Chi mi conosce, se non gli vado, mi eviti.

Questa volta non avrei voluto lanciare lunghi messaggi a quei pochi o tanti tifosi che mi/ci leggono, ma è nella mia natura scrivere molto quando decido di farlo, ed oggi ci sono ancora anche i presupposti. Chi mi conosce, se non gli vado, mi eviti. E’ bello vedere che tanti recepiscono, ma fa male avvertire che altrettanti non intendono, non capiscono, forse non leggono con la dovuta attenzione, ma li posso comprendere. C’è stanchezza e senso d’impotenza in chi come me conosce tanti retroscena della storia granata degli ultimi 30 anni. So che non si tratta di omertà per quelli che sanno e non dicono, non scrivono, non cercano di portare alla luce il marcio. Sono tanti i Ponzio Pilato che hanno giustamente scelto di non mettere a repentaglio se stessi e le proprie famiglie per condurre una battaglia che li potrebbe veder soccombere, per quanto dall’assoluta parte della ragione, immolandosi ad una causa che in fondo si occupa poi solo di una squadra di calcio, anche se questa squadra è il nostro Toro. Per quel che mi riguarda, tanto per rispondere ad alcuni compagni di viaggio che commentano i miei articoli, i nomi e cognomi di alcune ombre lunghe in passato li ho fatti….ma sono apparsi pochi minuti sulla rete, poi sono stati giustamente cancellati. Io non posseggo uno staff di avvocati pronti a difendermi gratuitamente dalle eventuali rappresaglie di chi, una volta citato, disporrebbe eccome di una “task - force” legale da paura in grado di sovvertire anche la più assoluta delle verità. Lo stesso dicasi per il sito che mi ospita; è grande perché è fatto di tanti ragazzi innamorati del Toro che vogliono diffondere una voce libera, impegnandosi allo spasmo tra tantissime difficoltà economiche. Ma anche loro non dispongono di studi legali gratuiti, almeno credo. Forse l’unica possibilità per far si che la verità venga a galla sarebbe che effettivamente il Toro divenisse proprietà di una gigantesca potenza economica, incredibilmente incazzata da decidere di non guardare in faccia a nessuno, non avendo timore dei ricchi imprenditori, dei petrolieri, dei banchieri, dei loro avvocati, giornalisti, scommettitori, broker e quant’altro. Comunque tutto questo oggi centra relativamente con quanto abbiamo visto sul campo di gioco, Trefoloni a parte. Ripeto per l’ennesima volta che l’unione d’intenti tra tifosi e società, giocatori compresi, sarebbe l’unica arma per restare a galla e difenderci. In fondo è quanto è sempre accaduto. Mi fa piacere aver letto che alcuni coetanei cinquantenni che avevano “linciato” Sergio Rossi, oggi recitano il “mea culpa” e si uniscono a me nel chiedere ai tifosi di non commettere lo stesso errore con Cairo, pur a fronte di risultati ben diversi. Voglio chiarire una volta per tutte che io non ho rapporti diretti con Cairo, non lo conosco, gli ho scritto un paio di SMS come fanno migliaia di tifosi ed inviato una e.mail firmata dove per altro, come Club, lo informavo di non sapere del famoso comunicato del centro coordinamento ma di condividerlo; è tutto detto. Questo penso sia sufficiente a far capire che non ho motivi diversi dal buon senso nel cercare di sostenerlo. Nei miei articoli ho provato, come tanti, a criticare in modo costruttivo l’operato dell’attuale presidente perché sono convinto che lui, come è successo in passato anche per altri e tra questi anche il Cimmi, credetemi, ascolti e faccia a suo modo tesoro. Penso, che onestamente Cairo non si sia reso conto all’inizio dell’avventura, di tutte le insidie che si celavano nel decidere di prendere le redini del Toro. Con il tempo ha certamente capito anche se, e qui posso sbagliare, probabilmente ancora ora non riesce bene ad individuare tutti i nemici, compreso se stesso, mi venga concesso. D’altronde mica escono allo scoperto e gli si parano davanti urlando: “ noi ti vogliamo morto”. Magari aizzano qualche sprovveduto tifoso. Tra l’altro che dicevamo qualche settimana fa? Cominciano ad essere un bel numero quelli che vogliono la testa di Novellino, visto? Il mio Club ed io ci dissociamo totalmente, anche se giovedì sera sarò a cena con GDB. Tornando a Cairo, penso che comunque per lui come per molti attenti osservatori, analizzare anche solo da quali società in questi anni, certi tipi di giocatori gli sono stati affidati part – time, a che costi e con quali risultati, possa essere un facile elemento deduttivo. Inoltre il calcio è un gigantesco “ business” che alimenta tanti altri piccoli business, ed alcune ombre lunghe, cari amici, possono fomentare o essere formate da tante piccole ombre, apparentemente tifose del Toro, che insoddisfatte o infingarde sperano di trarre qualche vantaggio in più da un passaggio di proprietà. Ed un passaggio di proprietà è più semplice se la squadra va male, retrocede…..ci siamo capiti? Io sono convinto che Cairo sia in buona fede: ha visto ad esempio che se si lamenta per i goal concessi in fuori gioco alle squadre avversarie o validi e annullati a lui, lo castigano ancora di più e probabilmente è rimasto abbastanza spiazzato. Ora prova altre strade per ottenere rispetto ma ha bisogno che i tifosi e la squadra gli diano qualche segnale di compattezza. Penso e spero di non sbagliare. Purtroppo un grande stratega del calcio, specie se di serie A, non lo è e non si può pretendere che lo sia. Ha finalmente chiamato in aiuto una vecchia volpe come Foschi, un po’ in ritardo ma l’ha fatto. Noi volevamo qualcun altro, ma forse questa scelta in fondo è più adatta al momento. A questo punto dobbiamo metterci l’anima in pace e non scandalizzarci se dovessimo finire in B, oramai purtroppo ci può stare e se accadrà molti di noi saranno correi. Personalmente ho ancora un lume di fiducia, vediamo se si spegnerà sabato prossimo o se continuerà a restare acceso. Della partita di oggi non c’è nulla da dire che non si sia visto, detto, interpretato e male interpretato. Ricordiamo solo che il Chievo faceva risultati utili da cinque giornate ed anche soffrendo persino meno di oggi, e che la Reggina ieri quasi vinceva a Milano mentre a Torino non ha mai corso questo rischio (anche noi per altro). Mi ha invece colpito molto venire a sapere che Ventola ( tra l’altro io, onestamente ed evidentemente sbagliando, non lo volevo in campo anche se è uno dei pochi giocatori del Toro a ricordarsi di me) indossava le scarpe di Dzemaili, ed ha tessuto sincere lodi per il compagno. Altra cosa bellissima è stata la sua corsa ad abbracciare Stesina, medico del Toro, dopo il goal. Penso che queste finezze apparentemente insignificanti possano rappresentare una delle poche note liete ed indicative di speranza, in questa ennesima domenica di bocconi amari. L’altra particolarità molto personale è che, nonostante mi fossi ripromesso di non andare più allo stadio, oggi ci sono ricascato, anche se indotto da un invito in effetti difficile da rifiutare. Tuttavia senza l’invito so che mi sarei riappropriato del mio abbonamento in curva.

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