di Guido Regis

La mia vita è scandita, soprattutto in questo periodo, da programmi ferrei ed appuntamenti segnati sull’agenda da mesi. Mi è difficile sgarrare. Non era previsto che andassi allo stadio mercoledì sera, ma ho sentito la chiamata e già da domenica sera avevo deciso che i miei programmi sarebbero cambiati. Sugli spalti al fischio d’inizio ci sono ancora una volta anch’io, teso come una corda di violino e gonfio come un bisonte pronto ad impazzire di rabbia. Attorno gli amici Francesco, Luigi, Luca, Maurizio e Renato, professionisti del CTO e della sofferenza granata. Condividono con me il nuovo tentativo di metempsicosi in vita e saranno testimoni delle possenti urla che a tratti usciranno dal mio ventre, passando dalla gola. Il primo urlo esce per zittire una quarantina tra le tre o quattro centinaia di persone in grado di udirmi li, al lato sud della curva primavera vicino al settore dei disgustosi bergamaschi. Hanno osato fischiare al primo errore di Rosina. Suppongo di aver avuto gli occhi iniettati di sangue e di aver assunto le sembianze di uragano pronto a travolgerli, se avessero continuato con quell’andazzo per tutta la partita. “ Ma che ca…..razza di co… siamo in curva, cosa fischiate uno dei nostri? La smettete idio… se non vi vengo a distruggere uno per uno”. Maurizio mi mette a sedere “ Uei stai calmo presidente” “ sento Francesco sussurrare agli altri “ Santo cielo è impazzito ” , Luigi sorridendo dice “ bravo presidente” ma noto la sua preoccupazione. Poi taccio, lasciando che la tensione gonfi ancora di più il mio petto. Produrrò ancora una decina di tuoni durante il primo tempo, in parte per zittire chi non aveva capito bene, in parte per sostenere i ragazzi. Ho osservato attentamente quanto accadeva ed alla fine rinfrancato dal fatto che l’Atalanta non era riuscita a costruire nulla e noi non avevamo speso grandi energie per aggredirli, pur creando le solite due nitide occasioni sprecate, mi sono seduto. Mi giro verso Renato e come per telepatia gli esce dalla bocca il mio pensiero. “ Non abbiamo giocato bene ma questa è la prima volta che ci siamo limitati a contenere e risparmiare energie, come fanno tutte le squadre che in genere vincono ed ora stanno in vetta. Se entrano in campo e fanno il botto abbiamo capito tutto, se no ci siamo sbagliati ”. Abbiamo capito tutto. De Biasi sostituisce immediatamente Rosina, per evitargli i fischi in caso di sostituzione in corso di gioco ( mica potevo raggiungere con il mio possente urlo tutti gli altri idio.. della curva e dintorni). Entra Abate ma soprattutto cambia il ritmo mentale dei nostri. Venti minuti di aggressione continua tambureggiante su ogni portatore di palla, con raddoppi di marcatura. Sembriamo ventidue. Natali una montagna in difesa, Dzemaili un mostro ad interdire e costruire ( davvero grande acquisto questo ragazzo se consideriamo anche la sua condizione fisica non eccellente) per me il migliore, Rubin vero instancabile cuore granata assatanato che pennella diversi cross finalmente precisi, Stellone spettacolare nel far salire la squadra e nello smistare il gioco fino a realizzare con uno dei suoi ormai storici tiri al volo da fuori area, Amoruso caparbio, sagace e finalmente puntuale all’appuntamento con il gol per di più di tacco, Abate proprietario assoluto della fascia di destra dove scorrazza come un arciere a cui solo una banale, quanto sfigata, storta in una buca impedisce di proseguire ( l’ho visto oggi, è davvero un bravissimo ragazzo. Purtroppo starà fermo per almeno una ventina di giorni ). Tutti gli altri hanno fatto la loro parte. Come al solito anche la terna arbitrale ha messo il suo per renderci la serata tipicamente granata, convalidando un goal che avrebbe fatto impazzire anche la fotocellula. I cambi obbligati mi hanno messo meno ansia pur continuando a non condividerli, a differenza di quanto avviene per la formazione con cui GDB apre, che ho ritenuto sempre azzeccata. Per me più Ogbonna e Malonga in campo, quando stanno bene, e vorrei veder tornare Vailatti; penso abbia pagato sufficientemente le sue colpe, se mai ne ha avute. Alla fine quando tutti dopo la festa se ne sono tornati negli spogliatoi, c’e’ ancora Matteone Rubin che vaga per il campo a dispensare applausi a tutti; la sua gioia incontenibile, il desiderio di condividerla con noi, lo tiene legato a quel campo sul quale si stanno per spegnere le luci. Sembra quasi che desideri continuare subito con la prossima partita per estendere ad essa la magicità di questa serata, e l’onore ritrovato della maglia. Si, ragazzi, questa sera vi siete ripresi con merito la nostra maglia; ora sappiate onorarla come le si addice non smarrendo più la grinta con la quale avete giocato e segnato, ne la freddezza e compattezza con cui avete difeso questa vittoria. Questa sera è una parte del tifo che non ha sfruttato l’occasione per imparare ad essere all’altezza. Non ci si irrita al primo errore, non si fischia il capitano, per quanto possa sbagliare. Si incita la squadra sempre, fino all’ultimo secondo. Poi si tirano le somme e se giusto ci si scatena, ciascuno con i mezzi che ha disposizione. Io ad esempio non so fischiare, ma ho un urlo baritonale che spacca i timpani ed una “ penna informatica” che accoltella.

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