Una riflessione importante che porta a una conclusione: occorre fare qualcosa subito

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"Calcio italiano in crescita, la finale di Coppa Italia è un evento che ci invidiano all'estero". Amministratore De Siervo, ma cosa dice? L'Italia continua a fare la figura del 'pezzente' nel panorama calcistico mondiale, sotto tutti i punti di vista. Le nostre squadre faticano a essere competitive, a livello di nazionale non andiamo a un Mondiale dal 2014 e, come se non bastasse, il nostro campionato, la Serie A, continua a battere record negativi su record negativi. Essere sbeffeggiati da Infantino - "Abbiamo già discusso di ampliare il torneo a 64 squadre, per coinvolgere ancora di più tutto il mondo. Forse l'Italia riuscirebbe a qualificarsi… potremmo arrivare a 208 per vedere se si qualifica" - è soltanto la più ridicola punta di un iceberg molto, molto più profondo. E la triste realtà è che, come sempre facciamo noi italiani, alimentando uno stereotipo più vero che mai, ce la prendiamo tanto perché ha ragione. Tra i cosiddetti "top 5 campionati europei" - e a guardare il campionato italiano anche l'Eredivisie griderà vendetta di questo passo - la Serie A è il peggiore dal punto di vista dell'economia, della competitività e, ora, anche della qualità. Il Mondiale in America non fa altro che evidenziare questa distanza. E non è soltanto perché, effettivamente, a quei Mondiali non ci siamo. Esistono diversi dati a sottolineare questo aspetto.

FC Internazionale v SS Lazio - Serie A TIM

Convocati ai Mondiali per campionato

Tra tutti, uno è il più convincente: la statistica sui giocatori al Mondiale per campionato. Quella che vedete nella tabella qui sopra è la classifica dei campionati con più giocatori convocati ai Mondiali. Nello specifico, la top 11. Come prevedibile, le prime cinque posizioni sono occupate dai cinque campionati "premium" in Europa: Italia, Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. Quel che, però, va sottolineato è che tra queste l'Italia è ultima. Prima la Premier League, con 162 giocatori convocati. Seconda la Bundesliga, con 101 giocatori. Terza La Liga, con 79, davanti soltanto di due giocatori alla Ligue 1, che ne porta 77. L'Italia, fanalino di coda, ne ha soltanto 66.

Parlare di concorrenza in uno spettro calcistico mondiale è particolare, ma tra campionati si parla realmente di concorrenti: più si alza il livello dei campionati europei fuori dall'Italia, più questi attirano giocatori che, non giocando in Serie A, ne abbassano il livello. E quindi sì, naturalmente preoccupa la distanza tra la Serie A e le sue dirette concorrenti: superata anche da Francia e Germania, con quest'ultima in grandissima crescita negli ultimi anni, in grado di superare anche il campionato spagnolo. Per non parlare della Premier League, che porta quasi tre volte i giocatori della Serie A.

A preoccupare, forse, ancora di più, però, è la distanza con quelle dietro. Il massimo campionato dell'Arabia Saudita porta soltanto 18 giocatori in meno rispetto alla Serie A (distanza maggiore rispetto a quella che c'è dal campionato italiano a quelli spagnolo e francese, ma che scendendo sempre di più fa alzare la percentuale di differenza). Così come quello americano, che resta comunque a 45, sopra di due rispetto a quello turco. Questo porta a una riflessione importante: non soltanto l'Italia deve stare attenta alle proprie dirette concorrenti, in grado di offrire di più a tal punto da convincere i talenti a giocare da loro, ma ora deve anche guardarsi le spalle da quei campionati che storicamente sono stati aggregatori di campioni finiti, negli ultimi anni delle proprie carriere. Se l'Italia, e in questo caso non si parla di Nazionale - per la quale ci sarebbe da aprire una parentesi forse anche più lunga -, non fa qualcosa per tornare competitiva, appetibile e interessante, il nostro calcio, che per anni è stato la culla di questo sport, rischia davvero di toccare un punto molto basso. Ancora più basso di quello attuale.

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