Culto ritorna per raccontare una storia recente, anche se sembra essere passato tantissimo tempo. Si parla del gesto tecnico più bello di Schuurs al Toro: la scivolata perfetta a togliere un gol fatto a Orsolini
Video - Torino, Schuurs: "Ecco quando penso di tornare in campo"
In un famosissimo spot di metà anni ’90, Paolo Maldini diceva: “È il sogno di ogni calciatore: attraversare tutto il campo, lasciare sul posto gli avversari, ritrovarsi soli col portiere davanti. E a questo punto nel sogno…entro io”. Annunciato da un rumore di clacson e da uno stridore di freni, Maldini arriva in scivolata con addosso la maglia della Nazionale e spegne l’azione dell’anonimo giocatore con la maglia numero dieci del Brasile che vola per le terre dopo il perfetto intervento sul pallone di Paolo che chiude la pubblicità sogghignando in primo piano. “Difensore scivoloso, difensore pericoloso” è un adagio non del tutto sbagliato, ma il calcio sarebbe meno bello senza quel gesto tecnico per sradicare il pallone dai piedi dell’avversario. Già i difensori centrali devono sentire lo Mbappè di turno dire che il loro ruolo è il più facile del calcio, non togliamogli anche la soddisfazione del tackle e del ruggito del pubblico che lo accompagna quando riesce.
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Una delle scivolate più vicine a quella di Paolo Maldini menzionata in avvio l’ho vista fare coi miei occhi a Perr Schuurs durante un Torino-Bologna del sei marzo 2023. La partita si mette dalla parte del Toro nel primo tempo: Karamoh, dopo aver respinto involontariamente una conclusione di Miranchuk diretta in porta, si riscatta al 22’ quando riceve la sponda di Sanabria su centro basso di Ilic, va via in un fazzoletto ai difensori rossoblù prima di eludere l’uscita di Skorupski con un tocco di destro segnando il suo più bel gol in granata. Il Toro comanda la partita per un’ora prima di calare e il Bologna di Thiago Motta alza i giri del motore per riacciuffare il pari. Sembra tutto fatto quando al 71’ la squadra di Juric viene stranamente infilata in velocità: Zirkzee appoggia indietro a Moro che lancia Orsolini con un grande esterno di prima. “Orso” sfrutta la differenza di passo per passare alle spalle di Ricardo Rodriguez ritrovandosi solo davanti a Milinkovic-Savic e preparandosi a superarlo con il sinistro, ma a questo punto nel sogno entra lui.
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Lui è Perr Schuurs, difensore olandese scuola Ajax, preso per riempire il buco lasciato da Gleison Bremer ceduto dolorosamente all’altra sponda del Po. “Piero” entra subito nel cuore dei tifosi per il modo di giocare duro e leale, per la maniera di stare in campo a testa alta e per come ha assorbito in fretta l’impatto con un calcio particolare come quello italiano. Appena Schuurs capisce che Orsolini ha superato Ricardo Rodriguez allunga la falcata per prendere lo slancio prima di entrare in scivolata calcolando con più precisione possibile l’impatto col pallone. L’ala del Bologna ha la testa sul pallone e non può vederlo arrivare concentrato solo su come battere Savic, ma un certo punto lo sente. Sicuramente non c’è un suono di clacson e una frenata come nello spot della Nike, ma una folata di vento che cambia il clima sì. La scivolata di “Pierino” è perfetta e fa sparire il pallone mettendolo in angolo.
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La grandezza di un intervento si vede anche dalla reazione di chi lo subisce. Mentre Savic e Schuurs vanno virilmente petto contro petto per caricarsi, Orsolini è incredulo. Nessun tentativo di protesta, nessuna richiesta di andare al var, solo la bocca aperta di chi un secondo prima era pronto a mettere un pallone in rete e all’improvviso vede la sfera che rotola verso i tabelloni. Dalla Maratona la parte opposta del campo si vede troppo piccola, ma nonostante la distanza tutti hanno capito che il tocco era pulito sulla palla e hanno festeggiato quasi increduli la cancellazione di un gol già fatto. Il Toro non spreca il capolavoro di Schuurs e difende con i denti il successo, sfiora il raddoppio con Vojvoda e chiude con un pressing solitario da libro Cuore di Linetty che da solo costringe il Bologna a rinculare nella propria tre quarti prima del fischio finale. Per ironia della sorte in campo c’è un altro giocatore a cui Perr ha giocato un tiro simile durante un’amichevole fra Bayern e Ajax: si tratta del suo connazionale Joshua Zirkzee. L’attaccante ha appena evitato il portiere avversario e si trova a pochi metri dalla linea della porta completamente sguarnita e rallenta pregustando il momento di metterla nel sacco. Schuurs legge questo attimo di sufficienza nell’avversario e decide di tentare il tutto per tutto sorpassandolo a destra e allungando la gamba al momento giusto per evitare un gol già fatto. Zirkzee ha l’espressione fra il mortificato e il sorpreso mentre Schuurs non fa troppe cerimonie limitandosi a battere il cinque coi compagni di reparto. Anche stavolta nel sogno è entrato lui.
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Da mille giorni circa Schuurs è dentro un incubo che adesso sembra finalmente volgere al termine. Lo ha raccontato in una lunga intervista a una testata olandese. Le sue parole ci hanno fatto guardare nell’abisso di un dolore smisurato come quello che lo ha accompagnato dal maledetto infortunio contro l’Inter con tutte le complicazioni che ne sono derivate. Arrivare a confidare alla persona al suo fianco di non volersi svegliare più la mattina dopo è stata una richiesta di aiuto con cui è cominciato il percorso per vincere ciò che lo stava distruggendo a livello mentale. Perr probabilmente non si sarebbe mai tolto la vita, ma i cattivi pensieri lo stavano stringendo come una corda alla gola e allora da lì ha capito che era arrivato il momento di farsi aiutare in un altro modo. E per fortuna la sua famiglia lo ha capito immediatamente. Adesso le cose sembrano essere tornate al loro posto, “Piero” potrebbe tornare presto e non importa se da noi o da qualche altra parte. Ciò che conta è che torni per essere di nuovo il protagonista del suo sogno su un prato verde.
Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.
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