L'Editoriale / Non appena c'è stata una possibilità Cairo non ha resistito e ha dovuto piazzare il suo slogan, abbandonando la trincea e favorendo il titolo
Ci eravamo probabilmente illusi. Il silenzio è già scomparso, è volato via prematuramente, quando ancora la prima partita ufficiale non è stata giocata. È arrivato puntuale il primo slogan dell'annata, il classico slogan destinato a tornare indietro come un boomerang sulle spiagge australiane. Non siamo ai livelli di "quest'anno ci divertiamo" o "è una rosa difficilmente migliorabile" ma dichiarare che se sarà l'ultimo anno da presidente del Torino dev'essere il migliore di sempre ha fatto correre un brivido sulla schiena di tanti. L'assenza di Cairo alla presentazione ufficiale di Ignazio Abate (prima volta in 21 anni di presidenza) e il conseguente silenzio del presidente granata nelle prime settimane di lavoro (unica eccezione una dichiarazione di circostanza sul Torino in occasione della presentazione dei palinsesti de LA7) sembrava andare in una solida direzione: io ci sono, so che sono diventato troppo ingombrante e avverso e proprio per questo resto un passo indietro per il bene del Toro. Sembrava un'ammissione: se c'è Cairo, si parla di Cairo e basta, il Toro viene in secondo piano, quindi mi defilo in attesa di sviluppi su una possibile cessione al fine di riconciliare quanto più possibile tifoseria e squadra.
Il fine appariva interessante ed era stato anche supportato a livello societario da alcune iniziative lodevoli, come l'amichevole a porte aperte al Filadelfia contro il Vado. Sarebbe stata una strategia comunicativa alquanto innovativa per uno come Cairo nella sua pluridecennale esperienza nel calcio. Ma sarebbe stata una strategia altamente funzionale: una sorta di trincea in cui posizionarsi per continuare a sopravvivere e imbandire il campo a un ipotetico successore.
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Purtroppo, già al 10 agosto la stella è divenuta cadente (con buona pace della notte di San Lorenzo) e si è tramutata in pura illusione. Non appena c'è stata una possibilità Cairo non ha resistito e ha dovuto piazzare il suo slogan, abbandonando la trincea e favorendo il titolo. Si può affermare che è stato un ulteriore scivolone comunicativo, ancor più accentuato perché stride con la strategia adottata nel primo mese stagionale dallo stesso Cairo e dalla società.
In un momento così delicato di presidenza, in un punto che appare di non ritorno, era auspicabile il silenzio o, se proprio non fosse stato possibile, la dichiarazione di circostanza. Invece, la forza del taccuino e del microfono ha preso il sopravvento e Cairo si è sentito in dovere di pronunciare "migliore di sempre", un'espressione di cui si abusa in maniera esagerata sia nello sport che nella vita quotidiana. N'è venuto fuori un mezzo proclamo inadeguato e nocivo (mercato ancora aperto, rosa da completare, possibili cessioni da piazzare, allenatore all'esordio in Serie A). La situazione è ben lungi dal poter essere governata esclusivamente dalle volontà di Cairo perché le variabili impazzite nel mondo del calcio sono a bizzeffe, eppure incurante del pericolo (e dei numerosi insegnamenti del passato) il presidente granata ha sparso nuovamente il suo verbo borioso. Vedremo se sarà autogol, intanto è stata sprecata un'altra occasione per stare un passo indietro, in trincea preparano il terreno a situazioni migliori. Peccato.
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