Le parole, in esclusiva su Toro News, del Vicepresidente vicario del Consiglio comunale: "La preoccupazione per l'Olimpico-Grande Torino c'è"

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"La preoccupazione c'è, soprattutto per l'incertezza che ancora circonda il futuro dell'impianto": apre così il proprio intervento su Toro News Domenico Garcea, Vicepresidente vicario del Consiglio comunale di Torino, nonché Vicecapogruppo di Forza Italia. La questione stadio "Olimpico-Grande Torino" sta animando e non poco il clima politico cittadino a ormai sei mesi dalla nuova tornata elettorale. Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo ha lanciato l'ultimatum alla società granata e ovviamente in campo politico si stanno succedendo in queste ore diverse reazioni. A tal proposito Garcea ha presentato il 12 ottobre un'interpellanza che dovrà essere discussa nelle prossime sedute del Consiglio comunale sabaudo. "Nei mesi scorsi il Torino FC, con il coinvolgimento del Politecnico, ha avviato un percorso progettuale che sembrava aprire prospettive concrete - aggiunge Garcea -. Oggi, però, non conosciamo ancora tempi, investimenti e garanzie raccolti in una proposta definitiva. Il Comune deve chiarire a che punto siamo. Lo stadio è un patrimonio pubblico troppo importante per rimanere sospeso tra manifestazioni d'interesse e soluzioni provvisorie". E ancora: "Il Torino, la sua storia e i suoi tifosi meritano certezze. Ma anche la città merita di sapere quale futuro si intenda dare a un patrimonio pubblico così importante. Non è una questione di schierarsi a favore o contro la proprietà del club: è una questione di responsabilità amministrativa. Come opposizione continueremo a esercitare fino in fondo il nostro ruolo di controllo, pretendendo trasparenza, tempi certi e atti concreti. La Giunta Lo Russo non può continuare a gestire una scadenza conosciuta da tempo come se fosse un'emergenza improvvisa. Governare significa assumersi responsabilità, non limitarsi a rinviare le decisioni".

Domenico Garcea, Consiglio comunale Torino

Si aspettava una risoluzione del problema anticipata? Perché secondo lei ci si è spinti così in avanti con i tempi? "Assolutamente sì. La scadenza del 31 dicembre era nota da tempo e l'Amministrazione aveva il dovere di programmare per tempo i passaggi necessari. La complessità delle procedure non può diventare una giustificazione per i ritardi. Anche la società deve fare la propria parte, presentando un progetto concreto e sostenibile. Ma è il Comune che ha la responsabilità di governare il percorso, fissare tempi e garantire certezze. Arrivare a poche settimane dalla scadenza con interrogativi ancora aperti è un fatto sul quale il Sindaco e la Giunta devono dare spiegazioni".

Che risposta si attende all'interpellanza presentata qualche giorno fa? Lei chiede garanzie anche rispetto alla gestione della sicurezza dopo la scadenza, nel periodo che porterà alla fine della stagione agonistica 2026/2027. Che cosa si aspetta? "Mi aspetto atti e risposte precise, non rassicurazioni generiche. Se il titolo di utilizzo scade il 31 dicembre, è doveroso sapere su quali presupposti giuridici sia stata prospettata alla FIGC la disponibilità dello stadio fino al termine del campionato. E soprattutto chi assumerà, dal 1° gennaio, le responsabilità gestionali, manutentive e di sicurezza. Il Torino deve poter continuare a giocare regolarmente nel proprio stadio, ma questo deve avvenire con garanzie effettive. Il Consiglio comunale ha il diritto di conoscere gli atti e la Giunta il dovere di rispondere senza ambiguità".

Avrebbe agito in modo differente nella gestione della questione? "Avrei affrontato la questione con maggiore anticipo, distinguendo la necessità di garantire la continuità sportiva dalla definizione del futuro dello stadio. Consentire al Torino di concludere il campionato nel proprio impianto è un obiettivo che condivido, prima di tutto per rispetto nei confronti dei tifosi. Il rischio nasce se questa continuità non è sostenuta da provvedimenti chiari e giuridicamente solidi. Quanto alla futura concessione, servono un progetto serio, investimenti verificabili e garanzie adeguate. Le vicende del Robaldo insegnano che gli annunci, da soli, non bastano. Il Comune deve tutelare l'interesse pubblico, senza delegare ad altri le proprie responsabilità".

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