Caro Gianni.
TORINO 15 GENNAIO 2009 : CARO GIANNI
Come vedi e come giustamente tu mi hai detto per telefono l’ultima volta che ci siamo sentiti “ le cose non sono cambiate” e non cambiano.
Abbiamo mangiato il panettone; il tuo come il nostro farcito di tanta amarezza, doppia amarezza per molti di noi che non volevano il tuo esonero.
I due ultimi risultati prima della sosta avevano messo un pochino di miele nei nostri panettoni, e tu, come mi hai scritto nel SMS di auguri, hai trovato almeno una piccola consolazione nel farcirlo con la consapevolezza che alla peggio, per almeno ancora un anno e mezzo, hai un buon stipendio garantito.
Certo non è quello che volevi, ma pensa ai tanti i tifosi granata che con sacrificio arrivano alla fine del mese e, ciò nonostante, trovano nel “salvadanaio” qualche centinaio di euro per prendere tanto freddo ogni fine settimana, pur di trovarsi a sperare di vedere finalmente rinascere un orgoglio granata in undici marmocchi viziati.
Con Genova l’illusione che si fosse invertito un trend negativo (cosa per altro in cui pochi credevano) è svanita.
Domenica con la Roma probabilmente la speranza si farà sempre più moribonda.
Ricordo la sera della cena. Ci rimproveravi il pessimismo, anche se tu pure proprio ottimista sul futuro non sembravi.
Ma come facciamo ad essere ottimisti?!.
E’ davvero un miracolo meraviglioso che il tifo granata sia ancora così numeroso, che tanti piccoli esseri sentano, nonostante tutto, l’amore e la passione per questa maglia.
Noi vecchi, o quasi, li portiamo ogni tanto a vedere il Filadelfia e mentre il cuore si colma ancora una volta di più di sgomento, li facciamo sognare narrando le gesta di una leggenda che ci è stata raccontata ( i reduci sono pochi ) e che abbiamo vissuto solo nei tanti filmati in bianco e nero.
Utilizziamo pochi, seppur suggestivi, ruderi, le porte spaccate e l’erbaccia incolta per infondere un senso di gloria eterna a tanti piccoli occhi increduli.
Un monumento della storia di Torino è stato abbattuto vergognosamente e in vent’anni non si è saputo e voluto fare nulla per ricostruirlo come lecito e dovuto.
Ci sono degli obbrobri anni settanta a Torino che non vengono demoliti per volere delle belle arti e questo stupendo cimelio della cultura, non solo calcistica, degli anni 40 e 50 è stato svilito, abbandonato, utilizzato per coltivare false illusioni ed in fondo mortificare sempre di più la gente granata.
Non è null’altro che un modo per dirci “ ci date fastidio, fingiamo di supportarvi , ma in realtà vi sopportiamo appena e vogliamo che scompariate”.
E allora noi lavoriamo ancora più intensamente sui nostri piccoli, li avviciniamo quanto più possibile ai Claudio e Patrizio Sala, ai Zaccarelli, ai Pulici e C., perché possano talvolta sentire il profumo di veri granata che hanno lottato e vinto con questa maglia nell’unico modo possibile e che non sono ancora così lontani nel tempo.
“ Le cose non sono cambiate”…..come per il Filadelfia non si vede la luce all’orizzonte.
Sono mesi, anzi anni che ripetiamo al nuovo Presidente che si deve ripartire innanzi tutto da chi sente questa maglia incollata sulla pelle, da chi l’ha già onorata gloriosamente, per provare a “ ricostruire”.
Abbiamo cercato in tutte le maniere di fargli capire, con sms, e.mail ed urla che noi confidavamo in te e nella tua natura schietta, onesta, pratica, nella tua fede granata acquisita, per accompagnare il nostro toro verso mete più consone al suo blasone.
Sapevamo bene che Novellino non avrebbe modificato nulla.
Per carità nessuno di noi di questo Toro Club ha il dente avvelenato nei suoi confronti.
Qualcuno lo stima anche molto ma non è questo il punto.
Il problema è ben più grande e, spero ti convinca anche tu, va oltre le capacità e volontà dell’attuale presidente.
La storia del Toro degli ultimi trent’anni lo insegna molto bene.
Non può un uomo solo, sia esso un presidente o un valido allenatore, o un fuoriclasse, risollevare le sorti di una squadra che tanti uomini giusti, nel mondo, amano, ma che pochi uomini potenti detestano.
Per vincere questa negatività che proviene da volontà ben precise, non dalla sfiga, dall’autocommiserazione, dall’incapacità di essere postivi ed ottimisti, o dalla inavvedutezza di un imprenditore, bisogna formare un gruppo esperto e tutto granata, dovremmo essere tutti un corpo unico, società, calciatori e sostenitori. Una “ testuggine” organizzata e solida, che si frequenta, si ascolta, si consiglia, si rinforza, crede nel risultato, lo vuole e combatte con le unghie per ottenerlo contro tutti, giornalisti e poteri forti compresi.
Noi abbiamo provato a raggiungere questa simbiosi, tra tante difficoltà, scontrandoci troppo spesso persino con il fastidio di alcuni calciatori o dell’inesperto, spaesato e scarno staff societario.
Con te sembrava possibile, anche se difficile, riuscire ad aprire una porta che ci conducesse verso la strada giusta, ed è forse anche per questo che ti hanno rispedito ancora una volta a casa.
Caro Gianni, noi non ci siamo dimenticati di te.
Ti ho scritto sto “ letterone” un po’ per sfogarmi, un po’ per farti sentire che ti pensiamo, un po’ per farti meditare perché non si sa mai, ma soprattutto per arrivare ad un piccolo lieto fine.
Mi avevi detto che vuoi incontrare alcuni di noi qui a Torino a cena una sera, per ricevere il dipinto e la tessera onoraria del Club.
Siamo tutti in attesa che tu ci comunichi, con un certo anticipo, una data.
Organizzeremo una cenetta in una trattoria nella cintura di Torino, sicuramente più rilassati dell’ultima volta.
Ci potremo bere qualche bicchierino di vino in più e passeremo un serata da granata veri quali tu e noi siamo.
Ci conto e ci contiamo
A presto.
Un forte abbraccio.
Guido Regisper il Torino Club CTO Claudio Sala ….e non solo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA