Torna la rubrica "La Scossa Granata" di Michelangelo Suigo

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Un grande Gianluca Petrachi (VIDEO)

Una vittoria scaccia tabù
Certe statistiche pesano come macigni, soprattutto quando resistono al tempo e alle disillusioni. Sette anni e mezzo. Tanto è dovuto passare affinché il Toro ritovasse il gusto pieno, ininterrotto e autoritario della terza vittoria consecutiva in Serie A. Un digiuno lungo, spezzato al termine di novantasei minuti intensi, vibranti e ricchi di significato all'Olimpico Grande Torino. Il 3-2 finale contro il Monza dell'ex Ivan Juric non racconta soltanto una classifica che sorride e ci vede salire a quota 13 punti, ma certifica la maturità di un gruppo capace di unire la qualità della proposta tecnica a quella resilienza che da sempre costituisce l'essenza più profonda della maglia granata.

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La partita: coraggio, trame e le firme dei protagonisti
Fin dal fischio d'inizio, la squadra di Abate ha mostrato in campo alcuni tratti distintivi che vorremmo sempre vedere che che non sempre l'hanno accompagnata in questo avvio di stagione: coraggio nell'occupare gli spazi, fluidità nella manovra e una costante, collettiva voglia di imporsi. Non è un caso che i gol abbiano premiato la varietà delle soluzioni offensive e il lavoro del collettivo.

A sbloccare il match ci ha pensato Kian Fitz-Jim, autore della sua prima rete in Serie A, impreziosita da una lettura intelligente dei tempi d'inserimento. La gioia granata è poi esplosa grazie al capolavoro balistico di Rafik Belghali, autore di un meraviglioso tiro a giro che si è insaccato imparabile nell'angolino, un gesto tecnico di altissimo spessore che ha fatto spellare le mani ai tifosi granata. La spinta del Toro ha trovato il sigillo fondamentale di Nikola Vlasic, bravissimo a sbloccarsi in questa stagione con una prestazione di grande sostanza, fatta di strappi, geometrie e il fiuto del gol ritrovato.

Sofferenza e maturità nei minuti finali
La gara ha vissuto anche due episodi difensivi che hanno fatto dispiacere il mister: prima il retropassaggio sfortunato di Pietro Comuzzo, diventato clamoroso assist per il momentaneo pareggio di Varela, poi la sfortunata deviazione in autogol di Nathan Patterson al 94' minuto.

Eppure, persino con episodi del genere, la reazione emotiva della squadra ha dato le risposte migliori. Il Toro non si è disunito, dopo il pari, ha stretto i denti, ha lottato su ogni pallone sporco e ha difeso con le unghie un risultato strameritato sul piano del gioco e delle occasioni create.

Un'identità ritrovata
Tre vittorie di fila non arrivano per caso. Sono il frutto tangibile di un’identità collettiva solida, di un gruppo coe8so in cui ogni singolo elemento sa cosa fare e come farlo per il compagno. Il gioco c'è, la qualità pure, e la classifica comincia a premiare una proposta coraggiosa.

Il cammino è ancora lungo e ricco di insidie, ma questo Toro ha dimostrato di possedere le risorse morali e tecniche per guardare avanti con ambizione e fiducia. Ora ci aspettano due match tostissimi: tra pochi giorni, martedì sera, al Grande Torino arrivano i ragazzi terribili del Como di Fabregas. E domenica prossima si va a casa del Frosinone, rivelazione del campionato. Ora si fa sul serio.

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