Il frontman degli Eugenio in Via di Gioia: "Simeone, per cortesia, diventa un simbolo del Toro "
Eugenio Cesaro, frontman degli Eugenio in Via di Gioia, non ha mai nascosto la sua fede per il Torino. Ieri ha fatto parte di una nutrita scuderia che ha composto la formazione Artisti e Amici Granata in occasione della Partita della Leggenda andata in scena al Filadelfia. Con lui in campo Willie Peyote, Boosta, Oskar e molti altri, accomunati dalla carriera e dalla passione musicale, che va di pari passo con quella granata. Ieri è stata anche l'occasione per incontrare da vicino i propri idoli d'infanzia. Eugenio ha raccontato le sue emozioni ai microfoni di Toro News.
Eugenio, cosa significa essere uno degli artisti granata presenti a questa serata?
"È un onore e un piacere far parte di una scena musicale torinese ben rappresentata, ed è bello che sia del Toro e non dell'altra squadra che non citerò. Io sono cresciuto in una famiglia del Toro. Mia mamma mi ha portato allo stadio. Siamo andati perfino a Udine in trasferta. Sono emozionatissimo. Giocare contro Ferrante, Asta, Comotto e tanti altri è come tornare indietro nel tempo".
Che genere musicale è il Toro?
"Se fosse un genere musicale, sarebbe free jazz".
Perché?
"Perché il Toro è libertà assoluta. Quando andavo allo stadio da piccolo, c'era un ragazzo che mi diceva: 'Tu devi essere un cavallo pazzo come i giocatori del Toro'".
Da tifoso, come hai vissuto l'ultima stagione?
"Non ci sono molte cose da dire: siamo sempre lì, a metà classifica. Anzi, un po' più in basso. All'inizio del campionato si sperava nell'Europa e, a un certo punto, abbiamo dovuto lottare per la salvezza. Io sono molto dispiaciuto. Devo però dire che, quando ero piccolo, si lottava per andare in Serie A, quindi qualcosa è migliorato rispetto alla fine degli anni '90. Oggi, però, mi spiace perché abbiamo tutte le carte in regola. Vedere Buongiorno che se ne va, vedere campioni che se ne vanno ogni anno, sta diventando brutto. Ma lo sappiamo".
Si rischia anche un po' di perdere quello spirito Toro.
"Si rischia di perdere delle icone che poi trascinano la squadra. Io spero che Buongiorno torni, che tornino anche altri, oppure che i nuovi restino. Simeone, diventa un simbolo del Toro, per cortesia".
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