Il nuovo direttore tecnico azzurro fissa le priorità: rilanciare il settore giovanile, valorizzare i talenti e far tornare l'Italia ai Mondiali
A Claudio Ranieri è negato prendersi una pausa. Doveva dire addio alla panchina nel maggio 2024, dopo aver salvato il Cagliari, dove aveva già chiuso il cerchio dopo gli ottimi ricordi degli anni '90. Poi ci fu il richiamo di Mamma Roma, che non si discute e si ama. Per questo si sconfessò, tornando in panchina per salvare una situazione davvero pericolosa, con la zona retrocessione parecchio vicina. Il passaggio dietro una scrivania, gli scricchiolii con Gasperini, fino all'addio. Nemmeno il tempo di prendersi una vacanza nella sua solita Calabria, che è arrivata la chiamata di Malagò. Sir Claudio, l'uomo del miracolo Leicester, ora dovrà concludere un'altra delle sue imprese impossibili. Sarà lui il dt del progetto che punta a far risalire la china a una Nazionale intenzionata prima a disputare l'Europeo e poi a sfatare il tabù Mondiale. "È il coronamento di una carriera. Ero al mare quando il presidente mi ha chiamato e non ho avuto dubbi nell'accettare - racconta Ranieri -. Il mio obiettivo è far innamorare tutti i tifosi della maglia azzurra e realizzare il sogno di tutti quei bambini e ragazzi, come mio nipote di 12 anni, che non hanno mai visto l'Italia al Mondiale".
Ranieri: "Bisogna far innamorare di nuovo gli italiani della Nazionale"
I ruoli del prossimo corso azzurro sono ben definiti: "Roberto (ndr Mancini) è stato chiamato per risolvere le cose di campo, io per risolvere la situazione che non si vede". C'è da riformare proprio un sistema, a partire dalle basi: "Innanzitutto, credo che il costo per giocare a calcio sia eccessivo per i bambini e le loro famiglie - spiega -. Dobbiamo abbattere gli ostacoli che impediscono ai bambini di avvicinarsi al calcio. Per quanto riguarda le nazionali giovanili, io credo che lavorino molto bene. Basta vedere i risultati agli Europei e ai Mondiali di categoria, quello che manca è l'ultimo salto dall'Under 21". Ranieri però ritiene che, a livello di settore giovanile, "ci sia una carenza sul piano tecnico nel confronto con le altre nazioni. Siamo molto preparati tatticamente, ma in maniera esasperata. Bisogna formare il singolo facendo in modo che sappia crossare, stoppare, tirare in porta e provare il dribbling". A proposito di settore giovanile, dalla brevissima esperienza di Maldini e Leonardo, Ranieri ha ereditato comunque un programma: "Tutto ciò che c'è di buono è mio dovere studiarlo - afferma -. Chiederò di visionare questo programma, se disponibile. Secondo me la frase di Maldini sui 10 anni è stata mal interpretata, lui intendeva che ci sono dei giovani da ristrutturare a livello tattico individuale. Una volta si giocava più in strada, oggi ci sono ragazzi che non dribblano più. Dobbiamo fare in modo che la libertà del ragazzo possa esprimersi senza pensare a diagonali e passaggi".
Più italiani, calcio più accessibile e un progetto condiviso
Per Ranieri, i giocatori italiani fanno fatica a mettersi in mostra: "Una volta c'era un massimo di tre stranieri, ora le cose sono cambiate. Mi auguro che tutte le componenti lavorino in modo da permettere l'utilizzo di più italiani nei club, così da dare più scelta al commissario tecnico. È normale che poi non si possa obbligare un allenatore a far giocare questo piuttosto che quello, l'obiettivo è sempre vincere e schierare i migliori". Come per Mancini, anche per lui c'è qualche ruggine con il passato, come il mancato arrivo in Nazionale dell'estate scorsa: "Io quando scelgo con il cuore sbaglio sempre, ma non mi pento mai. Con il contratto che avevo con la Roma non potevo assolutamente fare l'allenatore della Nazionale, ci sarebbero stati tantissimi problemi. Mia moglie stavolta è contenta, almeno le ho evitato un trasloco". Non resta che tracciare le linee guida del lavoro da fare: "Il mio obiettivo è fare in modo che molti più bambini si avvicinino al calcio, rendendolo anche più accessibile. Devo capire come poter incidere, fatemi studiare le carte e vedrò se e come posso intervenire sul tema. Consigli per Mancini? Quando vuole, sono a sua completa disposizione". Ma ci sarà anche da riconquistare i giocatori: "I giocatori non si devono innamorare di nuovo, loro sono i primi a stare male per questa situazione". In questa fase serve soprattutto unione di intenti: "Certo che chiederò una mano alla politica, la chiederò a tutti quelli che possono aiutarci. Bisogna essere italiani anche nei momenti difficili, non solo quando si vince. Ci vuole la collaborazione di tutti".
© RIPRODUZIONE RISERVATA