Colantuono: “Nel 2010 l’ambiente era saturo per troppi: la rivoluzione ci ricompattò”

Esclusiva / Le parole dell’ex tecnico granata che fu il co-autore della rivoluzione dei peones nell’inverno 2009/2010

di Andrea Calderoni

Stanno venendo tutti i nodi al pettine in questi giorni in casa Torino. Il retroscena di ieri che parlava di una bozza di rivoluzione a marzo, poi non attuata, testimonia come i problemi in casa granata siano evidenti ed irrisolti. “Servirebbe a gennaio un’altra rivoluzione dei peones” è il titolo dell’ultimo Editoriale di Toro News. Protagonista di quella prima rivoluzione fu Stefano Colantuono, allenatore in quei mesi appassionanti a cavallo tra 2009 e 2010 del Torino. Colantuono fu il co-autore di quel radicale cambiamento nel corso del mercato di gennaio. Venne richiamato dopo l’esonero dal nuovo direttore sportivo Gianluca Petrachi e insieme i due posero le basi per un girone di ritorno molto convincente. La situazione del Torino undici anni dopo non è dissimile per svariate ragioni. In esclusiva a Toro News torna a parlare della “rivoluzione dei peones” proprio Colantuono.

Buongiorno mister, secondo lei servirebbe una nuova “rivoluzione dei peones” in casa granata?

“È difficile dirlo dall’esterno ed è soprattutto difficile creare dei parallelismi tra quanto vivemmo noi ad inizio 2010 e quando sta vivendo oggi il Torino. Posso soltanto dire che mi spiace molto per un carissimo amico come Marco Giampaolo. Spero che i granata si risollevino il prima possibile”.

Ci può offrire, però, un termine di paragone interessante grazie alla sua esperienza al Torino. Ognuno, poi, potrà trarne assonanze e differenze rispetto a questi travagliati giorni. Partiamo dalle motivazioni che vi spinsero nel 2010 a scuotere l’ambiente ribaltando come un calzino la rosa.

“La squadra veniva da una retrocessione l’anno prima. Nei confronti di alcuni giocatori rimasti in rosa aleggiava un certo malumore. A gennaio, dunque, si decise di compiere un taglio drastico. Decidemmo di far uscire alcuni calciatori protagonisti della nefasta stagione precedente. La decisione non fu presa per una questione tecnica, bensì per una questione di motivazione. L’ambiente era saturo per troppi e serviva la scossa”.

In effetti, furono mandati via giocatori di primissimo piano dal punto di vista tecnico per un campionato di Serie B come quello che stavate affrontando.

“Assolutamente sì, ma fu un passo necessario per provare a svoltare. Scegliemmo tanti giocatori che in altri club facevano panchina e addirittura pescammo dalla Serie C. Nonostante il radicale cambiamento degli interpreti, avemmo un merito straordinario: ci ricompattammo. Gli acquisti si rivelarono giusti e la squadra terminò il girone di ritorno al primo posto. Ovviamente tutti conoscono come finì quella cavalcata, purtroppo in maniera amara nella finale dei play-off contro il Brescia. Restano, comunque, a distanza di anni ricordi splendidi di quei mesi. Ci tengo a sottolineare, tuttavia, un aspetto. Anche il nostro girone d’andata non fu terribile. Eravamo comunque quinti o sesti. Dunque, eravamo più o meno in linea con le aspettative, a differenza del Torino d’oggi che si trova in una posizione deficitaria della graduatoria. La rivoluzione a gennaio fu, però, inevitabile perché l’approccio della squadra intorno a novembre cambiò radicalmente e i problemi furono accentuati da momenti di vera tensione tra alcuni giocatori e l’ambiente granata. Si rischiò seriamente di arrivare al contatto fisico. C’era bisogno, quindi, necessariamente di un cambiamento”.

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E il cambiamento si materializzò in un concitato mese di gennaio.

“Uscirono molti giocatori bravi ma non più idonei a quel tipo di discorso. C’era bisogno di una ventata fresca e allora spazio a chi non aveva mai conosciuto l’ambiente granata. Fummo bravi a pescare giocatori validi dalle categorie inferiori come Arma e soprattutto D’Ambrosio, che oggi è ai massimi livelli del calcio italiano ma al tempo militava nella terza serie. Fummo veramente i peones, perché al tempo molti nuovi volti erano sconosciuti o semi-conosciuti”.

