Nuovo appuntamento con "Lasciarci le penne", la rubrica su Toro News di Marco Bernardi
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Alla ricerca del tempo perduto Marcel Proust 1909-1922
La madeleine di Proust è il proverbiale dolcetto al cui sapore si spalancano le porte della memoria dell’autore che, così stimolato, tira fuori le migliaia di pagine divise nei sette volumi che compongono Alla ricerca del tempo perduto. Gli è bastato un solo morso ed ecco che un intero mondo prende forma: sensazioni dimenticate, voci, forme, colori, un universo racchiuso in un’opera mastodontica. Capita a tutti l’esperienza della madeleine: ognuno ha il proprio meccanismo che apre il vaso dei ricordi.
Nella notte tra lunedì e martedì ho assistito all’epica sfida degli ottavi di finale del Roland Garros tra Arnaldi e Tiafoe, una battaglia estenuante durata 5 ore e 26 minuti. Un duello all’ultimo sangue durante il quale i due se le sono date di santa ragione. Alla fine l’azzurro è riuscito a prevalere al quinto set con parziali scanditi da tre tie-break (7-6, 6-7, 3-6, 7-6, 6-4) e una rimonta italiana al limite dell’impossibile (sotto di due set, al quarto, con Tiafoe al servizio sul 4-1 in suo favore), che nemmeno il più sfegatato e spregiudicato dei suoi fan avrebbe osato prevedere.
A mano a mano che Arnaldi risaliva e l’adrenalina mi svegliava del tutto, destinandomi a una nottata in bianco, risentivo le sopite sensazioni di quando era il Toro a lanciarsi in mitologiche prestazioni e ribaltava pronostici che parevano blindati. Tiafoe sembrava dover fare un solo boccone del nostro numero 104 (all’inizio del torneo) del ranking ATP, un po’ come antichi squadroni zeppi di campioni blasonati contro certi torelli grintosi, e invece la determinazione e una certa dose di follia hanno fatto saltare il banco e Golia è crollato sotto i colpi dello sfidante.
È stato un crescendo rossiniano, ostinato e travolgente, che ha condotto i tifosi dal pessimismo alla speranza, fino all’esaltazione dell’impresa. Non ha senso elencare le grandi partite granata che sono tornate alla memoria seguendo Arnaldi: ognuno avrà le sue e saranno tutte giuste, tutte ugualmente vivide e indimenticabili.
Allora ognuno riviva quei momenti nell’attesa, speriamo non eccessivamente lunga, che una nuova impresa di una squadra granata del futuro funzioni a sua volta da madeleine facendoci esclamare: “Stasera il Toro mi ricorda quella notte di Parigi in cui Arnaldi ci fece sognare!”
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