In un'intervista per Tuttosport Roberto Policano ha rimproverato a Cairo che il Torino di Mondonico merita più rispetto. Il confronto con altri Toro gloriosi

Copertina video gol di Leo Junior contro il Milan

Leo Junior e il suo gol contro il Milan (VIDEO)

Roberto Policano, ex giocatore granata dal 1989 al 1992 e uno dei calciatori chiave del Torino di Emiliano Mondonico, è stato intervistato su Tuttosport nella giornata di ieri. Una sua parte dell'intervista ha fatto molto clamore. All'ex terzino granata è stato chiesto se non gli dispiace che Urbano Cairo quando cita il passato, nomina gli Invincibili e il gruppo dell'ultimo scudetto del Torino, senza riservare mai parole per la squadra di Mondonico. Policano in modo sibillino ha replicato così: "Ognuno la pensa come vuole, se Cairo crede e pensa che quel Torino di inizio anni '90 sia stato un Toro normale da non ricordare, allora immaginiamoci quello che ha fatto lui per venti anni...". Un Torino che ha centrato una storica finale di Coppa UEFA e ha portato a casa anche due trofei, la Coppa Mitropa del 1991 e la Coppa Italia 1992-1993: "Mi sembra un po' un'esagerazione non ricordare l'unica volta che il Toro è arrivato in finale di una Coppa Europea, l'ultima che ha vinto una Coppa Italia. Certo, se per lui la Coppa Italia non è niente è giusto che non lo ricordi" ha quindi chiosato l'ex Toro e Roma.

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Il primo Torino di Mondonico: cinque anni memorabili

Emiliano Mondonico è stato all'ombra della Mole come tecnico dal 1990 al 1994, per poi tornarci dal 1998 al 2000. Il focus è sul primo periodo, contornato da due trofei, una finale di Coppa UEFA e altri momenti iconici. La sua squadra aveva molti calciatori di grande talento e affidabili, che hanno saputo scrivere una parte della storia granata. Per citarne alcuni, oltre a Policano: la saracinesca Gianluigi Marchegiani in porta, difensori rocciosi come Roberto Cravero e Pasquale Bruno, centrocampisti tecnici come Vincenzo Scifo e Rafael Martin Vazquez, l'imprendibile ala Gianluigi Lentini e il bomber Walter Casagrande. Un gruppo di campioni capitanato da un grande allenatore, che ha immediatamente convinto nel suo anno d'esordio sulla panchina granata.

Mondonico portò subito un Toro neopromosso alla qualificazione in Coppa UEFA, dopo aver conquistato un eccezionale quinto posto in campionato. L'annata successiva continuò a stupire, centrando la terza posizione nella massima serie italiana. Ma il vero percorso virtuoso di quell'annata fu in campo europeo, con il suo Toro che agguantò una straordinaria finale di Coppa UEFA, a seguito dell'aver battuto tra le mura amiche nella semifinale di ritorno il Real Madrid per 2-0. E quel Torino non uscì mai sconfitto in finale, con due pareggi nella doppia finale contro l'Ajax, ma mancò la vittoria della coppa per la regola dei gol fuori casa. Celebre l'episodio della sedia agitata in aria da Mondonico, in segno di protesta verso l'arbitraggio, accusato di non aver assegnato un rigore a favore dei granata.

La stagione 1992-1993 fu contrassegnata dal trionfo in Coppa Italia, che rimane tutt'oggi l'ultimo trofeo di marca granata. La regola del gol fuori casa toglie, la regola dei gol fuori casa dà: quel Toro non si piegò neanche ai tre rigori che gli vennero dati contro nella finale di ritorno all'Olimpico contro la Roma, con il 5-2 finale che non bastò ai giallorossi per conquistare la vittoria del torneo, in virtù del successo per 3-0 ottenuto in casa propria dai granata. La vittoria della Coppa Italia qualificò la squadra granata per la Coppa delle Coppe e per la Supercoppa Italiana dell'anno successivo. Nell'ultima annata del primo "mandato" Mondonico, il Toro uscì ai quarti con l'Arsenal, poi vincitrice della competizione, in Europa e perse per 1-0 contro il Milan in Supercoppa.

Il confronto con il Grande Torino: la differenza è enorme, ma tutt'e due hanno contribuito alla storia granata

Epoche diverse, storia diversa. Il Torino degli Invincibili era una squadra leggendaria, inavvicinabile, un gruppo che fece la storia del calcio. Il confronto potrebbe sembrare impietoso, ma serve a sottolineare che sebbene le due squadre avessero caratteristiche e interpreti diversi, fanno comunque parte della storia del Torino. Prendiamo in esame la stagione meravigliosa del 1947-48, la quarta di cinque annate consecutive, tolti i due anni in cui il campionato italiano non si disputò per la Seconda Guerra Mondiale, in cui dominò in lungo e in largo il Grande Torino, che fece man bassa degli avversari anche nelle altre tre stagioni post-guerra dopo che vinse solo di un punto nel 1942-43.

La squadra granata mise a referto 125 gol in una sola annata, che è record della storia della Serie A, subendone 33 e chiudendo il campionato con 65 punti in 40 partite, con 16 lunghezze di vantaggio sulle seconde appaiate a 49. Da sottolineare nell'era in cui vigevano i due punti per la vittoria. Numeri di un altro livello, di un altro peso specifico. Ma anche il Torino di Mondonico, seppur in maniera minore ha fatto registrare buoni dati. Sebbene non vinse nulla, la miglior stagione del Toro di inizio anni '90 fu quella 1991-1992. In campionato i granata collezionarono 43 punti in 34 match, segnando "solo" 42 reti, ma al contempo incassandone appena 20. Se l'apporto offensivo non è paragonabile, il rendimento difensivo fu di livello, con quella retroguardia che divenne la migliore del torneo. Nelle 12 partite che lo portarono a sfiorare la vittoria della Coppa UEFA il Torino realizzò 21 gol e ne subì 7, altro dato che evidenzia l'efficienza della difesa del gruppo di Mondonico.

Un parallelismo più "avvicinabile": il paragone con il Torino dell'ultimo scudetto

Se paragonare Policano e compagni agli Invincibili resta un'impresa ardua, accostarli al Torino del 1975-1976 è un'operazione più fattibile. Sebbene il gruppo allenato da Gigi Radice fosse anch'esso un insieme di campioni indimenticabili, è innegabile che ha messo a referto numeri più "umani" e raggiungibili. Nella stagione ricordata per il settimo e ultimo Scudetto del Toro, i granata, trascinati dalle reti degli implacabili Gemelli del Gol, collezionarono 45 punti in 30 gare e siglarono 49 gol, mentre raccolsero il pallone dalla propria porta 22 volte, grazie alla rocciosità di Santin, Salvadori e compagni. Dati, per certi versi, simili a quelli riportati dalla squadra di Mondonico nella propria migliore annata, alla quale però sono valsi il terzo posto finale in classifica.

La morale della favola è che la storia del Torino, fino agli anni Novanta, contiene periodi degni della memoria del popolo e del presidente granata e tra questi ci può sicuramente entrare il Torino di Mondonico, capace, come già anticipato, di vincere due trofei e anche di andare a tanto così dal successo in campo europeo. Sebbene sia oggettivamente difficile mettere a confronto squadre iconiche granata con storia, atmosfera, peculiarità e calciatori differenti, il suo spazietto nel cassetto della memoria dei ricordi granata il Torino di inizio anni'90 se lo merita. A testimonianza di quanto sostenuto da Policano.

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