Parla naturalmente al plurale perché non fu l’unico a strutturare quella rivoluzione. Lavorò a stretto contatto con il direttore sportivo Petrachi. Come vi interfacciaste in quelle settimane?

“In modo molto semplice. Fu un lavoro di concerto. Gianluca mi presentò delle proposte. Insieme le visionammo e con il benestare di Cairo andammo avanti tra cessioni e acquisti”.

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  1. Bischero - 1 mese fa

    Ricordo molto bene quel anno. Ai nastri di partenza sulla carta avevamo uno squadrone per la categoria. Colantuono giocava 4-4-2 e si ritrovó con un 4-3-2-1 ma molti non ne avevano. Gorobsov fu un acquisto cilecca come bellingheri. Diana mezzala se non sbaglio. Gasbarroni bianchi dimichele. Con i peones e il ritorno al 4/4/2 facemmo un gran girone di ritorno.

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  2. sigfabry - 1 mese fa

    Colantuono uno fra i peggiori allenatori che io abbia mai visto al Toro.
    Contestazione vera in quel periodo altro che il gruppo di scappati di casa che scrive qui.
    qualcuno si ricorda come eravamo veramente poca cosa , non il Torino di oggi .
    E che comunque per la serie B si doveva vincere il campionato e invece andò come andò .
    Certe figure di merda vere, l’anno successivo poi te lo raccomando .
    Non se ne andò in quegli anni Cairo e li veramente era il male maledetto che oggi gli imputate .E la contestazione era feroce e a trecentosessanta gradi .
    Andare a intervistare Colantuono è la massima prova del livello della stampa che ci rappresenta .
    Non riesco a commentare lucidamente , sono troppo incavolato al solo ripensare a quel periodo . Contro il Brescia in finale ci annullarono un gol di Arma a coronamento di un arbitraggio indecente. Mamma mia ma come ti viene di andare da Colantuono è inconcepibile .

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  3. FVCG77 - 1 mese fa

    Beh dai…..il Papu e Nainggolan, giusto per farci capire che vuole risollevare l’ambiente….. 🙂
    Al di là della cifra, serve qualcuno con un carattere da leader, possibilmente da mettere in mezzo al campo. In fondo Vives lo era e non era costato molto.

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  4. christian85 - 1 mese fa

    Articolo interessante che ovviamente mi fa ricordare con piacere quella grande rimonta, purtroppo svanita con le playoff.

    Tuttavia, non si può paragonare un momento negativo in Serie B da quello di Serie A.

    In ogni caso, è vero che Petrachi e Colantuono presero decisioni soltanto con il benestare del porco in presidenza, però bisogna sottolineare che Petrachi ha dovuto fare un gran lavoro con Colantuono ben sapendo che il budget massimo era piuttosto ristretto.

    Si è lavorato poi con giocatori di grinta ed esperienza, alla Pestri, Iori.. ecc ecc che si sono rivelate mosse azzeccate.

    Il problema però, ripeto, fare un paragone tra il campionato di B e quello di A è completamente fuori luogo, la differenza stava solo nel fatto che Petrachi era uno che ne sapeva e svolgeva bene il suo lavoro.

    Il fatto perchè poi se ne sia andato 10 anni dopo ( e ancora mi chiedo come abbia potuto avere cosi tanta pazienza ) è semplicemente da sottolineare che se Petrachi avesse portato nall’arco dei suoi 10 anni giocatori che avrebbe voluto lui, il Toro sarebbe arrivato sicuramente ad altri traguardi.. ma in 10 anni non ha fatto altro che elemosinare e mendicare su acquisti che erano o scommesse oppure giocatori senza mercato.

    Direi che lavorare 10 anni cosi con un presidente del genere.. è troppo, se non disumano.

    Oggi, se il Torino naviga cosi in cattive acque, è solo per il fatto che Cairo ha deciso di interferire qualunque area tecnica e, non capendoci nulla di calcio, i risultati sono questi.

    Probabilmente se Bava avesse avuto lo stesso spazio che aveva Petrachi, qualcosa si poteva vedere.. e Vagnati è la prova che non è altro che un semplice portavoce…..

