Il destino li ha condotti su due cammini paralleli, ora si scontreranno alla seconda giornata

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Culto di Francesco Bugnone: "Il pallonetto di Pulici" (VIDEO)

Ci sono partite che iniziano molto prima del fischio d’inizio. Sassuolo-Torino è una di queste, perché sabato al Mapei non si incroceranno soltanto due squadre alla ricerca dei primi punti, ma anche due allenatori che, fino a pochi mesi fa, viaggiavano quasi sulla stessa strada. Alberto Aquilani, 42 anni, e Ignazio Abate, 39, si ritrovano uno di fronte all’altro in Serie A dopo essersi già sfidati in B e dopo essere stati, in estate, tra i nomi valutati dalle stesse società. Ora sono dall’altra parte della barricata, con una nuova panchina sulle spalle e la stessa piccola urgenza: entrambi hanno cominciato il campionato con una sconfitta per 2-1, il Sassuolo contro l’Atalanta e il Torino contro il Milan. Per questo, al di là della classifica ancora appena abbozzata, quella di sabato sarà già una partita che può raccontare qualcosa.

AC Milan U19 v Fiorentina U19 - Primavera 1

Quando le strade si sono incrociate

Le loro strade si sono separate proprio nel momento in cui sembravano destinate a incrociarsi. Il Torino aveva guardato ad Aquilani, reduce dall’esperienza al Catanzaro, ma aveva preso in considerazione anche Abate, protagonista di una buona stagione alla Juve Stabia. Il Sassuolo, a sua volta, aveva valutato entrambi. Alla fine Aquilani è diventato l’uomo decisivo, scegliendo il club neroverde, mentre Abate ha preso la strada di Torino. Due allenatori giovani, due ex calciatori importanti, due percorsi diversi ma con una caratteristica comune: sono arrivati in Serie A dopo essersi fatti strada dalla panchina, costruendo la propria credibilità lontano dai riflettori. Adesso il salto è fatto e il calendario, quasi con un certo gusto per le coincidenze, li ha messi subito uno contro l’altro.

In B due pareggi, nessun vincitore

In realtà si conoscono già bene. Nella scorsa stagione, quando Aquilani guidava il Catanzaro e Abate la Juve Stabia, si sono affrontati due volte in Serie B e non è mai uscito un vincitore: 2-2 al Ceravolo e 1-1 al ritorno. Ma più dei risultati, quelle partite avevano mostrato due modi differenti di intendere il calcio. Aquilani cerca generalmente di comandare la partita attraverso il pallone: costruzione dal basso, possesso, centrocampisti coinvolti nella manovra e ricerca dell’uomo libero per risalire il campo. Le sue squadre provano a occupare bene gli spazi e ad arrivare davanti attraverso una trama di passaggi, senza rinunciare però alla possibilità di cambiare ritmo. Abate ha invece una natura più verticale e aggressiva. La difesa a tre, il lavoro degli esterni, la pressione e la ricerca rapida della profondità sono elementi ricorrenti del suo calcio. Non significa rinunciare al palleggio, ma utilizzarlo soprattutto per preparare l’attacco dello spazio e arrivare velocemente negli ultimi trenta metri. Due idee diverse, insomma, ma entrambe ancora in evoluzione.

Il primo esame in Serie A

E forse è proprio questo il fascino della sfida del Mapei: non sarà soltanto Aquilani contro Abate, ma anche una prima fotografia di due allenatori che stanno cercando di capire quanto valgono al piano più alto del calcio italiano. Dopo una sconfitta all’esordio, nessuno dei due può permettersi di vivere la partita con leggerezza: servono punti, ma soprattutto segnali. Aquilani dovrà dimostrare che il suo calcio di possesso può trovare spazio anche in Serie A, Abate che intensità, equilibrio e verticalità possono bastare per accompagnare il Torino verso un campionato meno anonimo del solito. La loro storia recente è già intrecciata; sabato, per la prima volta, toccherà al campo decidere quale delle due strade ha preso la direzione migliore.

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