#IoRestoACasa con Toro News – Willie Peyote: “Berrei una birra con Ferrini e Mondonico”

#IoRestoACasa con Toro News – Willie Peyote: “Berrei una birra con Ferrini e Mondonico”

L’intervista / Il cantante di fede granata ospite del nostro Nicolò Muggianu nella quarta puntata del nostro nuovo format

di Nicolò Muggianu

Nasce #IoRestoACasa con Toro News, il format pensato da Toro News per intrattenere e informare i suoi lettori in questi difficili mesi di quarantena forzata. Ogni settimana nuovi ospiti, nuove interviste e nuove storie da raccontare. Non solo calcio tra i temi trattati, ma anche gli hobby, gli interessi e le passioni dei protagonisti; che vi aiuteranno a conoscere meglio tutti i personaggi legati al Torino FC che interverranno.

Ospite esclusivo del nostro Nicolò Muggianu nella quarta puntata di #IoRestoACasa con Toro News, il cantante e grande tifoso granata Willie Peyote.

Ciao Willie, come stai vivendo la quarantena?
“Come tutti, cerco di occupare il tempo, cerco di capire se è meglio far finta che non ci sia questo problema e scrivere di altro o guardare i notiziari”.

Ti stai riposando?
“Abbiamo fatto un pezzo non da molto, possiamo lavorare da casa. Siamo tutti concentrati sul virus e sulla situazione che viviamo, parlar solo di quello poi diventa noioso, parlare di altro rischia di essere inappropriato. Sto provando a scrivere ma sono in difficoltà rispetto ad altri momenti, visto che nei miei testi parlo di attualità”.

Eri in tour, stava andando molto bene, quasi tutte le date erano sold out, come hai vissuto l’interruzione?
“Eravamo in pieno tour mentre scoppiava l’epidemia, abbiamo fatto gli ultimi concerti a Torino prima che chiudesse il Concordia, dopo Napoli e Bari hanno impedito ulteriori concerti. I primi tempi non capivamo bene la portata dell’evento. In quel periodo stavamo giocando meglio del Toro come squadra: il problema più grosso non è interrompere ma capire quando riprendere”.

Attiri simpatie da entrambi i lati calcistici di Torino…
“Sono contento, fuori dal campo ho un sacco di amici gobbi, anche se è meglio non guardare i derby insieme. L’ultimo derby l’ho visto con Shade che è un gobbo. Ho molti amici gobbi, ma con loro parliamo di altro”.

Com’è cambiata la tua vita negli ultimi 6 anni, ricordo la prima intervista che ti facemmo nel 2013…
“Negli ultimi due anni è cambiata moltissimo. Aver rilasciato Glik (un suo singolo ndr) ha aiutato, ma dopo gli ultimi due album è cambiata molto la mia vita. Sembra un’era geologica fa, siamo cresciuti molto sotto l’aspetto di live e produzione”.

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Sei stato il Toro della musica italiana, come fa il Toro a diventare il Willie Peyote del calcio?
“Il Toro è un po’ che non stupisce in positivo, spero di essere l’Atalanta, se dobbiamo trovare una metafora calcistica. Essere il Toro è stata una scelta. Con Glik ho comunicato che non bisogna percorrere la strada più svelta ma togliersi soddisfazioni, come Bilbao, il mio ricordo sportivo più grande. Abbiamo fatto un passo in più rispetto al Toro: il Toro ha spinto meno di quanto poteva”.

Come sei diventato un tifoso granata?
“Sono diventato tifoso inizialmente per imposizione paterna. C’era una sorta di embargo verso i prodotti sponsorizzati sulle maglie della Juve; poi me lo sono scelto, mi ha convinto la storia di Ferrini. Partecipai ad un evento con mio padre ed alcuni suoi amici ed approfondirono la storia di Ferrini. Come indole ero granata, ho iniziato ad andare allo stadio con amici: ho scelto di essere granata da adolescente quando ho sentito il tremendismo”.

In Iodegradabile, il tuo nuovo album, tutto sembra avere una data di scadenza: sarà così anche per la tua fede calcistica? 
“No, quello no. Il tifo non ha una data di scadenza, come non la ha il fatto di portare gli occhiali. Ha una scadenza perché sono umano, ma alla mia età non si cambia il tifo, ma neanche da bambini: è una cosa che si porta per sempre. Io ho scelto di associare al tifo anche una scelta di vita, è una questione di coerenza essere del Toro. Gli associo una identità”.

Qual è la canzone alla quale sei più affezionato?
“Che bella giornata. E’ l’unica canzone che ascolto volentieri perché racconta un bel momento della mia vita, racconta il momento in cui o deciso di licenziarmi dal call center. E in più alla batteria c’era mio padre”.

