Il Boca e la visione di De Rossi

Il Boca e la visione di De Rossi

Loquor / Torna l’appuntamento con la rubrica di Anthony Weatherill: “Lo straordinario racconto dell’amore per un sogno e per il gioco del calcio”

di Anthony Weatherill

“Il visionario costruisce ciò
che i sognatori immaginano”.

Anonimo

 

La vita è fatta di aspettative, di progetti, di ambizioni. Tutte cose che cerchiamo con alterne fortune, a volte persino contraddicendo noi stessi. Il calcio è un grande palcoscenico con molti sipari, che si aprono davanti a noi spettatori mettendo in scena il più delle volte copioni prevedibili. Ovviamente sappiamo dell’esistenza dei “dietro le quinte”, solo non ne conosciamo le fattezze e i rumori. Allora non ci resta che immaginare e nell’immaginare sviluppiamo ogni tipo di ipotesi o fantasia. E con il tempo smettiamo di cercare la verità, giungendo a rubricarla come orpello non più tanto importante.  Ma i fatti, come ebbe a dire John Adams, sono argomenti testardi; e qualsiasi sia la nostra volontà, le nostre inclinazioni o i dettami della nostra passione, non possono alterare lo stato dei fatti e delle prove. E allora potrebbe risultare più semplice del previsto, ad osservare i fatti, rintracciare chi dal palcoscenico del calcio trasmette notizie ed emozioni vere. Sarebbe facile notare come dal 2000 ad oggi, tranne in un’occasione, i club che hanno vinto la Champions League sono stati sponsorizzati da Nike e Adidas, che fa capire come le multinazionali dello sport pesino sui tavoli da gioco che contano. Essere sponsorizzati da loro vuol dire dare un segnale al mondo del raggiungimento del pedigree necessario per cominciare ad aspirare importanti traguardi. Traguardi che consentono a questi club blasonati l’esercizio dell’inarrestabile moltiplicazione dei capitali. Una moltiplicazione dal corso unidirezionale verso i club “del blasone”, e che accentua ogni giorno di più il divario e la diseguaglianza con chi questo blasone non ce l’ha. Ci troviamo di fronte ad una chiara organizzazione generale, istituzionale, economica e comunicativa in cui l’unica cifra emblematica è la logica sistemica di produzione e  del marketing. A quel qualcuno che potrebbe dire che in fondo stiamo parlando di affari, si potrebbe rispondere come sia molto difficile stabilire la linea che separa gli affari dal furto. E quando si parla di furto, sia chiaro, non si parla solo di sottrazione indebita di denaro, ma anche di furto di valori e di tradizioni.

