Culto / Angelo ricordava tutto di quel Grande Torino. Anche il 10-0 all’Alessandria, ottenuto giocando praticamente in dieci

“Il cuore granata più grande di Torino si è fermato”. Così inizia il ricordo di Timothy Ormezzano sul Corriere, nel pezzo che annuncia la scomparsa di Angelo Marello. Novantadue anni, tifoso del Toro e storico carrozziere di corso Tortona, la sua officina è stata crocevia di tantissime persone che hanno fatto la storia sotto la Mole oltre a tanta gente comune che ha partecipato ugualmente al respiro della città. Memoria vivente della Resistenza, Angelo, in un’intervista del giugno 2025 in occasione della consegna di una benemerenza da parte del comune di Torino, ha parlato anche di Loro, degli Invincibili. Alla domanda su cosa ricordasse del Grande Torino, la risposta è la dimostrazione che, come cantava Franco Battiato in Mesopotamia, “Lo sai che più si invecchia, più affiorano ricordi lontanissimi/come se fosse ieri”. Angelo ovviamente ricordava “Tutto”.

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Angelo ha visto il Toro battere l’Alessandria 10-0 e allora per ricordarlo e omaggiarlo questa puntata di Culto è dedicata a quella vittoria sperando che prima o poi i colori granata vincano un derby e tornino in Europa come aveva auspicato il signor Marello quando Timothy gli aveva domandato cosa volesse ancora vedere. “Chiedo troppo?” No, chiedeva il giusto e quando capiterà (perché capiterà) sarebbe bello se Angelo avesse la possibilità ultradimensionale di saperlo e di guardare in qualche modo le immagini.

Il 2 maggio del 1948, un anno e un giorno prima della sua ultima partita su questa terra, il Toro entra in campo contro l’Alessandria ignaro che al triplice fischio finale avrà scritto una pagina di storia raggiungendo un record che resiste ancora oggi: la vittoria più larga nella storia della serie A a girone unico. Tomà e Fabian sostituiscono Maroso e Menti, mentre i restanti nove undicesimi sono quelli che recitiamo a memoria.

Siamo nella parte finale del campionato 1947/48, il più lungo della storia essendo a ventuno squadre a causa del ripescaggio della Triestina che arriverà sorprendente seconda seppur a distanza siderale dal Toro. È la trentaduesima giornata e il Milan si trova ancora vicino a Mazzola e compagni con tre punti di distacco, senza sapere che proprio quella domenica partirà l’allungo finale degli Invincibili per chiudere la stagione addirittura a più sedici sulle inseguitrici: oltre alla Triestina a ai rossoneri ci sarà anche la Juventus i cui giocatori si ritrovano sugli spalti del Fila perché la squadra sta osservando il turno di riposo. Assisteranno a uno spettacolo che non si dimentica facilmente.

La giornata è capricciosa come sono alcune domeniche di primavera con pioggia e le schiarite che si alternano. Il Toro è insensibile agli agenti atmosferici e dopo 7’ ha già indirizzato la partita. Al 5’ Ossola riceve da Valentino Mazzola e, ingannato il portiere Diamante con una finta, sblocca la situazione. Centoventi secondi dopo è un colpo di testa di Loik servito da Castigliano a valere il raddoppio.

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Il Toro rallenta il ritmo e se qualcuno pensa che sia per fare un favore al vecchio compagno Gallea non maramaldeggiando, ignora che in occasione del vantaggio Franco Ossola si è procurato un piccolo infortunio che lo costringerà ad abbassare i giri e a lasciare il campo nelle ultime battute della ripresa. In parole povere, il Toro si ritrova a vincere 10-0 dovendo giocare con un calciatore fisicamente limitato, quasi in dieci.

Bacigalupo trova gloria in un paio di occasioni, ma sono gli Invincibili a continuare ad attaccare e a sprecare di più. Verso la fine del prime tempo qualcuno rimbrotta Valentino Mazzola dagli spalti, frase che letta oggi ha un che di fantascientifico, eppure è accaduto. Il Capitano reagisce a modo suo, scartando mezza squadra avversaria, portiere compreso, per il 3-0. Il tempo si chiude col 4-0 di Loik che non vuol essere da meno del “gemello veneziano”.

La ripresa inizia al piccolo trotto, quasi un’esibizione, ma il popolo del Fila non si accontenta. La Stampa definisce scherzosamente gli spettatori “Gli Incontentabili”. Non importa che i granata possano risparmiare qualche energia in vista dei tre impegni in una settimana (giovedì 6 a Milano con l’Inter, la domenica successiva in casa contro l’Atalanta: inutile dire come finiranno). Citiamo ancora La Stampa “La folla, crudele, vuole dei goals”. E allora che goals siano, ben sei nell’ultimo quarto d’ora, ovviamente granata.

Grezar, che offriva sempre il gelato ad Angelo Marello al Bar Florio di corso Vittorio Emanuele, segna una doppietta in 2’: primo gol entrando in porta col pallone, secondo da distanza siderale. All’81’ e all’83’ tocca al rumeno Josef Fabian, primo giocatore straniero a vestire la maglia del Grande Torino, fare doppietta con un gol di testa e uno di opportunismo. L’Alessandria prova ad attaccare, colpirà anche un palo, ma ormai il Toro ha le marce alte ed è inarrestabile. Loik va da un’area all’altra e segna tripletta. Gabetto chiude le marcature con un gol dei suoi, molto difficile, che non vale solo dieci, ma addirittura cento: sì, perché quello che chiude una domenica incredibile è anche il centesimo centro del Toro in campionato. Nel frattempo il Milan ha perso in casa contro la Lucchese, le lunghezze sono cinque e lo scudetto anche per quest’anno non vorrà staccarsi dalle maglie granata.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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