La Leggenda e i Campioni / L'area di rigore, in confronto alla miniera, un giardino sempreverde
“A 48 anni, giocava ancora a calcio con l’animo di un dilettante. E furono l’entusiasmo e la generosità a tradire Gerald Archibald Hitchens, colpito da infarto al termine di una partita a scopo benefico a Mold, in Galles. Un mese prima l’avevo affrontato a Birmingham -in occasione del match di Coppa dei Campioni tra Aston Villa e Juventus (2 marzo 1983) in una sfida tra giornalisti inglesi, rafforzati dall’ex centravanti granata e da un appesantito John Charles, e una rappresentativa dei mass-media italiani. Fisico asciutto, senza un grammo superfluo, solo i capelli non più biondo pannocchia ma ingrigiti, Gerry fece scintille come ai bei tempi. Non l’avrei più rivisto, ma quel giorno, nella Birmingham che l’aveva tenuto a battesimo come centravanti dell’Aston Villa sino ad indossare la maglia della Nazionale inglese ai Mondiali 1962 in Cile, trascorremmo un bel pomeriggio insieme, ricordando Torino”.
Bruno Bernardi, LA STAMPA
Hitchens era nato a Rawnsley, nel 1934, e il suo futuro sembrava segnato: in quella zona, lo Staffordshire, si nasceva e si moriva in miniera. Siamo nel centro dell'Inghilterra e Gerry fino quasi a vent'anni la mattina scendeva laggiù, in miniera, nel pomeriggio lavorava in una macelleria come garzone. Gli piaceva giocare a calcio, a livelli semi-amatoriali con gli Highley Miners Welfare, praticamente nel dopolavoro dei minatori. Eh, le umili origini, sapere e ricordare da dove si è partiti…Fino a quando durante una partita di un torneo regionale non viene notato dal segretario dei Midderminster Harriers, mettendolo di fatto sotto contratto negli spogliatoi. Un tempo si usava così. Su due piedi. Come avvenne nel caso di Gordon Banks, schierato tra le pali con la tuta da carbonaio, diventato il più grande goalkeeper di tutti i tempi dopo Jašin.
A proposito di Hitchens. Mica male quel ragazzo che segna un mucchio di gol, da qui il salto di categoria, nella Southern Football League: sempre semi-dilettanti, ma un filino meglio come livello.
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Non ha nulla del predestinato, Hitchens, coi suoi capelli rosso “pel di carota", ma continua a segnare valanghe di gol in questa scalata continua che lo porterà al Villa. A questo punto dovrebbe, come quasi tutti i grandi giocatori inglesi dell'epoca, salire ulteriormente di livello in patria. E invece no, Gerry nel 1961 prende un aereo e si imbarca per l'Italia: direzione, Milano sponda Inter. Breve la carriera di un calciatore, meglio viverla visitando posti nuovi e possibilmente guadagnando bene. Senza mai venir meno, peraltro, ad uno strenuo impegno sul terreno di gioco.
Costo dell'operazione: 85mila sterline, una cifra enorme per l'epoca, quando un caffé costava 50 lire, che in pochissimi sono disposti a sborsare. Tra questi, Angelo Moratti, impressionato dai numeri di Hitchens e folgorato dalla sua prestazione in amichevole a Roma contro l'Italia, dove aveva segnato una doppietta nel 3-2 finale a favore dei Tre Leoni. Non essendoci ancora osservatori sparsi in tutto il mondo, naturalmente bisognava arrangiarsi anche con ciò che succedeva nelle vicinanze. C'era da sostituire Antonio Valentin Angelillo, passato alla Roma.
Il Torino l’aveva acquistato, in cambio di Di Giacomo, nel novembre ‘62. Nelle file dell’Inter, Hitchens, con 5 presenze, aveva contribuito allo scudetto 1962-1963; ma nel frattempo, in nerazzurro stava sorgendo la stella di un campione luminoso. Il nome? Sandro Mazzola.
Quando Hitchens arrivò in granata, più d’uno pensò di trovarsi di fronte ad un footballer giunto al capolinea della carriera; e invece Gerry si dimostrò centravanti autentico, combattivo. L’area di rigore, in confronto alla miniera, un giardino sempreverde. Da ex minatore non lo spaventano né fatica né il gioco duro dei difensori avversari. E che saranno mai un calcio o una gomitata?
Se la tecnica non è sopraffina, come per molti calciatori anglosassoni, quelli del kick and run per intenderci, riesce lo stesso a liberarsi in area di rigore con forza e mestiere. Un buon cannoniere che lascia un gran ricordo di uomo, come abbiamo appena letto nelle righe vergate da Bruno Bernardi. Con la singolare caratteristica di calciare i rigori da fermo, senza rincorsa.
Gerry è morto su un campo di calcio, on the pitch come dicono loro. Non in miniera, come succedeva ogni tanto nel suo Staffordshire.
Gerry Hitchens. In totale 113 presenze 37 goal. Dolce ricordo di un bravo centravanti inglese.
Uno da Toro.
GIANNI PONTA - Chimico, ha lavorato in una multinazionale, vissuto molti anni all’estero. Tuttavia, non ha mai mancato di seguire il “suo” Torino, squadra del cuore, fondativa del calcio italiano. Tra l’altro, ha scoperto che Ezio Loik, mezzala del Grande Torino, aveva avviato un’attività proprio nell’ambito dell’azienda in cui Gianni molti anni dopo sarebbe stato assunto.
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