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La notte di Urbano Cairo

La notte di Urbano Cairo - immagine 1
Torna "Loquor", la rubrica a cura di Carmelo Pennisi. Sotto i riflettori Urbano Cairo

Carmelo Pennisi

“Nulla di grande è stato

fatto senza passione”.

Friedrich Hegel

A volte quando capita di ascoltare o leggere dichiarazioni dei “potenti” italiani contemporanei, si ha chiara la sensazione di aver finalmente individuato il motivo, o i motivi, della crisi in cui si attanaglia il nostro Paese da trent’anni. Si badi di non ricondurre tutto alla classe politica, dove attualmente le ombre dei nani si allungano visto l’evidente tramonto del sole; non è solo dello scadimento della qualità parlamentare la responsabilità dell’affermarsi della soverchia dell’ignavia, dell’ignoranza, della disinvoltura fine a se stessa. Non siamo al “tutto sbagliato e tutto è da rifare” di “bartaliana” memoria, siamo al punto peggiore della nostra Storia, dove augurarsi la “damnatio memoriae” di questo tempo è probabilmente l’unica scelta sensata per salvare il buon gusto dei nostri posteri. A voler essere inclini ancora all’ottimismo potremmo agganciarci al tempo che passa, poiché esso, direbbe Seneca, rivela la verità oppure, aggrappandoci disperatamente a Jane Austen, spiegherà.

Nel calcio sempre più proteso in un affannosa caccia grossa a nuovi ricavi(presto non si avranno remore nemmeno nel tentare di monetizzare finanche il senso del ridicolo), la cosa a brillare alla stessa stregua delle stelle in un cielo estivo notturno e lindo è lo scansare continuamente il “vero” e il portare avanti con la stessa pervicacia dei “Trecento” delle “Termopili” la strategia della “fuffa”, incuranti di infilarsi nella trama di un tappeto tessuto da un folle e incapace, prima o poi, di trattenere qualsivoglia residuo di polvere. E a proposito del concetto di verità, c’è da rimanere attoniti, e anche un po’ scossi, dall’ultima intemerata di Urbano Cairo allo “Sport Industry Talk” organizzato dal suo Corriere della Sera, che ha avuto come principale obiettivo la legge sul “Tax Credit”, in cui lui, e a dire il vero solo lui, riscontra degli “aiuti al cinema incredibili”, un aiuto che, a suo dire, anche il calcio dovrebbe avere perché foriero di “un effetto benefico sull’umore della gente”.

Se questa considerazione fosse pervenuta da un passante o da uno dei tanti “citrulli da tastiera” che popolano questo nostro disperato e assai incolto Paese, ci sarebbe solo da scrollare le spalle, fare un mezzo sorriso compassionevole e ammettere ancora una volta come in democrazia sia giusto e corretto dare diritto di parola anche agli arroganti tendenti allo sciocco (una genia, quest’ultima, capace non solo di non comprendere ciò che legge o ascolta, ma anche di inerpicarsi in incomprensibili invettive simili agli abbai alla luna). Ma qui non si è di fronte ad un passante, e tantomeno ad uno sciocco, ma si sta parlando di uno dei più importanti, e potenti, editori italiani. Uno che ha fatto della produzione di notizie il suo “core business”, tanto da trasformare “La7” da un canale perennemente in perdita e senza una identità in una sorta di “Cnn” italiana con il segno “+” nei suoi bilanci.

L’attacco del presidente del Torino ai presunti ricchi aiuti di cui godrebbe il cinema non è stato solo sgangherato, ma nel chiedere analoghi aiuti per il calcio si è infilato in una analisi economico/sociale confusa e contraddittoria dello sport più seguito dagli italiani, sorprendente, in negativo, per un brillante studente a suo tempo laureatosi alla prestigiosa “Università Bocconi” di Milano, cattedrale principe della formazione economica del nostro Paese. Allo studente della Bocconi Urbano Cairo dovrebbe essere ben chiaro come ad una richiesta d’aiuto debba necessariamente seguire una proposta seria di modalità con cui tale aiuto si dovrebbe concretamente realizzare. E, soprattutto, non dovrebbe mai confondere un “credito d’imposta” con un aiuto, essendo per sua natura un investimento fatto da Stato e imprese con “effetti moltiplicatori” sull’economia atto a favorire la crescita del PIL e un aumento dei contratti di lavoro, con una conseguente ricaduta benefica sulla fiscalità generale. Ricaduta benefica che nel caso italiano, come sostengono unanimemente tutti gli studi di settore, consiste in tre euro di ritorno all’Erario su ogni euro di tasse stornate precedentemente.

