Dal definitivo passaggio alla difesa a quattro a un vantaggio conservato nel primo tempo appena 7 minuti: il parere del direttore di Toro News
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Nella vita un po' di "culo" ci vuole (e non è quello di Kulenovic, al secondo gol consecutivo, questo da vittoria). Non basta quello, anzi. E non arriva per caso, anzi. Bisogna unire diverse componenti per raggiungere il risultato e bisogna andarla a stanare la fortuna per avercela di fianco. Il 12 ottobre è la giornata che per gli occidentali ricorda dal 1492 l'approdo di Cristoforo Colombo sulle sponde di quelle che pensava fossero le Indie e che in realtà si rivelarono essere le Americhe. Il navigatore genovese raggiunse l'ambito traguardo con le celeberrime caravelle: la Nina, la Pinta e la Santa Maria. Aveva sbagliato diversi calcoli, non poteva avere idea di un altro continente nella sua rotta verso l'Oriente passando dall'Occidente. Eppure ha osato, ha sfidato le leggi del buon senso comune, anche in un'epoca di grandi esplorazioni, e ha stravolto (sì, con un po' di sano "culo") per sempre il concetto di mondo per gli esseri umani provenienti dall'Europa. Il parallelismo può apparire irriverente, probabilmente lo è, però il succo del discorso si lega con l'avventura della caravella Ignazio nelle tempestose acque granata. Anche Abate qualche calcolo l'ha sbagliato nella serata del Colombus Day, ha rimediato e ha corretto il tiro a gara in corso affidandosi a una panchina molto più profonda di quella dell'avversario (Udinese falcidiata dagli infortuni, specie in attacco).
Il secondo tempo del Torino è stato più convincente per trame e atteggiamento rispetto alla prima frazione, dove a tutti gli effetti l'Udinese si è lasciata preferire. Uno degli aspetti più stonati della serata granata è stata l'inconsistenza nel mantenere il primo vantaggio (appena 7 minuti dopo aver trovato il gol sull'unica vera azione degna di nota dei primi 35 minuti abbondanti). Era soltanto la seconda volta che il Torino si trovava in vantaggio in questo campionato, la prima volta nei primi 45 minuti e la mancanza di abitudine si è fatta sentire tutta tanto da concedere un gol evitabilissimo (Adams anticipato, Mandragora insipido, Coco addormentato e Comuzzo troppo leggero). Questo è uno dei primi aspetti su cui bisognerà lavorare per crescere. L'altra questione che lascia in eredità la sfida contro l'Udinese è la difficoltà di scelta degli interpreti giusti tra centrocampo e attacco. Sul reparto offensivo Abate ha fornito la sua chiave di lettura (Kulenovic era l'unico insieme ad Adams ad avere i 90 minuti nelle gambe ed è stato preservato per la ripresa). Sul centrocampo è stato sacrificato un po' il primo tempo senza un giocatore vitale come Vlasic (Oristanio non ha rubato l'occhio cestinando una ghiotta chance). Trovare la chiave di lettura giusta non sarà facile, specie quando si hanno praticamente tutti gli interpreti a disposizione. Però, l'abbondanza logora chi non ce l'ha, dunque ben venga goderne, poter sbagliare e cercare anche di rimediare con le cinque sostituzioni.
L'ultimo tema è probabilmente il più annoso. Quanto Abate è stato aiutato dal Torino in questi suoi primi tre mesi sotto la Mole? "Le categorie bisogna affrontarle, conoscerle. Anche Abate ha pagato dazio da questo punto di vista: non è facile il salto dalla B alla A. Ci vuole tempo per comprendere" ha dichiarato Gianluca Petrachi prima della partita. Tutto condivisibile, però bisogna aggiungere che l'entusiasmo e le idee di Abate non sono state supportate pienamente dalle scelte della società, a partire dalle tempistiche con cui si è chiuso il mercato. Ricostruiamo un attimo l'undici di partenza del Torino: Perri ufficiale dal 29 agosto, Rodriguez ufficiale dal 3 settembre, Belghali ufficiale dal 1° settembre, Braganca ufficiale dal 1° settembre, Mandragora ufficiale dal 1° settembre. In aggiunta a loro cinque altri tre giocatori (Comuzzo, Cacciamani e Oristanio) non facevano parte della rosa granata 2025/2026. Ma abbandoniamo il fattore tempistiche già più volte analizzato. Quello che rischia di passare sottotraccia delle parole di Petrachi, soprattutto a dispetto del risultato positivo, è un altro aspetto. Il direttore sportivo granata ha certificato che il Torino passerà alla difesa a quattro abbandonando quella difesa a tre con cui il progetto tecnico di Abate è scattato al Filadelfia lo scorso 10 luglio. Non è la prima volta che ciò accade (pensiamo a Marco Giampaolo qualche anno fa o più recentemente a Marco Baroni o a Paolo Vanoli). Lo avevamo detto in sede di pagellone del mercato che questo poteva essere un difetto della campagna condotta dal Torino, vedremo se sarà così. Intanto il dato certo è che nuovamente un nuovo allenatore del Torino è costretto a cambiare modulo a causa del materiale che si ritrova a disposizione. Fa parte anche questo degli imprevisti dei navigatori, con la speranza del mondo granata che la caravella Ignazio dal Colombus Day in avanti, anche con un po' di "culo", possa trovare la sua stabilità, la sua serenità, le sue trame scacciando via noia, vecchiume e frustrazioni.
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