Cosa ne pensi del Toro di quest’anno dopo l’exploit dello scorso anno?
“Ho comprato molto Toro al fantacalcio, non mi aspettavo la debacle degli ultimi mesi di campionato, ho visto male tutti ed una involuzione costante. Anche il Gallo ha avuto una involuzione preoccupante. Non so se è colpa di Mazzarri o Longo, ma qualcosa si è rotto nello spogliatoio: non hanno voglia di giocare, non sono psicologicamente pronti. L’unica cosa buona del coronavirus è che ha fermato il campionato dove rischiavamo di perderle tutte. Il Toro come riprenderà il campionato? Ho sentito di una brutta atmosfera. La squadra è senza voglia di giocare, la presidenza è sparita… Chi fa da tramite tra giocatori e società? C’è bisogno di una struttura solida, così si cresce”.

Faresti un inno per il Toro?
“No, perché in realtà è una cosa che deve essere chiesta.S e non me lo chiedono non lo faccio. Il Toro è molto personale, ognuno ha suo modo di intenderlo. Io non sono in grado di essere il portavoce di tutti, ma se me lo chiede Cairo gli chiedo del grano, con lui si parla questa lingua”.

Con chi prenderesti una birra?
“Personaggio storico direi Bukowsky, vediamo chi beve di più, o Gascoigne. Dei politici di oggi direi nessuno, ma tra tutti Mattarella. Musicista di oggi? Damon Albarn. Giocatore del torino di oggi… l’anno  scorso avrei detto Izzo, quest’anno El General Rincon: tra l’altro con Glik la bevvi una birra, fu una grande soddisfazione. Se dovessi scegliere un giocatore del Toro di tutti i tempi direi Ferrini, come detto è merito suo se ho imparato il concetto di tremendismo. Invece se la potessi prendere con uno degli allenatori del Torino di tutti i tempi direi Mondonico”.

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Qual è stata la tua esperienza più bella da tifoso?
“Senza dubbio Bilbao, ero al San Mames. Fui uno dei matti che è partito in macchina, 24 ore di viaggio. Bellissimo, rimaniamo l’unica squadra a vincere lì, manco i gobbi ci sono riusciti, quella partita è nella storia. L’atmosfera che si respirava era bellissima, come il pre e post partita”.

Il derby che ti ha fatto più rosicare?
“Ce ne sono troppi. Di più mi ha fatto rosicare il goal in fuorigioco di Trezeguet sotto la Primavera con assist di Dellafiore. Poi rosico per il goal di culo di Cuadrado e per il goal di tacco di Del Piero sotto la Maratona. Praticamente per tutti tranne per quello con goal di Darmian”.

Frequenti le curve?
“In passato lo facevo. Non vado in Maratona da tanto tempo, ma soffro a vedere le partite da casa, seduto”.

Che genere musicale è il Toro?
“Il Toro è un’attitudine, un genere non lo rappresenta: può essere metal o jazz, o qualsiasi altro genere”.

Qual è stata la tua prima partita allo stadio?
“Ricordo un Torino – Messina. Ho costretto mio padre a portarmi a casa prima della fine. Erano inizi anni ’90, Mi ricordo anche di un paracadutista che atterra a centrocampo”.

Che ne pensi di un ritorno di Glik?
“Sono gasatissimo, non vedo l’ora. Non so come stia giocando e se il Monaco lo vuole cedere, in caso lo prenderei subito”.

Hai mai…
“Marinato la scuola? Sì, falsificavo le firme. Perso la voce per il Torooro? Sì, rimasi una settimana muto al call center, fu in una trasferta a Sassuolo e dopo il goal Di Gasbarroni persi la voce. Pianto di felicità? Sì, non per il Toro ma quando è nata la mia prima nipotina, avevo anche firmato un contratto importante. Avuto un concerto che coincideva con una partita del Toro? Un sacco di volte: il mio primo concerto assoluto capitò lo stesso momento del derby pareggiato 1-1. Visto un derby in curva? Sì, tutte partite lo ho viste in curva tranne una manciata in distinti. Litigato con un amico a causa del Toro? Tante volte con amici gobbi, avevo anche una fidanzata gobba”. 

In quale quartiere sei nato?
“Sono nato a Torino e cresciuto in periferia nord: l’asilo l’ho fatto in Barriera ma sono poi cresciuto a Leinì”. 

Metterai “Ogni giorno alle 18” su Spotify?
“Non lo so, serve per far muovere donazioni, ci penseremo. Vorrei ricordare che la raccolta fondi non è finita, non faccio pubblicità al brano ma la raccolta è attiva”.

Tu hai detto che fare musica è come essere in una squadra di calcio. Tu che numero sei?
“Ho suonato in diversi gruppi anche con vari ruoli. Oggi credo di essere il numero 10 tendenzialmente per responsabilità e ciò che ci si aspetta. Il batterista è il portiere, il numero 1: se sbaglia lui crolla tutto”.

Con chi vorresti collaborare?
Direi con Cesare Cremonini“.

Qual è stato il tuo ultimo concerto da spettatore?
Rkomi al Concordia. L’ultimo per il quale ho acquistato un biglietto invece Daniele Silvestri al palazzetto di Torino“.

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  1. Come un pugno chiuso - 2 mesi fa

    Willy per l’inno lascia stare per favore, anche se il nano dovesse riempirti di grano (cosa di cui dubito fortemente) non gli darei nessuna ottima scusa per distogliere l’attenzione dal poco, anzi pochissimo, che è riuscito a combinare per i nostri colori Grazie

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