Il Tax Credit nel cinema, in parole povere, funziona, e non solo in Italia. Infatti tutti i Paesi europei si fanno la guerra, con provvedimenti fiscali analoghi, per avere le grandi produzioni americane a lavorare nei loro territori. L’asino casca assai male nel ragionamento del padrone di “RCS” e di “La7”, perché oltre a non aver specificato cosa similmente al “Tax Credit” potrebbe essere pensato per il calcio, al solito quando non si sa cosa si stia realmente dicendo ci si dimentica della qualità e della razionalità della proposta da fare. Tutto si riduce ad un voler più soldi per poi non saperne fare esattamente cosa, visto come per stessa ammissione del patron del Torino nonostante “il calcio abbia avuto un incremento spaventoso con l’arrivo dei diritti tv, le cose non sono migliorate: tutto è andato ai calciatori e ai tecnici”. Ora, al di la dell’uso incerto della lingua italiana(cosa inquietante per un editore e un laureato alla Bocconi. Ma la foga nel portare avanti in pubblico delle istanze può giocare brutti scherzi), fa impressione la sconcertante ammissione di non aver saputo ben gestire la montagna di soldi giunte dalle tv, proprio mentre si stanno chiedendo altri soldi, questa volta alla fiscalità generale, senza aver prima chiarito la natura della garanzia, ove mai ci fosse, che impedirebbe come anche questi ulteriori soldi finiscano nelle mani dei procuratori e dei loro assistiti, pronti con i loro abili commercialisti a fare qualsiasi cosa, riuscendoci, per far evaporare questi soldi davanti al Fisco.

Proseguendo nella sua sgangherata analisi(c’è da chiedersi quale fosse il reale obiettivo del presidente del Toro. Sospetto esclusivamente una soddisfazione narcisistica, somigliante a quella di Berlusconi che “in tre anni con il suo governo avrebbe sconfitto il cancro”, ma a volte riconosco di essere eccessivamente malizioso), Cairo ha spostato il focus sulla questione costruzione “Nuovi Stadi”, dichiarando la resa dei club “che volevano costruire uno stadio e hanno superato il tema decidendo di non farlo più perché non realizzabile”(povera lingua italiana. L’annichilimento dell’uso della parola fa parte del “piano pro smartphone”. Non è vitale l’uso del verbo, ma connettersi digitalmente con il mondo), e dimenticando di avere un particolare feeling, tramite il suo impero editoriale, con quella parte politica da cui potrebbe ricevere comodamente il numero di telefono del Sindaco di Firenze Dario Nardella, per farsi spiegare come stia realizzando il rinnovamento dell’Artemio Franchi(casa della Fiorentina) e la riqualificazione urbana del quartiere circostante con i soldi del “PNRR” e del Ministero dell’Interno. Potrebbe così scoprire che il rinnovo del “Franchi” porterà al club gigliato e al Comune di Firenze un aumento dei ricavi. Quindi, a saperci lavorare sopra con la giusta volontà, gli aiuti ci sarebbero pure per il calcio. Certo, volendo perseguire la stessa strada di Nardella e della Fiorentina, il presidente del Toro dovrebbe sedersi davanti al sindaco del capoluogo piemontese e affrontare il destino dell’Olimpico Grande Torino, ragionando sulla condivisione e gestione di eventuali risorse. Forse una ipotesi, quest’ultima, troppo “circolare” e “comunitaria” per un Paese storicamente abituato, tranne qualche fase eccezionale e con persone eccezionali, agli “uomini soli al comando”.

Alla domanda, fatta in una intervista all’ANSA all’incirca un anno fa, se gli piacesse fare di più il presidente del Torino o l’editore, la risposta non lascia adito a nessun dubbio: “la tv per me è stata sempre una grande passione. Sin da quando andai a studiare negli Stati Uniti e mi appassionai alla storia della tv americana e trovai analogie con la tv commerciale nascente. Così avviai la mia collaborazione con Berlusconi prima di spiccare il volo e mettermi in proprio”. Quando si ammette la verità non c’è spazio per la “fuffa” e le analisi traballanti di senso, non c’è bisogno di analogie sgangherate con presunti aiuti dati al cinema e negati al calcio, non ci arrende di fronte ad un problema(gli stadi) mai realmente affrontato. La passione, quella necessaria ad animare ogni intrapresa, è stata riservata ad un altrove dell’anima che non contempla, nel caso di Cairo, il Torino. “Sic transit gloria mundi”, e speriamo in bene. Altro è meglio non dire.

Scrittore, sceneggiatore e regista. Tifosissimo granata e già coautore con il compianto Anthony Weatherill della rubrica “Loquor” su Toro News che in suo onore e ricordo continua a curare. Annovera, tra le sue numerose opere e sceneggiature, quella del film “Ora e per sempre”, in memoria del Grande Torino.

Attraverso le sue rubriche, grazie al lavoro di qualificati opinionisti, Toro News offre ai propri lettori spunti di riflessione ed approfondimenti di carattere indipendente sul Torino e non solo.

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