Culto / Il ritorno a Torino del Maestro è l’occasione per rivivere alcuni dei gol più belli dei suoi tre anni in granata

In questi giorni Leo Junior è venuto a Torino. Ha incontrato alcuni suoi ex-compagni (Zaccarelli, Ezio Rossi e Comi), è andato al Fila con suo figlio Rodrigo e suo nipote Joao Henrique che voleva vedere dove si allenava il nonno ed è salito a Superga. Ancora una volta questo giocatore superiore, questo essere umano enorme, ha voluto omaggiare il “suo” Toro e allora Culto di questo settimana vuole omaggiare Lui ricordando le sue reti più belle siglate con la maglia granata.

Toro-Cremonese 3-1, Coppa Italia 1984/85

Leovegildo Vins da Gama Junior arriva in Italia nell’estate 1984. Dopo una carriera da difensore laterale, sente di potersi affermare nel calcio europeo come centrocampista. Gigi Radice inizia la sua seconda avventura granata schierando Leo come regista e i frutti si vedono già nella seconda partita del girone di Coppa Italia contro la Cremonese di Mondonico. Schierato con il numero otto, e non ancora con l’iconico cinque, Leo si dimostra subito di un’altra categoria guidando la riscossa granata in un match partito in salita per la rete lampo di Nicoletti. Al 29’ il carioca calcia un corner sul primo palo in un modo che diventerà il suo marchio di fabbrica come dimostrerà soprattutto in una certa partita intorno all’ultimo minuto: Schachner devia di testa la traiettoria a rientrare e pareggia. Al 35’ Junior chiude il triangolo con Zaccarelli con uno splendido pallone di ritorno che Zac manda in rete. Infine, al 57’, c’è gloria personale con un gran sinistro al volo sul primo palo dopo un lungo traversone di Comi da destra. Il numero otto corre a festeggiare saltando al collo di Radice. Il Comunale ha avuto il suo primo assaggio di futebol bailado e l’esperienza gli è decisamente piaciuta. Il giorno dopo al Fila qualcuno gli urlerà “Sei il nostro O’ Rey”.

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Empoli-Toro 0-1, Coppa Italia 1984/85

Leo gioca col cinque, si inizia ad alternare con efficacia in regia e in rifinitura con Dossena, la maggior parte dei calci piazzati sono suoi e proprio una sua stupenda punizione dal limite decide la sfida in quello che diventerà un campo maledetto per i granata (dopo quel pomeriggio i granata vinceranno al Castellani soltanto nel 2022 con tripletta di Belotti e nel 2024 con un incredibile rete di Adams da metà campo): la palla fermata da Pileggi dopo il tocco di Dossena viene calciata col destro da Leo la cui parabola è secca e si insacca in maniera imparabile per Pintauro. Qualificazione al turno successivo ottenuto, ma sia Schachner che il brasiliano escono acciaccati dal campo e potrebbero saltare l’esordio in campionato. “Mi sembra impossibile, mai stirato in vita mia” dice Leo evocando la guarigione a tempo di record di Zico ai mondiali. Alla fine avrà ragione lui, perché contro l’Ascoli sarà regolarmente in campo (“Non voglio neanche pensare a non giocare dopo due mesi per prepararmi” aveva detto in settimana) così come Walter che segnerà il gol partita su pallone filtrante del brasiliano.

Sampdoria-Toro 2-2, 7a giornata di serie A 1984/85

La memoria a volte fa qualche strano scherzo modificando i ricordi e così ho sentito alcuni tifosi parlare del gol di Junior su punizione a Marassi come di un tiro scoccato da distanza siderale, mentre in realtà si è trattato “soltanto” di una grandissima punizione dal limite. Il numero cinque granata ha segnato la sua prima rete in campionato la domenica precedente con un rigore contro la Lazio e si appresta a calciare un piazzato al 28’ sul risultato di 1-1 per le reti di Galbiati, al termine di una favolosa azione corale, e di Souness. Leo tira una cannonata col destro che fa comunque in tempo a scendere e a finire la corsa sotto l’incrocio. Sembra una giornata d’oro per i granata con Martina che para un rigore a Souness nel secondo tempo, ma un palo di Serena è il preludio alla beffa col pareggio di Francis allo scadere. Se la partita in casa col Verona è stata disgraziata, anche questa non scherza. Resta il ricordo di una delle più belle reti su punizione mai viste in granata.

Toro-Milan 2-0, 8a giornata di serie A 1984/85

Quella contro il fin lì imbattuto Milan è una delle partite più belle del Toro del secondo Radice e Junior, ovviamente, non poteva che essere il migliore in campo. Stavolta i minuti finali sorridono al Toro che passa in vantaggio all’80’ con Schachner lanciato in profondità da Dossena. Il punto esclamativo arriva a 2’ dal novantesimo: ancora Leo, ancora su punizione, la posizione è quasi la stessa di Marassi, solo leggermente più arretrata. La botta del carioca non dà scampo a Terraneo e trova ancora l’incrocio dei pali prima che il numero cinque sfoggi una delle sue esultanze più note, con le braccia larghe prima di essere placcato dall’abbraccio dei compagni. Sta nascendo un grande gruppo anche grazie a Junior che organizza cene con tanto di musica brasiliana da suonare e cantare tutti insieme al termine delle partite. A fine gara il carioca va a buttare la sua numero cinque ai tifosi dopo aver saltato agilmente i cartelloni pubblicitari. La Stampa gli dà 8,5, la Gazzetta 8. Sette giorni dopo il derby: con un calcio d’angolo dei suoi Junior propizierà il gol di Serena allo scadere.

