Le prime impressioni dal test amichevole del Torino contro il Cittadella

- Pinzolo
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Che pasticcio. Questo ritiro avrebbe meritato di concludersi decisamente in modo diverso. Invece, il Toro si presenta pasticcione contro il Cittadella e delude i tifosi, entusiasti del lavoro generale ma recriminanti per una partita giocata in modo disordinato e raffazzonato. Il Toro lascia Pinzolo e parte alla volta di Torino con qualche fischio preso che si sarebbe potuto evitare con una prestazione diversa. In ogni caso, spunti ce ne sono stati. Abate ha dimostrato ancora una volta di avere idee preziose, messe in mostra dai suoi in maniera molto imprecisa. D'altronde, anche un bravo chef ha bisogno di buoni ingredienti...

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Bunino trasforma dagli undici metri: doccia gelata al 90' per il Torino contro il Cittadella

Qualcuno inizia già a conquistare i novanta minuti tra i granata mentre Abate regala spazio anche a chi nelle ultime amichevoli ha giocato meno. Così, dal 1' figurano anche Bianay Balcot e Ilic, con il ruolo inedito di Njie, su cui ci saranno ulteriori spunti nelle prossime righe. Un primo tempo poco piacevole, anche per gli spettatori neutrali, si chiude sullo 0-0 con più Cittadella che Torino. Quattro cambi tra le fila dei granata danno il via alla ripresa. Un secondo tempo più positivo per il Torino, che sembra avere in mano la situazione. Seppur in maniera imprecisa, il possesso palla del Torino è più frequente e i granata vanno vicini al gol prima con Njie, palo colpito, e poi con un errore sottoporta di Aboukhlal. Ad avere la meglio, però, è il Cittadella: prima Paleari salva il risultato con un miracolo, poi, però, nulla può sul palo-gol di Bunino che trasforma dagli 11 metri il fallo conquistato ai danni di Dellavalle. Sancito così il definitivo 0-1.

TORINO (3-4-2-1): Mascardi (46' Paleari); Coco, (76' Dellavalle) Ismajli, Biraghi; Bianay Balcot (46' Aboukhlal), Luongo, Ilic (46' Gineitis), Njie (65' Cacciamani); Oristanio (59' Adams), Casadei (76' Dalla Vecchia); Kulenovic (46' Simeone). A disposizione: Pellini, Carrascosa, Dembele, Gabellini, Kugyela, Cereser, Brezzo. All. Abate

Il rombo di Abate: una tecnica compresa, ma...

Ora è più chiaro il modo in cui Abate intende alternare gli schemi in fase di costruzione provati in allenamento. Vi abbiamo raccontato negli scorsi giorni della possibilità per il 3-4-2-1 del Torino di assumere le sembianze di un rombo nelle zone centrali. La discriminante sono gli interpreti. E tanto dipende da chi gioca come trequartista. Nel primo tempo il Toro si è presentato con il più classico dei 3-4-2-1: un 5-4-1 in fase di non possesso, un continuo scambio tra esterni e trequartisti in fase di possesso. Con la scelta della punta di dettare il movimento: a ogni suo rientro è seguito un inserimento del trequartista, in particolare quello dalla parte opposta rispetto al pallone. Il primo, e forse l'unico, rombo ad essersi visto nel primo tempo è arrivato al 23': centralizzazione di Luongo, allargamento di Ilic e abbassamento di Casadei, a rendere Oristanio l'elemento sotto Kulenovic.

Una tecnica, questa, molto più presente nella ripresa. Cambiati gli interpreti, sono cambiati anche gli schemi: l'ingresso di Ché Adams ha direzionato i granata verso una modalità di costruzione differente. Il ruolo di play unico di Luongo è stato molto più evidente, così come l'allargamento progressivo al ruolo di mezz'ali di Gineitis e Casadei (poi Dalla Vecchia): dietro a Simeone il solo Adams. Il rombo è diventato la soluzione più frequente della ripresa. Una misura compresa, a livello generale, dai granata. In quanto ad applicazione, però, c'è ancora tanto da lavorare.

Un pasticcio di interpreti: alcune conclusioni dal terzo test amichevole

Quest'ultima amichevole dei granata, con un gavettone d'acqua gelida, riporta ad alcune considerazioni portate avanti nel corso di tutto il ritiro e che, ora, sembra il momento di mettere in rassegna. A partire dal gioco di Abate: un gioco piacevole, innovativo, ricco in idee. Un gioco, però, pretenzioso. Il gioco di Abate è un gioco perfezionista: se tutto funziona, il risultato sarà eccellente. Affinché tutto funzioni, però, serve qualità. I passaggi rapidi, veloci, a terra, gli smarcamenti e i movimenti degli uomini senza palla... sono la base ed esigono la massima precisione: se questa salta, cade tutto. Così il Torino, ancora in grande carenza sotto il punto di vista della qualità, ha rischiato più di qualche volta ostinandosi ad uscire dalla pressione palla a terra.

Conseguentemente, sembra necessario che tutti gli elementi siano messi perfettamente nelle condizioni di fare bene. O meglio, sembra necessario che la squadra di Abate possa avere i giocatori con le caratteristiche giuste per praticare il suo gioco. Dal primo al secondo tempo un cambiamento netto si è verificato grazie alla sostituzione in attacco: Simeone è entrato per fare un lavoro sporco, difficile, da tornante. Un lavoro che Kulenovic non ha le caratteristiche per fare. Così come Njie, giocatore tecnicamente prestante, non può essere schierato da quinto, stando alle sue attuali doti difensive.

E in conclusione - e questa, forse, è la considerazione più importante - non ci si può aspettare che un gioco come quello di Abate possa funzionare con questi interpreti. Già a partire dai primissimi minuti è risultato evidente come elementi quali Biraghi, Bianay Balcot o Ilic non siano adeguati per il livello che il tecnico granata vuole raggiungere. E il rigore causato da Dellavalle al 90' non fa altro che completare il ritratto. Se il gioco di Abate pretende qualità, allora la qualità gli va data. O altrimenti sarà il tecnico a dover stravolgere la propria identità per abbassarsi al livello della rosa. E questo, nel recente passato, ha già saputo essere una pessima soluzione.

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