    Petrachi era uno con forte personalità ed era uno che quando scendeva negli spogliatoi faceva rigare dritto i calciatori, poi quello che è successo dopo con Izzo e Nkoulou è soltanto colpa di Cairo altrimenti a maggio, li avrebbe già ceduti. Il problema Petrachi non persiste.

    Ora, analizzando la nostra e attuale situazione, una rivoluzione totale non servirebbe a nulla, a meno che parliamo di una rivoluzione “faraonica”, cioè che a gennaio, una volta venduti Sirigu, Izzo ed Nkoulou, arrivano altri 3 del loro stesso livello, + almeno altri 2/3 big per reparto.. altrimenti mandare via Sirigu, Izzo e Nkoulou e poi prendere 10 giocatori normali alla Linetty, Rodriguez.. non serve a nulla.

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  5. user-14153144 - 1 mese fa

    Sirigu si può dare via solo a certe cifre o con uno scambio adeguato oppure darlo via e puntare tutto su milinkovic subito
    Rincon per shoone e mettergli dietro Segre o un prospetto giovane
    Nkoulou e izzo per monetizzare
    Zaza bisogna scambiarlo alla pari…cutrone,inglese e comunque in b c è gente molto interessante…
    Speriamo no a vecino,troppo morbido e rotto,magari mandragora
    No a gomez piuttosto de paul,prezzo uguale ma molto più giovane e tosto

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    1. bordeauxgranata - 1 mese fa

      De Paul é un giocatore di livello, quando cambierà maglia andrà in un top club, già l Udinese ad oggi é tre /quattro step sopra di noi a livello tecnico e societario

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  6. Pulster - 1 mese fa

    Se finissimo in B qualcuno avrebbe molto da perdere, quindi fare qualche minusvalenze, anzi a sentire i prezzi di vendita cmq non ci perde, al massimo va in pari, prendere un regista e inserire qualche giovane, cmq bisogna provare, perché altrimenti sarebbe una inesorabile e sofferta caduta verso la cadetteria e cmq i giocatori in questione li perderesti in ogni caso ma a discapito tuo! Non è difficile, il calcio è uno sport e di conseguenza è anche business, ma se fai cacare, tranquillo fa cacare anche il tuo business…

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  7. Steu68 - 1 mese fa

    Bisognerebbe avere il coraggio, e la possibilità, di vendere immediatamente, il primo giorno di mercato gente come Zaza, Sirigu, Meitè, N’koulou, Izzo eventualmente anche “sottocosto”. Non è sufficiente relegarli in panchina o in tribuna, inquinano comunque l’ambiente vivendo quotidianamente con gli altri. Trovare qualche rincalzo, amalgamare i 2/3 giovani buoni che abbiamo, e trovare il famoso regista. E poi tentare di risalire la china. Altrimenti non se ne uscirà, e la serie B sarà scontata.

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  8. lake - 1 mese fa

    Rivoluzione fu possibile in B,adesso non puoi prendere quattro gatti in serie C e pensare di giocartela.Che si possa e si debbano provare i migliori prospetti dalle serie minori lo provano i Crippa,D’Ambrosio ecc.,non è una novità.

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  9. Garnet Bull - 1 mese fa

    Rivoluzione, noi tifosi ne scriviamo da mesi del fatto che servisse una rivoluzione ma non era detto avessimo ragione, d’altronde se noi siamo sul divano e qualcun altro viene pagato per fare questo lavoro un motivo ci sarà… Però poi sono arrivate opinioni concordanti da svariate personalità e infine (come se c’è ne fosse bisogno dopo lo scempio dello scorso anno) è arrivata la conferma sul campo, e come al tempo dicevo, mazzarri ha le sue colpe ma è finito in una situazione più grande di lui con giocatori svogliati e una società assente, dico lo stesso di Giampaolo che però è messo peggio perché i giocatori tipo izzo o N’Koulou (ma c’è ne sono altri) se erano svogliati l’anno scorso e son dovuti rimanere, a questi punto hanno deciso di portarci in serie b, di portare cairo in serie b. Che sia giusto o meno (ovviamente non è minimamente giusto) la colpa maggiore vuoi o non vuoi è sempre del presidente da 7 in pagella e a farne le spese noi tifosi…

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