Napoli-Toro 2-1, 18a giornata di serie A 1984/85

Questa sì che è una punizione da lontano e forse era proprio con la rete al San Paolo che i tifosi citati poco sopra si confondevano quando parlavano del gol a Marassi. Siamo ai trenta metri e anche da lì Leo è una sentenza visto che al 7’ il suo bolide scavalca la barriera e impallina un altro ex: dopo Terraneo tocca a Castellini, ma purtroppo la giornata non finirà come vogliamo visto che un rigore causato poco dopo proprio da Junior su Celestini, e trasformato da Maradona, e una rasoiata di Caffarelli a inizio ripresa ribalteranno la situazione. Però che gol.

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Toro-Fiorentina 2-1, 2a giornata di serie A 1985/86

Da Dossena a Junior che serve Schachner il quale, cadendo, restituisce palla a Junior che davanti a Galli non fallisce: un’azione corale, tutta in velocità, a sbloccare la gara al termine di un primo tempo condotto a spron battuto. Un gol che è anche un segnale: il Toro c’è ancora, nonostante la cessione di Serena, e il suo collettivo fatto di dinamismo e piedi buoni si farà valere anche quell’anno (infatti arriverà la qualificazione in Uefa). Ma la partita di Leo è da ricordare anche per un motivo molto più dolce: all’ingresso in campo ha portato in braccio Rodrigo come mascotte. Il granata gli dona. Come al papà.

Toro-Udinese 2-0, 16a giornata di serie A 1985/86

La brutta sconfitta di Verona sembra aver aperto più casi: lite tra Radice e Dossena negli spogliatoi del Bentegodi, il dubbio che Junior torni dalle vacanze natalizie in Brasile non pronto per tornare in campo. Leo torna un paio di giorni prima la sfida contro l’Udinese, viene giudicato abile dal mister e torna subito in campo proprio a fianco di Dossena e del rientrante e prezioso Sabato, così ill Toro inizia girone di ritorno e 1986 con un convincente 2-0 che scaccia le nuvole. A Rio Leo ha continuato a tenersi in forma e i risultati si vedono visto che, dopo il vantaggio di Comi, tocca proprio a lui chiudere la gara con una rete formidabile sotto la Maratona. Sugli sviluppi di un angolo da sinistra Dossena entra in area cercando spazio e, quando non lo trova, ha l’intelligenza di appoggiare indietro a Junior che dal lato destro dell’area calcia di mezzo collo trovando una traiettoria potente e con effetto, col pallone che nella ripresa dal basso sembra girare come quello dei cartoni animati di Holly e Benji. Brini è costretto ad arrendersi e a Torino non si sente il freddo anche se è gennaio.

Toro-Lecce 3-1, 18a giornata di serie A 1985/86

In genere una punizione di seconda viene calciata di potenza, senza cercare la conclusione che aggiri la barriera. Non se sei Leo Junior che chiude una vittoria in rimonta dove il Toro ha dovuto giocare anche contro l’arbitraggio con una perla che sembra uscita dal gioco del calcio sulle spiagge brasiliane: Dossena tocca il pallone al numero cinque che calcia a girare, verso l’angolo basso della porta leccese. L’erba del Comunale si trasforma in calda sabbia, la palla rimbalza a terra e diventa imprendibile per Negretti che pure si era tuffato bene, ma contro la magia del Sudamerica non si può davvero fare niente.

Ascoli-Toro 1-1, 18a giornata di serie A 1986/87

Ad Ascoli il Toro è in difficoltà. I marchigiani stanno vincendo grazie a un colpo di testa di Barbuti al 6’ e il risultato sta loro stretto visti i numerosi errori in attacco, soprattutto del centravanti Vincenzi. Ci vuole un colpo da fuoriclasse per rimettere in piedi la domenica e il Toro ce l’ha. Junior, da fermo, improvvisamente accelera l’azione servendo Ferri sulla sinistra e scattando verso l’area. Giacomo crossa basso per Leo che, inseritosi alla perfezione, calcia di destro cadendo, colpendo la palla con lo stesso veleno del morso di un serpente e segnando la rete dell’1-1. Non sappiamo ancora che sarà la sua ultima marcatura con la maglia granata in una gara ufficiale.

Junior a Torino è stato qualcosa che va oltre queste reti, seppur bellissime. Ha portato il Brasile a Torino, il Carnevale, la musica. Ha cambiato mentalità a un gruppo che si è scoperto più bello che dannato, soprattutto nei primi due anni. Ha dimostrato amore, follemente ricambiato. É tornato per giocare la Mitropa, è tornato per il derby per raccogliere fondi contro la Sua (e ha segnato), è tornato per incontrare i tifosi, è tornato per ritrovare quelli che sono e saranno sempre i suoi luoghi. É sempre tornato e in realtà dal posto che ha dentro di noi non è mai andato via perché tre anni di Junior da noi sono valsi come sette-otto di un giocatore “normale”. Leo Junior ha e avrà sempre un fuso orario diverso che sarà perfettamente aderente al battito dei nostri cuori. Ancora grazie Leo, Maestro.


FRANCESCO BUGNONE - Classe 1979, tifoso del Toro dal 1985 grazie a Junior (0 meglio, a una sua figurina). Il primo ricordo un gol di Pusceddu a San Siro, la prima incazzatura l'eliminazione col Tirol, nutro un culto laico per Policano, Lentini e...Marinelli. A volte penso alla traversa di Sordo e capisco che non mi è ancora passata.

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