione, con vista su un lavoro importante da fare da qui ad agosto, quando le bocce non saranno più ferme. E ovviamente il riferimento non può che essere anche a Simeone. Ma è cosa nota che la nostalgia di casa abbia iniziato a permeare i pensieri dell’argentino, con quell’ipotesi River Plate che non può non stuzzicarlo. Già quest’anno, da arciere granata, ha indossato una maglia dei Millionarios, anche se era la terza del Toro. Fu lui uno dei testimonial di quella ‘Eterna Amistad’, che per lui – oltre al valore storico granata – ha un peso anche nella sua storia personale, avendo mosso i primi passi in quella fazione di Buenos Aires.

Poi, ad alimentare le voci, ci furono le sue dichiarazioni, curiosamente nel post partita delle due gare contro le milanesi, che lasciavano uno spiraglio aperto. Potevano essere occasioni per sottolineare come il suo futuro sarebbe stato ancora a tinte granata. Invece il Cholito, pur ribadendo il focus sul presente a Torino, non ha dato sicurezze:Il futuro è incerto, non posso dire che cosa accadrà” e ancora “Non ho mai detto che voglio andare via o che voglio restare, non ho parlato con nessuno, mi concentro sulle cose giorno dopo giorno”, alimentando ulteriormente il caso.Il presente racconta di un’offerta concreta, non di una semplice paranoia. Il River Plate si è presentato dal Toro con 9 milioni da investire per il suo figliol prodigo. Ma il club granata li ha rispediti al mittente. Stop? Parola fine sulla telenovela? La sensazione è che molto dipenderà anche dalle mosse societarie, in un’estate in cui gli stravolgimenti saranno tanti.

Il Toro deve mandare segnali

Per prima cosa è stato nominato un nuovo tecnico. Un giovane, con gli inevitabili punti interrogativi che si porta appresso. Poi sarà il turno del lavoro di Gianluca Petrachi. E qui sorge spontaneo un altro interrogativo: è solo nostalgia di casa o c’è anche la sensazione di scetticismo sul fatto che il Torino possa attrezzarsi per competere per qualcosa di sfizioso? Gli amori, per essere mantenuti, devono sempre avere una componente di corteggiamento. E sicuramente, sul caso Simeone, il Torino non può sedersi sugli allori. L’argentino ha dimostrato, a suon di gol – undici –, di avere ancora qualche cartuccia. Ora il Toro deve mostrare di averne anch’esso. La prima potrebbe essere innanzitutto quella di mantenere l’ossatura che ha trascinato i granata lontano dai bassi fondi in cui si era cacciato.

E la questione Nikola Vlasic, ora impegnato nella Coppa del Mondo nel continente americano, dovrà essere un primo tema da affrontare il prima possibile. “Al Toro mi sento a casa”, ha detto il numero 10 granata, tessendo anche le lodi di Abate. Non le dichiarazioni di un giocatore con la valigia in mano, ma l’estate – con la competizione iridata nel mezzo – è davvero lunga. Questi due casi possono dire molto su che tipo di stagione voglia fare il Torino. E la partenza dell’uno o dell’altro può, di riflesso, rappresentare un messaggio anche per il compagno.

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