“Oggi è un giorno molto complicato per me, perché a nessuno piace salutare. E men che meno quando devi dire addio alla tua casa, alla tua famiglia e alla vita a cui sei abituato. Non dimenticherò mai la prima volta in cui ho indossato la maglia del Barca”. Sembrerebbe, questa di Xavi Simmons, la dichiarazione di un calciatore e da un passato già vissuto pienamente vissuto con il Barcellona. Un calciatore esperto giunto ad un crocevia importante della propria carriera e proteso a cogliere una nuova grande opportunità professionale. Invece si sta parlando di un ragazzino di sedici anni, che non ha nemmeno annusato il palcoscenico dei grandi, ma che ha pensato di firmare il suo primo contratto professionistico con il Paris Saint Germain, salutando, sotto la regia di Mino Raiola e di un munifico sponsor, quella che ha definito casa sua. La quale casa gli aveva offerto un contratto di duecentomila euro l’anno, evidentemente non considerato adeguato dal ragazzino di origine olandese, che ha preferito abbandonare non solo uno dei club più prestigiosi al mondo, ma anche ciò che considerava la sua casa. Vale così poco, dunque, una casa e una famiglia? Fa riflettere come la proprietà qatarina del Psg, dichiaratamente islamica osservante, abbia potuto passare sopra ogni valore ed ogni tradizione. Spesso l’islam, anche con qualche ragione, critica l’occidente di aver asservito la propria cultura e i propri valori alle logiche dell’edonismo e degli affari. Quale coerenza, quindi, può esserci in un Qatar che finanzia costruzioni di moschee e centri islamici nel satanico, a loro dire, occidente, e poi strappa, con la forza ammaliante del denaro, un ragazzino alla sua famiglia e alle sue abitudini? Ognuno trovi la sua risposta, anche se nel mondo del calcio sembra essersi affermato l’unico precetto che Charles Dickens riteneva esserci nel mondo degli affari: “fatela agl’altri, perché loro la farebbero a voi”. Il cinismo sembra ormai aver preso definitivamente il sopravvento sul calcio, in una sequela orribile di cadute verso il basso del più perverso dei nichilismi. Un nichilismo feroce che pare aver preso anche il linguaggio dei tifosi, sorpresi ad usare frasi come “sbarazziamoci di questo giocatore”, come se si stesse parlando più di una merce che di una persona. Tutto pare essere senza redenzione, ma poi, improvvisamente, ecco il calcio, il magnifico sport del calcio, capace di far fiorire una storia che parla di amore per il gioco e visione di vita. Il Daniele De Rossi che prende un aereo per Buenos Aires e va a firmare un contratto da “soli” 800.000 dollari l’anno per il Boca Juniors, e lo straordinario racconto dell’amore per un sogno e per il gioco del calcio. L’ex giocatore della Roma, lo sanno tutti, poteva accettare contratti ben più munifici negli States o in Cina, in fondo nella sua carriera ha dimostrato ed ha avuto tutto quello albergante nei sogni e nei desideri di un ragazzo che tira calcio ad un pallone. Nessuno avrebbe potuto criticarlo se avesse deciso di monetizzare al massimo gli ultimi anni della sua carriera da calciatore. Ma per quanto possa sembrare strano agl’italiani stessi, che sono spesso i massimi critici di loro stessi, sovente nella storia delle vicende umane ecco arrivare dall’Italia una persona, un fatto, a risposta a tempi considerati estremamente difficili e disperati. De Rossi è il primo giocatore italiano ad andare a misurarsi nel massimo campionato argentino, e lo fa perché vuole giocare nello stadio che fu di Diego Armando Maradona. Lo fa perché, in tutta evidenza, ha ancora amore da esprimere per questo gioco. Il nuovo giocatore del Boca è una risorsa da non disperdere per il calcio italiano, specie quando appenderà gli scarpini al fatidico chiodo. Azzardo per lui un radioso futuro di allenatore, perché solo chi ha la forza di una visione e il coraggio di portarla avanti può essere credibile nella gestione di uno spogliatoio formato da persone ricche di talento e ambizione, ma che in fondo rimangono sempre dei ragazzi appena affacciatesi alla vita. De Rossi, con la sua scelta davvero atipica per un mondo che ormai ha convinto tutti noi come “l’unica cosa che contano sono i soldi e tutto il resto è conversazione”, ha tracciato un segno ai suoi connazionali verso un orizzonte davvero interessante, e che è davvero molto italiano: riprendiamoci i nostri sogni e le nostre speranze, senza paura. E’ significativa la dichiarazione del presidente del Boca Juniors, Daniel Angelici: “per Daniele qui sarà una sfida importante da giocatore in un altro Paese, come un tempo facevano i migranti andando incontro ad una terra sconosciuta”. Che bello parlare di sfida, uno stato dell’anima sovente presente nella storia degli italiani. Cosa sarebbe la vita degli uomini senza le sfide? De Rossi, dopo la fine traumatica del suo rapporto con la Roma, fuori dai cancelli di Trigoria aveva detto ai tifosi che se loro volevano, lui non avrebbe firmato per nessuna altra squadra, che la sua storia di giocatore di calcio sarebbe finita in quel momento. Ma i tifosi sanno riconoscere i gesti d’amore, e mai si sarebbero sognati di stoppare l’ultimo desiderio di uno dei figli più grandi che la Roma sportiva abbia mai avuto. E’ giusto che colui che fu giovanissimo campione del mondo provi l’emozione della sua infanzia, quella di salire gli scalini che portano nel prato dello stadio del Boca. Nel cuore di quella Buenos Aires, intrisa di tango e di tutta quella follia poetica di cui gli argentini sono dotati. “Sono certo –ha detto Angelici – che quando De Rossi vedrà cosa succede nella Bombonera, si renderà conto che è il luogo del calcio”. Goditi il tuo sogno, ragazzo di Roma; goditelo perché te lo meriti. Perché a volte il tempo sembra non aver una ragione per essere vissuto, e si ritira dalle persone, dalle cose e dai luoghi. Ma tu, Daniele, stai dando al tempo un motivo per non ritirarsi dai luoghi a noi cari. Vivi il tuo sogno e ritorna presto a casa. Si ha bisogno di persone che riannodino fili andati perduti.

