Come l'anno scorso, nuovo allenatore e rosa completamente inadeguata per affrontare il ritiro: Cairo ha nuovamente procrastinato la questione
VOX POPULI - Torino-Cittadella 0-1: un bilancio del match... E un bilancio del ritiro (VIDEO)
Il procrastinatore colpisce ancora. Il 22 giugno scorso per definire il presidente Urbano Cairo avevamo usato l'epiteto di procrastinatore seriale e purtroppo è sopraggiunta l'ennesima conferma in questi ventuno anni di presidenza. Proprio come l'anno scorso a Prato allo Stelvio, anche quest'anno a Pinzolo la rosa messa a disposizione dell'allenatore di turno è risultata completamente inadeguata. Davvero troppo poco aver inserito Oristanio e Mascardi per affrontare le due settimane in Val Rendena. Si può affermare che ancor di più dell'anno scorso questo ritardo potrebbe tramutarsi in un peccato mortale, soprattutto perché è stato scelto un tecnico al debutto in Serie A. Ignazio Abate ha dimostrato (almeno sul campo in quanto a idee e concetti) di essere molto preparato, di aver quel fuoco dentro che può incendiare il panorama calcistico italiano di Serie A. Il tecnico ex Juve Stabia ha rubato l'occhio a addetti ai lavori e tifosi, si è posto con la giusta cattiveria agonistica e soprattutto ha portato una ventata di aria fresca con una proposta di calcio molto contemporanea. Detto questo, Abate ha ancora tutto da dimostrare perché poi la sua capacità dovrà essere testata nei momenti di tempesta che puntualmente sopraggiungeranno nel mare della stagione.
Aver "perso" due settimane di lavoro full time con una rosa più completa è stato un vero peccato ma rappresenta un po' lo specchio dell'operato della società Torino nel corso degli anni. Assodato che Vlasic e Pedersen erano assenti per questioni extra Toro e assodato che Ilkhan e Zapata hanno vissuto un ritiro più a spizzichi che a bocconi a causa di acciacchi, la restante parte della rosa a disposizione di Abate aveva un quantitativo di potenziali titolari davvero esiguo (Ismajli, Casadei, Simeone, forse Cacciamani, Gineitis e Oristanio). Alla fine, si sono ritrovati inamovibili due giocatori che per ragioni diverse non erano pronosticabili a giugno: Biraghi, dato come partente, e Luongo, aggregato alla Prima Squadra dalla Primavera soltanto sul finire della prima settimana di ritiro. Abate ha quindi trasmesso idee e concetti innovativi, molto differenti rispetto alle richiste dei suoi recenti predecessori, a una serie di giocatori che il Torino lo seguiranno da lontano del corso della prossima stagione: da Bianay Balcot a Gabellini, da Dalla Vecchia a Dellavalle, passando per Dembele e forse Ilic. I tabellini delle tre partite amichevoli (13-0 Pinzolo, 1-0 Alcione, 0-1 Cittadella) sono lì a dimostrarlo. Scattata questa fotografia, viene spontaneo chiedersi: ha ancora senso organizzare il ritiro estivo?
La domanda non riguarda soltanto il Torino. La considerazione non può non tenere conto delle dinamiche del mercato. Specie in una stagione con i Mondiali il mercato è destinato, soprattutto per chi non ha un budget sostanzioso (uniche eccezioni in Serie A finora Fiorentina e Como), a restare bloccato e nessuno ne giova: né il giocatore in uscita che deve restare al servizio della squadra che ne detiene il cartellino per "fare numero" né gli allenatori che si trovano a lavorare con giocatori che non rivedranno nei mesi successivi. Tutto questo comporta che poi bisogna inseguire il tempo perduto e per un debuttante come Abate sarà un test nel test. L'analisi ad ampio raggio sulle dinamiche del mercato, tuttavia, non vuole scagionare il Torino. Dagli errori, di solito, bisognerebbe imparare e invece non si riesce proprio perché la procrastinazione è una modalità di gestione ormai assodata da anni. Oltre che per Abate, essersi presentati abbontantemente sguarniti per il ritiro è stato un peccato per quell'atmosfera che i tanti tifosi saliti a Pinzolo hanno contribuito a costruire: sono andati al di là dell'insoddisfazione per Cairo, hanno generato un clima all'insegna dell'applauso e della carezza nei confronti dell'allenatore, dei giocatori e del direttore sportivo Petrachi. Molti tifosi hanno perciò messo le fondamenta per una stagione diversa, la società ha invece procrastinato nuovamente i lavori e così sembra iniziare un'altra annata in cui bisognerà andare alla costante ricerca del tempo perduto (con buona pace di Marcel Proust).
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