La Scossa Granata / "Nonostante la sconfitta per 1-3, la notizia più confortante risiede nelle fondamenta. La base tecnica e caratteriale è solida"

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Torino-Como 1-3, Cairo postpartita: "Peccato, ma nessun commento"

C’è il sapore acre della beffa e, insieme, la consapevolezza di aver lottato a testa alta. Il 3-1 finale con cui il Como espugna lo stadio Olimpico Grande Torino racconta una storia bugiarda nei numeri, severissima nel verdetto, ma incredibilmente ricca di spunti per il futuro di questa squadra. I ragazzi guidati da Ignazio Abate escono dal campo tra gli applausi meritati della Maratona. Un tributo d’affetto che vale più di mille analisi: il Toro non ha demeritato, anzi. Ha tenuto testa per oltre ottanta minuti a un avversario qualitativamente superiore e in salute, capitolando solo nel finale.

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La beffa dell’81’ e il peccato di stanchezza

Per lunghi tratti della partita, il piano tattico disegnato da Abate sembrava destinato a raccogliere il massimo della posta. Avanti nel punteggio grazie a una prestazione fatta di applicazione, grinta e grande spirito di sacrificio, i granata avevano eretto un muro quasi perfetto per difendere il vantaggio. Il problema, semmai, è emerso con chiarezza geometrica nel corso della ripresa. Troppo bassi, schiacciati pericolosamente nella propria metà campo e in balia della pressione ospite, i granata hanno finito per prestare il fianco. La spinta del Como è diventata asfissiante e, inevitabilmente, la stanchezza fisica e mentale ha fatto il resto. La caduta all'ottantunesimo minuto è il culmine di un secondo tempo in cui il baricentro è arretrato troppo, concedendo il pallino del gioco agli uomini di Fabregas.

Le parate di Sanchez e il cinismo lariano

Ma la vera sliding door del match risiede nei rimpianti per le occasioni sciupate. Il Toro, soprattutto nei momenti di maggiore inerzia favorevole, avrebbe potuto e dovuto chiudere la gara. E qui si scontra con il muro insuperabile eretto da Sanchez, autore di una prestazione strepitosa. Il portiere comasco ha sventato almeno tre palle gol colossali, sfoderando parate in ogni modo possibile: con l'ascella, con il braccio, d'istinto col piede. A completare la sfortuna granata ci si è messa anche la traversa, colpita in piena da un sfortunato Simeone che avrebbe meritato ben altra sorte. Il Como, invece, ha trasformato in oro quasi tutto ciò che ha creato, dimostrando un cinismo da grande squadra e prendendo anche due traverse.

Mentalità, coraggio e la necessità dei cambi di qualità

Nonostante la sconfitta per 1-3, la notizia più confortante risiede nelle fondamenta. La base tecnica e caratteriale è solida, e questo è un dato inequivocabile. La squadra ha anima, sputa sangue, dimostra di avere fame e attaccamento alla maglia.
Per fare il definitivo salto di qualità, tuttavia, servono due ingredienti: un surplus di coraggio nella gestione dei momenti chiave e, non ultimo, una rosa più profonda e ricca di alternative. Per competere a certi livelli serve un'ascesa mentale collettiva e, nell'immediato, il recupero di pedine fondamentali per alzare la qualità dei cambi a partita in corso. Il rientro di giocatori del calibro di Fortini, Rodriguez e Mandragora rappresenta una necessità tattica per permettere ad Abate di pescare dalla panchina soluzioni all'altezza nei momenti di massima pressione.

Gli applausi della Maratona e lo sguardo al Frosinone

La Maratona, che di calcio e di orgoglio se ne intende, ha capito tutto. Ha visto una squadra che ha dato tutto, lottando su ogni pallone fino all'ultimo respiro, e l'ha salutata con un lungo applauso finale. Si esce sconfitti nel punteggio, ma con la certezza che la strada intrapresa sia quella giusta. Ora, però, la testa deve correre immediatamente al prossimo impegno: domenica si va a Frosinone. Una trasferta ostica, un banco di prova immediato dove rabbia, voglia di riscatto e la solidità di questa base dovranno tramutarsi in punti pesanti. Il Toro è vivo, ferito ma orgoglioso. E a Frosinone andrà a caccia di risposte definitive. E noi saremo lì.

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