Di Anthony Weatherill
(ha collaborato Carmelo Pennisi)


Anthony Weatherhill, originario di Manchester e nipote dello storico coach Matt Busby, si occupa da tempo di politica sportiva. E’ il vero ideatore della Tessera del Tifoso, poi arrivata in Italia sulla base di tutt’altri presupposti e intendimenti.

15 Commenta qui

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  1. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    E concludo stringendoti la mano amichevolmente.
    Mi fa enorme piacere riconoscere che non sei parte di una categoria di imbecilli, atti solo a provocare.
    Ci siamo solo scontrati su alcuni punti poco importanti a causa di una insufficiente comunicazione.
    Sono stato pigro a scrivere poco e male nel primo post e l’ho pagata cara scrivendone poi altri 5 per spiegarmi meglio …

    Forza Toro (Simbolo o reale che sia )

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  2. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    Se rileggi i tuoi primi due post vedrai da te che sei stato perlomeno un filo troppo aggressivo nei miei confronti..
    Avresti potuto esprimere il tuo diverso parere senza “meravigliarti “ che io sia del Toro (parole tue ) e facendo pure il verso al mio Nickname a mo di sfottò ..
    Ad ogni modo vedo e apprezzo che hai ammorbidito i toni e me ne rallegro.
    Ammetto pure io di non aver argomentato meglio il mio dissenso a quel articolo.

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  3. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    @turin turin ….tu hai problemi a comprendere quel che leggi o hai solo voglia di rompermi le scatole ?
    Sarò noioso ma schematico così magari si capisce meglio
    1 – È la prima volta che scrivo due righe contro il parere di Weatherill, e in passato ho anche apprezzato pubblicamente alcuni suoi articoli, quindi non ho nulla contro di lui
    2 – Ho scritto che mi fa schifo la retorica da quattro soldi e soprattutto superficiale, non il suddetto Weatherill, malgrado a mio avviso qui l’abbia utilizzata
    3 – Non ho mai insultato nessuno qui dentro se non dopo essere stato attaccato personalmente, come peraltro hai fatto tu con me, poiché io mi sono limitato a esprimere una critica verso un articolo in generale mentre tu mi hai attaccato sul piano personale dandomi dello Stupido, del non degno di essere granata e qualcosa altro che ora mi sfugge.
    4 – Quanto a De Rossi, se vuoi elogiarlo per la sua “coraggiosa e nobile “ scelta sei libero di farlo e non sarò io a insultarti. Allo stesso modo “, se in questo non ci vedo nulla di speciale e encomiabile , ti invito nuovamente a rispettare il mio parere , senza darmi del gobbo o del cretino.

    Sai, tempo fa, quando il Toro era con le pezze al culo in mano a presidenti scellerati, Pulici disse che ormai non tifava più tanto per il Toro quanto per i tifosi del Toro. Pensai che aveva ragione. Da un paio di anni a questa parte invece, da quando tutto ha preso una deriva social e leggo quotidianamente commenti carichi di odio e di insulti gratuiti addirittura in un social del Toro fra stessi tifosi del Toro che parlano di Toro…ho iniziato a credere non solo di non tifare più per il Toro, ma nemmeno più per noi tifosi del Toro.
    Mi restano solo i ricordi di uomini come Pulici, Ferrini, Mondonico. Tifo per loro.
    E sono stato retorico anche io, almeno lo sono stato col cuore granata in mano.

