Il progetto c’è, la squadra ancora no. Come sono andati i primi mesi di Ignazio Abate sulla panchina del Torino
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Pinzolo
Riavvolgiamo il nastro e torniamo all’inizio. Dopo la presentazione, tecnico e gruppo sono saliti in Trentino per cominciare il lavoro a Pinzolo. Abate doveva prima di tutto conoscere i suoi giocatori e insersi nell’ambiente, ma si è trovato davanti una squadra raffazzonata e sguarnita di sette titolari. Il Toro arrivato sotto le Dolomiti aveva infatti pochissimi uomini a disposizione e diversi ruoli scoperti, soprattutto in difesa, dove mancavano quasi tutti i titolari e anche il portiere. Così il ritiro è servito soprattutto a mettere basi e principi: Abate ha spinto sulla preparazione, aumentando i carichi e lavorando sulle distanze tra i reparti, sull’aggressione e sulla compattezza. La linea a tre è diventata il punto di partenza, mentre la costruzione dal basso e i movimenti senza palla sono entrati subito nel lavoro quotidiano. Il metodo iniziava a vedersi, ma la squadra da allenare era ancora lontanissima dalla sua completezza.
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