    Tanti saluti

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    1. turin - 3 settimane fa

      ricapitoliamo: la parola schifo, per tua stessa ammissione, l’hai usata. Io non l’avrei usata, ma sono gusti e ognuno ha i suoi. Non ti ho assolutamente dato dello stupido, ed è stato scorretto da parte tua avermi messo in bocca ciò. Non ti ho dato del gobbo, non ti ho dato del cretino. Sono certo tu sia un tifoso del toro(sovente mi capita di leggere i tuoi post). Non ti ho attaccato personalmente, ho semplicemente criticato un tuo commento che ho trovato esagerato nei termini e privo di oggettività. Se in qualche modo tu ti sei sentito offeso, me ne scuso. Non era mia intenzione offenderti. Volevo solo manifestare stupore per quanto letto sul tuo commento all’articolo. Per cui ti tendo la mano, e speriamo buone cose per il nostro toro. Un saluto

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  4. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    @turin 2 : con questo invece rispondo al tuo secondo, sciagurato commento.
    Il plurale si riferiva a me e al commentatore che mi aveva preceduto come indicato dalla mia prima frase. Ovvio (per me ) che non parlassi a nome di tutto il pianeta.
    Quanto ai Likes …qui mi cascano i coglioni per terra…Se il peso e il valore delle parole lo attingi dai likes che ricevi allora fuori dalla realtà ci sei tu…
    I likes non contano nulla. E credo di averne presi quasi 300 quando scrissi un ricordo di Mondonico. A volte piacciamo perché tocchiamo il cuore “, altre perché sputiamo veleno verso un nemico comune presunto o vero. Tu almeno qui fai parte della seconda categoria. Sei un Hater, un odiatore. Uno di quelli che quando vince il Toro invece di gioire scrivono insulti ai tifosi mai contenti “, o come i mai contenti che quando perde il Toro anziché incazzarsi, inveiscono contro gli ottimisti.
    E io vivo fuori dalla realtà ?
    E i miei commenti rivelano che non capisco una mazza ?
    Se è così “, allora sono felice di essere un patibolare uomo fuori dalla realtà

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    1. turin - 3 settimane fa

      appunto, è stato ovvio solo x te. ed io non faccio parte di nessuna categoria. E i likes contano, perché sono opinioni. Esattamente come le tue. Mi dispiace per i tuoi coglioni che cadono per terra, ma è così. E non mi sono mai sognato dire o pensare che non capisci una mazza, fortunatamente o altri modi di esprimermi e di tenere da conto gli altri

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  5. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    @turin: libero di non essere d’accordo. Ma che tu non capisca in base alla mia critica perché io tifi per il Toro, questo non te lo permetto.
    Contento tu e chi si sbrodola davanti a questi articoli stucchevoli e banali.
    A me fanno piuttosto schifo. Ho avuto peraltro modo di conoscere l’uomo De Rossi e non lo ritengo una persona meritevole di elogi del genere. Ha fatto semplicemente quel che ha voluto. I calciatori da tenere come esempio sono altri.
    Però si. ovviamente si , anche se per altre ragioni, continuo a pensare che abbiamo perso l’anima, e anche il senso delle cose.

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    1. turin - 3 settimane fa

      ripeto: quando non ci si arrende nemmeno di fronte ad una realtà oggettiva, allora c’è poco da continuare a discutere. D’altronde quando uno usa la parola “schifo” per un articolo del genere, vuol dire che si è perso persino il senso delle parole. Perché dal non essere d’accordo con i pensieri di weatherill a dire che fanno schifo ci passa dentro tutto il mare del mondo. Siete 2/3 qui dentro che vi esprimete contro di lui con questi epiteti esagerati. Se ne deduce solo una cosa: avete dei motivi personali per farlo. La scelta di de rossi ha avuto un senso significativo, aldilà di ciò che può essere stata la tua esperienza negativa con lui. Ed è di questo che si parla nell’articolo. Se poi segnalare il fatto che un giocatore rifiuta i milioni di euro di stati uniti e cina, per andarsi a giocare una sua visione del calcio in argentina a molti meno soldi, la ritieni una banalità, allora hai ragione tu: weatherill è banale. Certo motivare ogni tanto qualche opinione, senza insultare gli articolisti, non sarebbe male. Qua dentro addirittura qualcuno ha scritto che costantino è un fanfarone perché nella sua scheda ha messo che è laureato. Ci sono persone, come te in questo caso, che riescono a raggiungere un livello offensivo davvero intollerabile. E non voglio nemmeno stare qui a ricordare cosa qualcuno qui è stato capace di dire a serino rampanti. tanto tutti abbiamo letto.

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  6. CUORE GRANATA 44 - 3 settimane fa

    Anthony è a mio parere, un cantore di calcio che grazie alla sua vasta cultura diviene “metafora della vita”.Prendendo spunto da “un particulare” tratteggia temi più generali.Nel caso di specie parla di De Rossi ma è un dettaglio correlato ad un fatto oggettivo.Per carità non facciamone un eroe(gli atti di eroismo sono ben altro) ma è un ragazzo che ha comunque privilegiato valori diversi dal vil danaro( comunque non poco per carità) come,sempre a mio parere, è stato rilevato in altri commenti.La scelta del Boca poi è significativa in quanto la “bombonera” è luogo dell’anima,la Boca è stata approdo e luogo di speranza per milioni di ns. emigranti nei secoli 19\20,luogo di sogni non sempre realizzati,insomma è metafora della vita.Penso quindi che la scelta di De Rossi vada in ogni caso compresa e rispettata.Poi ovviamente..Come sempre grande Anthony!Alla Prossima!FVCG!!!

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  7. Daniele abbiamo perso l'anima - 3 settimane fa

    D’accordo con chi mi ha preceduto.
    Non bisogna essere persone speciali per accettare a fine carriera di andare a giocare nel Boca (insieme al River la prima squadra di Argentina ) per Ottocentomila euro l’anno …
    Solita retorica trita e ritrita fatta di luoghi comuni che fa più male al calcio che bene.
    E inoltre di De Rossi non ce ne frega una mazza.

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    1. turin - 3 settimane fa

      se uno non capisce il valore di una scelta. se uno non capisce che de rossi in cina o in america poteva guadagnare sei volte di più. se uno non capisce una scelta fatta per realizzare un sogno, che alla base di tutte le storie di calcio. se uno si fossilizza sugli 800.000 euro, che sono tanti per noi ma non per un calciatore. se uno si fossilizza sul fatto che gioca nel boca e non nel river. se uno pensa che si stia parlando di luoghi comuni. allora non solo non ha capito niente di questo articolo, ma non capisco perché tifi per il toro, al quale mi onoro di tifare da cinquant’anni. Weatherill ha voluto sottolineare la differenza tra i fatti e le parole. De Rossi con un fatto eclatante, ha dimostrato di amare più il calcio che i soldi. Se poi non gli si vuole riconoscere nemmeno questo, allora forse ha ragione il tuo nick: abbiamo perso l’anima

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    2. turin - 3 settimane fa

      e aggiungo. Non parlare al plurale. Non puoi dire ” a noi di de rossi non ce ne frega una mazza”. Perché dal mio commento e dai like che ci sono in testa all’articolo si dimostra solo una cosa: non solo ti arroghi il diritto di parlare per tutti i lettori di questo sito, ma di non saper vedere nemmeno la realtà. Limitati a dire la tua opinione e parlare per te, che già è tanto.

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  8. Immer - 3 settimane fa

    A me di derossi non può fregare de meno. Prego parlate di toro non di giocatori oltretutto di altre squadre dove sono stati osannati dai servi giornalisti il vero male di questa epoca in tutti i campi. Fanno passare un eroe a 800000 dollari anno

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  9. PrivilegioGranata - 3 settimane fa

    Fondato da italiani emigrati, il Boca riceve ora nuova linfa italiana.
    Contentissimo per la scelta di De Rossi, per lui e per i Xeneises (genovesi).

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  10. èquasifatta - 3 settimane fa

    Tanto di cappello a Daniele De Rossi, raro esempio di giocatore di calcio tra mercenari del pallone, il cui unico interesse sono gli ingaggi a sei/sette zeri.

    Buona fortuna Daniele.

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